The Danish Girl: trama del film e recensione

The Danish Girl, recensione del film e tramaCostumi eccentrici di Paco Delgado, fotografia di Danny Cohen, musiche di Alexandre Desplat e regia del britannico Tom Hooper, cineasta pluricandidato agli Oscar (il suo Il discorso del re ne vinse ben 4, compreso quello come miglior regista). La “grandeur” del cast tecnico di The Danish Girl fa già intuire che tipo di film sarà: il solito annacquato melò d’atmosfera in cui prende il sopravvento il sentimento facile, quello cristallizzato nella spazio di ogni inquadratura al limite del più sfrontato barocchismo. Un quadro brillante in cui a ogni tinta si associa un’emozione. Eddie Redmayne, reduce dal successo de La teoria del tutto, il biopic sulla vita dello scienziato Stephen Hawking che gli fece portare a casa la statuetta come migliore attore protagonista, veste i panni di Einar Wegener e poi quelli femminili di Lili Elbe con grazia e delicatezza, mutando una prova estrema al limite del trasformismo, in una mimesis accorata anche se a tratti eccessivamente perfezionista. Il film è infatti cucito su di lui, lungo una vasta gamma di espressioni, movenze e gesti calcolati con precisione chirurgica, ma il sontuoso travestitismo attoriale non mette in ombra la prova di sua moglie Gerda, un’ottima Alicia Vikander che dona ad un film ruffiano la giusta profondità emotiva. La pellicola, innocua e patinata, non riesce ad essere nulla di più che un progetto pianificato a tavolino, freddo, senza anima. Non può infatti fare a meno di piacere a tutti i costi e questo è già di per sé un limite.

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Ma decidiamo pure di oltrepassarlo per rifugiarci all’interno dell’affresco a tinte accese creato per noi (e per la danish girl); vedremo, eliminato quel fastidioso vezzo da critici, che la storia si dispiega a colpi di rifiniture pittoriche e di un comparto tecnico eccellente, quasi distesa sullo schermo attraverso la vasta gamma di colori pennellati. Ma, ci chiediamo, può realmente bastare un ottimo contenitore a fare di The Danish Girl un film da presentare al Festival di Venezia? Torniamo dunque a fare i critici. Si prenda ad esempio il discorso, solo accennato, sulla sessualità di Einar/Lili; trattandosi di un film sull’accettazione della propria diversità e quindi sulle conseguenze emotive che la scelta di convivere con un’altra identità può causare (impossibile non pensare ai capolavori di Fassbinder), sembra alquanto geometrico e poco emozionale, privo di scandalo e clamore, il fatto di imbrigliare la sofferenza nei soli tratti di colore della cristallina inquadratura dove ogni cosa è al posto giusto, come in un quadro ben studiato; la riflessione sulla crisi d’identità dovrebbe, al contrario, fluire libera, incessante come l’intimo dolore che pervade il protagonista.

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Ciò che risalta agli occhi è invece una confezione ammirevole, esteticamente impeccabile, stilosa e sgargiante, ma poco o niente interessata ad indagare il turbamento di Einar, slegato dalle smorfie comparse su un viso che gradualmente si addolcisce nei lineamenti fino a divenire quello della virginea Lili Elbe. The Danish Girl, ovvero “di trasformismi addomesticati e drammi da operetta”. Ed ecco la trama in sintesi: Nella Copenaghen degli anni Venti il pittore di paesaggi Einar Wegener è felicemente sposato con Gerda, pittrice a sua volta. I due vivono spensieratamente d’arte e d’amore finchè un giorno Einar posa per la moglie vestito da donna. Da quel momento in poi inizia a cambiare e la sua parte femminile, che chiamerà Lili, prende il sopravvento portandolo a tentare una delle prime, pionieristiche, operazioni di chirurgia per cambiare sesso. The Danish Girl è nelle sale dal 18 febbraio 2016. Di seguito il trailer.

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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