West Side Story: recensione del musical e trama

West Side Story è un caposaldo della Storia del Musical e del Cinema. La visione del nuovo allestimento nazionale, prodotto da Wizard Productions e SDM (Scuola Del Musical), è da cogliere al volo, tanto più per le giovani generazioni. «Un’occasione rara, uno strappo alla regola, poiché questo WEST è un’eccezione dell’agenzia americana che ne detiene i diritti e che ci ha permesso di riportarlo in scena», ha sottolineato il regista Federico Bellone. Lo spettatore si troverà di fronte un un cast pronto generosamente a spendersi sulle tavole del palcoscenico per raccontare la storia d’amore tra Maria (Eleonora Facchini) e Tony (Luca Giacomelli Ferrarini), ma non solo. A dirigere il musical, targato made in Italy – senza tradire l’originale – è Federico Bellone, che recentemente avevamo apprezzato per la regia di “Dirty Dancing” e Newsies. Si nota come la sua impostazione sia tesa a sfruttare al massimo le potenzialità degli interpreti e delle maestranze tecniche, ogni centimetro di palco e ciascuna peculiarità di quest’opera così intensa e tragica. A distanza di cinquantanove anni dal debutto a Broadway e a vent’anni dall’ultima volta in cui fu realizzato da noi, questa messa in scena di un “capolavoro del teatro musicale” (il Times docet) pullula di freschezza e, parallelamente, del sapore di un classico senza tempo. Spettatori, preparatevi ad assistere alle coreografie originali di Jerome Robbins (riprodotte da Gail Richardson) e ad ascoltare le musiche di Leonard Bernstein, eseguite con un’orchestra dal vivo. Le parole delle canzoni e il libretto delle pluripremiate leggende di Broadway – Stephen Sondheim e Arthur Laurents – sono state, invece, adattate da Franco Travaglio.

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West Side Story è stata ed è una pietra miliare perché in quel momento storico-culturale (verso la fine degli Anni ’50) il team americano si propose la sfida di fondere coreografie moderne con sequenze orchestrali tanto che a tratti sembra di essere in un melodramma per i toni e le vocalità messe in campo. Tutti sono all’altezza a partire dai protagonisti fino ai momenti più corali e quando partono le canzoni più note (“Maria”, “America”, “I Feel Pretty” o ancora “Tonight”), sin dalle prime note del musical scatta quel riconoscimento della sinfonia che ti fa sentire ancora più coinvolto. Già da subito, anche chi non conosce la storia, inquadra la situazione. Sullo sfondo ci sono scale antincendio di ferro (uno degli elementi centrali), pronte a esser mosse all’occorrenza. Si presentano le due “fazioni”: da un lato ci sono i Jets capitanati da Riff (Giuseppe Verzicco), dall’altro gli Sharks alla cui guida c’è Bernardo (Salvatore Maio), fratello di Maria. I primi sono i nativi d’America o quantomeno si considerano i “locali”; i secondi, i portoricani, costituiscono gli stranieri da tenere a bada marcando il territorio. Come due moderni Romeo & Giulietta, Maria e Tony sono il simbolo della diversità che s’incontra grazie all’Amore. Il testo shakespeariano è evocato persino in alcune scelte come il primo incontro tra i due (ballo) o scene come quella del balcone, oltre a un sottile richiamo in precise battute. L’influsso del bardo, a nostro parere, torna in un passaggio che ha quasi un sapore di sequenza cinematografica per la messa in scena, trasmettendo l’idea di sogno di visione. Forte della magia del teatro, a un tratto, ogni personaggio appare leggero, sgombro da ogni rivalità e si danza e canta indipendentemente dalla nazionalità e dagli scontri.

In West Side Story è il sentimento della paura a far da padrona. In un vortice di drammaticità, reso anche dal sali e scendi di note, le ritmiche latine conversano e si alternano con il lirismo da orchestra. A esaltare il tutto ci pensano le performance attoriali insieme alle scene di Cristiano Colombi, le luci di Valerio Tiberi e i costumi di Anna Reginato. In un battito di ciglia, si passa da colori sgargianti che vogliono evocare la latinità al grigiore dell’Upper West Side di New York. Ci fa piacere citare tutti i componenti della compagnia, oltre agli interpreti già nominati, rendendo loro merito. In oda abbiamo: Giovanni Abbracciavento, Giorgia Arena, Samuele Cavallo, Martina Cenere, Federico Colonnelli, Michela Delle Chiaie, Simona Distefano, Jose Dominguez, Gipeto, Simone Leonardi, Salvatore Maio, Marta Melchiorre, Davide Monterotti, Federica Nicolò, Simona Nocerino, Giulia Patti, Luca Peluso, Emanuela Puleo, Mirko Ranù, Monica Ruggeri, Simone Sassudelli, Silvano Torrieri, Paky Vicenti. Il musical è in scena fino al 9 ottobre al Teatro Manzoni di Milano.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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