“Un anno dopo”, spettacolo tra ironia e commozione

La recensione di “Un anno dopo”, spettacolo di Tony Laudadio con Enrico Ianniello, in scena fino al 21 dicembre al Teatro Franco Parenti di Milano. 

Due scrivanie speculari in un ufficio che ha un sapore meno asettico del solito perché è nella scatola teatrale. Questa è la scena che si presenta agli occhi di chi entra nella sala AcomeA del Teatro Franco Parenti di Milano e sta per assistere alla rappresentazione di Un anno dopo, scritto e diretto da Tony Laudadio, anche interprete insieme a Enrico Ianniello. I due sono rispettivamente Giacomo e Goffredo, due uomini che (con)dividono un luogo, un lavoro, un tempo, una vita. Già, è proprio qui il punto che viene sottolineato anche da una battuta di Giacomo: «sei la persona con cui passo più tempo al mondo» e inizia a stuzzicare il collega con domande perché, dopo alcuni anni, non sa nulla di lui.

Con una scrittura semplice, fresca, diretta e, al momento giusto, ora ironica ora drammatica, Laudadio riesce a sintetizzare trent’anni in un atto unico di poco più di un’ora grazie anche all’ottimo affiatamento con il compagno di scena. Ianniello si è fatto conoscere al grande pubblico con il personaggio del commissario Vincenzo Nappi nella serie Rai Un passo dal cielo, ma ha alle spalle una solida formazione e una lunga gavetta sulle tavole del palcoscenico, tra cui molti lavori insieme a Laudadio. Entrambi, seguendo le proprie corde, rendono perfettamente l’idea di due persone che si ritrovano in un piccolo spazio senza essersi scelte, ma devono collaborare e trascorrere tanto tempo l’uno affianco dell’altro. Giacomo appare “morto” secondo Goffredo ed ha uno strambo passatempo: scrivere le sinossi; Goffredo appare ossessionato dall’idea di fuggire dalla provincia e di rifuggire da tutto ciò che ritiene provinciale, ma al contempo ne viene attratto e risucchiato. C’è una sottile reiterazione in questi trenta flash, ognuno per anno, ma di durata diversa; una struttura frammentaria che funziona come un orologio svizzero ben calibrato, lo spettatore avverte il passare del tempo grazie anche ad alcuni piccoli (a parte il finale – che vi invitiamo a scoprire), ma percettibilissimi cambiamenti mimici.

Alla base drammaturgica di Un anno dopo c’è l’ambiguità del rapporto tra i due uomini: colleghi, quasi amici, solidali nelle disgrazie, complici, indifferenti? Ecco loro sono queste e tante altre sfumature che ciascuno di noi potrà vederci facendosi il proprio “film”. Ci teniamo a sottolinearlo: l’essenzialità nella messa in scena e nella messa in atto non ha un’accezione negativa. Si sarebbe potuto ricorrere a proiezioni video per sottolineare il trascorrere degli anni, invece il regista opta per un abbassamento di luci e poche note perché il gioco è in mano alle parole masticate dagli attori, che le rilanciano vicendovelmente anche tramite i silenzi.

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Si ride di gusto di fronte alle differenze di vedute e alle battute di spirito, marcate dall’humor marchigiano, si toccano argomenti che richiamano notizie di cronaca con un tono volutamente leggero, che rende ancora più amaro il colpo quando viene deglutito dal pubblico. Ma nel continuo bilanciamento delle emozioni e degli avvenimenti dell’esistenza, mentre «il tempo scivola come sabbia tra le dita», ci si commuove anche e qualcuno si chiede quale sia il “morto” tra Giacomo e Goffredo e se anche «noi viviamo come dentro il riflesso della vita, guardando dagli spalti».

Lo spettacolo proseguirà la tournée fino a gennaio 2015: dal 2 all’11 gennaio sarà al Teatro Nuovo di Napoli.

 

Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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