Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad, recensione

Recensione di “Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad”, spettacolo teatrale in scena al Teatro Eliseo. 

Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad

 

L’emozione di rimettere piede in un luogo che è la storia teatrale di una città e che ha rischiato di scomparire è stata enorme, lo ammetto subito. Forse, anzi sicuramente superiore a quella di uno spettacolo teatrale, qualsiasi spettacolo fosse. L’Eliseo riapre dopo un anno di timori e di lavori febbrili, rimesso a nuovo e ancor più bello di prima e lo fa con uno spettacolo insolito, almeno per chi non è abituato alla drammaturgia contemporanea. Anche questo è un segnale lanciato con forza da Luca Barbareschi che, prima ancora che attore in questa Prima rappresentazione del nuovo corso, è il Direttore artistico del teatro, un vulcano di iniziative ed idee, al passo coi tempi. Forse li anticipa, almeno qui in Italia, e a Roma in particolare, tracciando con forza la strada che percorrerà la sua creatura. Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad è solo il primo squillo di tromba. Scelta coraggiosa, per la forza brutale del testo scritto dal giovane Rajiv Joseph (finalista del Premio Pulitzer 2010), presente in platea, che permette di mettere in scena la sua visione globale non solo della guerra in un dato territorio e in un preciso momento storico (Baghdad nel 2003), ma delle problematiche, forse mai risolvibili, dell’etica umana. In un Paese devastato dai conflitti scatenatesi dopo l’occupazione americana che ha epurato il regime di Saddam Hussein, due Marines sono messi di guardia alla gabbia della tigre del Bengala, uno dei pochi animali ancora in vita. Gli altri sono fuggiti e sono stati uccisi. Anche la tigre (Luca Barbareschi), vittima del suo stesso istinto, sarà uccisa per aver staccato una mano al soldato che la sbeffeggiava, incautamente avvicinatosi alle sbarre. Da qui parte il viaggio dell’autore nell’animo umano. Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad-recensioneLo spettro della tigre sarà il collante ironico, sarcastico, filosofico, tra i vari quadri rappresentati, schegge impazzite di dialoghi, situazioni e ritmi serrati, flashback, sensi di colpa, orrori, dolori e speranze. Luoghi e menti devastate. La tigre è uno specchio della ragione umana, (se mai ce ne sia una) anch’essa, come l’uomo, dilaniata da sentimenti contrastanti, alla ricerca di un senso alto ed altro, ma prigioniera dell’istinto predatorio, necessariamente violento. Si pone domande, osserva, aggirandosi tra le macerie dell’uomo, alla ricerca di un Dio in cui non crede ma di cui ha un disperato bisogno. Ascolta anche, cosa che l’uomo sembra non fare più, soprattutto in occidente, preda della sua bramosìa di possesso, avido (altro che tigri), conforta una bambina uccisa da una granata, si aggira in un giardino bruciato come tutta la città sforzandosi di credere che sia il giardino del Creatore. Perché si è puniti se si è stati creati così? Intorno a lui, come in una girandola, personaggi che danno vita alla follia, alle contraddizioni, ad una disperazione umana senza distinzioni di razza o di divisa. Abisso e redenzione. Si pensa che chi muore non ci sia più, ma non è così. Ognuno insegue l’ombra della sua “coda”, in un folle deja-vu. Una visione, quella della tigre e dell’autore, atea, ma in continua ricerca della verità, fino al finale che lascia un barlume di speranza in uno scenario apocalittico. La pièce è certamente di grande impatto emotivo e scenico, costruita in maniera non convenzionale. La scenografia suggestiva e realistica e le interpretazioni di grande intensità di tutti gli attori, vanno a comporre uno spettacolo di alto profilo, con un testo molto forte, sia nelle immagini che nei dialoghi (a tratti eccessivamente farciti di turpiloquio ripetitivo), non semplice da comprendere in alcuni passaggi, ma ricco di filosofia e spunti di riflessione. Originale, visionario, cinico, tratta il dolore con ironia, senza sconti, anche affidandosi al senso del macabro. Spiazzante, decisamente moderno. La strada è indicata, l’Eliseo è tornato ed è giovane a dispetto dei suoi anni di vita. Voto: (4 / 5)

 

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Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad, di Rajiv Joseph

Roma, Teatro Eliseo. Dal 29 settembre all’11 ottobre 2015.

Diretto e interpretato da Luca Barbareschi.

Con: Denis Fasolo, Andrea Bosca, Marouane Zotti, Hossein Taheri, Sabrie Khamiss, Nadia Kibout.

Scene di Massimiliano Nocente; Costumi di Andrea Viotti; Luci di Iuraj Saleri; Musiche di Marco Zurzolo; Assistente alla regia Nicoletta Robello Bracciforti. Foto di scena di Bepi Caroli.

 

Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro Eliseo nelle persone di Maria Letizia Maffei ed Antonella Mucciaccio.

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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