X-Men – Giorni di un futuro passato, la recensione del film

x menDopo sette capitoli, ultimo dei quali lo spin-off su Wolverine, tornano i mutanti della Marvel divisi tra conflitti privati e interessi di stato, questa volta a cavallo tra un futuro post-apocalittico e gli anni 70. Ispirato dal fumetto di Chris Claremont e John Byrne, a distanza di tredici anni dal secondo episodio della saga, Bryan Singer realizza un intrigante e spettacolare reboot che è sequel di “X-Men – Conflitto finale” e “X-Men – L’inizio”. Nello scenario di un futuro distopico i mutanti sopravvissuti, in guerra con la razza umana, sono emarginati in cyber-ghetti sparsi per il globo. Per estirpare la progenie col fattore X, il governo statunitense crea le Sentinelle, macchine intelligenti che hanno il solo scopo di preservare l’umanità ed eliminare i diversi mutaforma. L’unico modo per arginare il conflitto è rispedire l’io cosciente di Wolverine nel passato in cui tutto ha avuto inizio, gli sgargianti seventies contristati dallo scandalo Nixon e da uno scienziato, Bolivar Trask, ideatore dei robot killer che, più avanti nel tempo, non lasceranno scampo agli X-Men. Giunto con la mente nel passato, Wolverine si allea con Xavier e Magneto da giovani per evitare che Mystica finisca nelle mani di Trask e possa essere studiata al fine di costruire l’arma distruttiva. Seguendo due time-line diverse, Bryan Singer recupera il classico topos fantascientifico del viaggio temporale a cui aveva pensato di recente Abrams in “Star Trek”, ma risalente già al Cameron di “Terminator”, qui richiamato anche dall’ambientazione futuristica in cui si consumano battaglie sanguinarie contro mastodontici robot. Se l’immersione nel tragico decennio della guerra del Vietnam ricorda le imprese dei Watchmen, vigilanti mascherati in lotta contro il crimine, l’atmosfera che si respira nei pressi del Pentagono assediato per liberare Magneto, o negli incontri/scontri con l’establishment al potere, ci catapulta in pieno clima spionistico, (bene) alleggerito dai volteggi supersonici e dalle battute di Quicksilver, scanzonata new entry più veloce della luce. Nel miglior film della saga si ricompone una reunion d’eccezione per sopravvivere al di là dei confini del tempo. Oltre all’immancabile Logan, ormai alter ego di Hugh Jackman, compaiono Mystica, la guerriera blu interpretata ottimamente da Jennifer Lawrence e i due vecchi rivali Magneto (Ian McKellen nel futuro, Michael Fassbender nel passato) e Charles Xavier (l’anziano Patrick Stewart e il giovane James McAvoy). Si potrebbe pensare che non c’è nulla di nuovo nella canonica formula del Cine comic Marvel, bulimico nella ramificazione delle trame e profondo nella caratterizzazione dei personaggi, tuttavia, quest’ultimo reboot fa riacquistare dignità ad una saga spentasi col fiacco “X-Men – Conflitto finale”, grazie alla maestria di Singer nel saper dosare alla perfezione: humour, azione e paradossi spazio-temporali. Vero punto di forza del film è l’attenta definizione degli eroi, esaltati nelle loro fragilità umane e nella loro emarginazione “mutante”. Parafrasando Spiderman, è dalla “diversità” che scaturiscono grandi responsabilità e, forse, anche il destino del mondo.

Trailer: http://youtu.be/XFOVoXFwRpA

 

Vincenzo Palermo

 

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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