Teresa Mannino: “Cerco di far ridere senza giudicare”

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Teresa Mannino, comica, nasce e si rivela in tutta la sua bravura e simpatia nel programma-laboratorio Zelig. Volto notissimo della televisione, conduttrice, one woman show, esprime una comicità colloquiale, mai urlata o volgare. Laureata in filosofia, nasce un 23 novembre. Da qui il titolo dello spettacolo con cui sta girando l’Italia da un anno. L’abbiamo raggiunta al telefono a pochi giorni dalla sua partecipazione all’Anfiteatro Festival di Albano Laziale e si è raccontata con grande disponibilità ai lettori di Cultura & Culture.

Teresa, spesso hai definito Palermo una città faticosa. Verrebbe in mente Milano, in questo senso. Invece no. Tu che le conosci bene entrambe, perché Palermo è faticosa?

Perché quelle cose che sono le più normali nella vita quotidiana, diventano difficilissime. Se devi posteggiare è difficilissimo, se devi prendere un mezzo pubblico non c’è o è difficile trovarlo, la raccolta differenziata…

E’ come a Roma, allora!

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E’ peggio di Roma…vabbè peggio di Roma no, non esageriamo (ride – ndr). No dai, diciamo che quel sud è faticoso perché poco organizzato e spesso poco democratico. Milano è una città molto semplice, una città piccola, molto organizzata, dove le cose funzionano…non benissimo come magari nei Paesi del Nord Europa, diciamo che il quotidiano milanese è perfetto. Un po’ noioso, ma va bene così.

©Mirta Lipsi
©Mirta Lipsi

La tua popolarità esplose qualche anno fa grazie alla televisione, però so che ai tuoi esordi c’è stato anche il teatro impegnato: Aristofane, Ionesco, Feydeau. Chi era Teresa Mannino in quegli anni, cosa sognava?

Ma guarda Paolo, quelle cose che hai citato le ho fatte come studentessa di una scuola di recitazione, quindi erano più che altro a un livello quasi amatoriale. Sicuramente, non pensavo che questo sarebbe potuto diventare un lavoro! Davvero, era più un modo per stare in compagnia. Poi fortunatamente ho incontrato un maestro che mi ha convinto della possibilità di poterlo fare come mestiere e con lui ho imparato le prime tecniche di scrittura che mi hanno permesso di iniziare il cabaret.

Ecco, a proposito di scritture e di cabaret… quando hai scoperto di avere i tempi giusti, di riuscire a far ridere, impresa difficilissima.

Mah! I tempi giusti… un po’ ce li ho perché sono siciliana, un po’ perché sin da bambina ero quella che raccontava le storie, che a tavola sapeva esattamente quando dire una battuta, o a scuola con gli amici. Ce li ho sempre avuti, un po’ un talento naturale, come chi ha la voce bella. Poi, per farlo diventare un mestiere è un’altra cosa, perché far ridere sempre dicendo le stesse cose è diverso. Lì devi conoscere la tecnica, che io ho imparato in maniera molto artigianale, a Zelig, provando quasi tutte le sere davanti al pubblico. Lì ho imparato davvero il mestiere.

In questi giorni sul web ho scovato una vecchia, meravigliosa intervista di Oriana Fallaci a Totò. Lui si rammaricava di aver studiato poco, non era certamente un allegrone, e affermava che era la sua faccia a controllare lui e non il contrario. Ti chiedo quanto conta la proporzione tra faccia, studio e talento nella comicità. Esiste una faccia comica?

Guarda, lui aveva sicuramente un viso e un corpo che lo caratterizzavano molto e anche io ho un po’ il corpo da burattino, in un certo senso. La mia eccessiva magrezza, il nasone, questi capelli sproporzionati rispetto al resto del corpo. Io ho un fisico da burattino, che serve per far ridere e quindi, quasi sei costretto a fare il comico. Non di mestiere, fai ridere perché fai ridere, punto. E’ vero che poi, nella mia vita privata, quando sono molto seria o triste sono credibile, ci mancherebbe. Nei comici c’è quel lato drammatico, tragico. Però secondo me è vero che il fisico ti porta in una direzione.

Per una donna è più difficile il ruolo comico, rispetto all’uomo? Hai mai incontrato dello scetticismo nel tuo ambiente, magari agli inizi?

No.. no, guarda, l’ho sempre detto. E’ vero che sono stata fortunata, iniziando con il provino a Zelig dove ho avuto la possibilità di imparare tanto, ma non solo non c’era scetticismo, ma anzi ho trovato grande attenzione e grande aiuto. Mi ricordo che tanti colleghi cabarettisti, quando mi videro la prima volta sul palco, mi incoraggiarono e mi portarono anche in altri laboratori per farmi provare, a fare le aperture dei loro spettacoli, mi hanno sempre aiutata ad imparare questo lavoro. E’ veramente il senso dell’artigianalità. Come un falegname che si accorge di un ragazzo che ha talento e voglia di lavorare, lo prende con sé a fare pratica. Ecco, io ho trovato questo tipo di apertura, di disponibilità. Noi donne siamo poche, perciò c’è una maggiore attenzione.

Poche ma tutte brave. A pensarci, non mi viene in mente qualcuna che ha fatto flop in questo mestiere.

Io ti dico che noi avevamo un laboratorio femminile a Zelig, che presentavo io prima di diventare conduttrice. Ce n’erano di ragazze che non hanno avuto successo, o non sono diventate famose, però il livello era molto alto, te l’assicuro. Tra quelle che sono venute fuori, a Zelig, le donne te le ricordi tutte. Tanti uomini no, non te li ricordi. Anche ad un certo livello, le donne hanno più possibilità.

©Mirta Lipsi
©Mirta Lipsi

 

Il titolo dello show con cui stai girando l’Italia intera, “Sono nata il ventitré”, a Roma evoca, come dire, una grandissima fortuna. Perché è stato scelto questo titolo?

Eh, la fortuna…la fortuna è proprio quella eh! (ride – ndr). In realtà il titolo è stato pensato perché essendo la mia data di nascita (23 novembre – ndr), e parlando della mia vita e soprattutto della mia infanzia, e dato che per strada vengo additata come quella della pubblicità, come quella di Zelig, ecco, sono quella nata il ventitre. E’ proprio l’incipit del racconto, dello spettacolo e poi è anche legato ad una poesia di Alda Merini, che dice “sono nata il 21 a primavera..” (da “Vuoto d’amore” – ndr).

Teresa, nel tuo spettacolo affronti comicamente argomenti che, di loro, non sono affatto comici. Il rapporto genitori – figli, i rapporti uomo – donna considerando anche le violenze di cui le cronache ci informano quotidianamente. Ma non sarà che questi comici sono serissimi?

Allora, come sappiamo far ridere è difficilissimo. I temi che spesso vengono affrontati dai comici sono quelli della vita, perché spesso parli del tuo quotidiano, del tuo vissuto. La vita spesso è tragica e può anche essere molto dolorosa. Quello che cambia è la prospettiva, il punto di osservazione. Quello che ti permette di fare un capolavoro come il film con Benigni che tratta l’olocausto (la vita è bella – ndr), facendo anche ridere. Quello è il genere che solo i grandi come Charlie Chaplin o Benigni possono affrontare. Puoi parlare di qualsiasi cosa, è poi il punto di vista con cui guardi quella cosa che cambia l’umore, il porsi distanti dall’argomento di cui parli. Spesso mi capitava, per dire, di far ridere mia madre ai funerali, che poi mi rimproverava perché non era carino. Con quella punta di distacco puoi parlare di tutto.

Nel tuo spettacolo, Sono nata il ventitré, l’uomo in genere non ne esce benissimo, o sbaglio? Ce n’è anche per il povero Ulisse. E’ così meschino l’uomo?

Allora, spesso gli uomini si sentono presi in giro dalle mie battute e spesso le donne pensano che io prenda in giro gli uomini. In realtà non è così. Quando parlo degli uomini e delle donne, o di me da bambina e dei bambini di oggi, io non dico chi è meglio e chi è peggio, faccio solo un confronto. Io dico: siamo così, ma non giudico! Dal momento in cui racconto che Ulisse se ne andava in giro e si faceva tutte quelle che incontrava, mentre Penelope se ne stava a casa a tessere la tela, ma chi è meglio? E’ proprio un atteggiamento che è diverso! E’ giusto ridere dell’uno e dell’altra. L’autoironia, prendersi in giro, avere la capacità di ridere delle cose aiuta anche a essere più seri. Questo è.

teresa-mannino-zeligRapporto genitori e figli. Prima di chiamarti, pensavo che la nostra generazione (ci dividono solo 5 anni) è quella che ha vissuto il cambiamento più traumatico, o veloce. Siamo a cavallo tra due epoche, è così?

Mah! Non lo so, sai. Forse i nostri genitori, con noi, avranno avuto un rapporto ancora più diverso rispetto a quello con i loro. Non lo so quale è stato il periodo più traumatico. Almeno io, ho avuto un rapporto molto bello coi miei, molto confidenziale. E’ vero che oggi c’è quella che chiamo la dittatura dei nani! I bambini, comandano loro. E non è buono questo. E’ tutto in funzione loro! Non fa bene a noi genitori e non fa bene soprattutto a loro!

Teresa Mannino, in una persona cosa ti fa ridere e cosa ti amareggia?

Mi fa ridere la naturalezza, la semplicità. Mi rattrista la finzione, la costruzione artificiosa di rapporti umani che non esistono.

Sei in tournèe con il tuo spettacolo, stai girando tutta l’Italia e dall’8 agosto sarai nella tua Sicilia. Siamo davvero così differenti? Sono reali le differenze tra Nord, Centro e Sud che tu enfatizzi comicamente sul palco?

In questo spettacolo non ne parlo ma sì, ci sono eccome. Tra Nord e Sud sì, del centro non saprei, ma fatevene una ragione (ride – ndr) anche voi siete Sud, almeno rispetto a Milano. Dipende sempre da dove guardi. Ci sono delle differenze, sì, nei rapporti familiari, ma anche nel modo di camminare, di mangiare, di scegliere le cose nei negozi. Ma anche in questo caso, non c’è un giudizio.

©Mirta Lipsi

Il tuo documentario su Camilleri è stato molto apprezzato. Cosa ti ha lasciato, umanamente, il grande lavoro di ricerca che hai fatto su di lui, sulla sua vita ed il rapporto con Camilleri stesso. Mi ricordo che ti vedemmo commossa in quel programma.

Commozione, sì, perché in quel caso mi sono resa conto di avere di fronte un uomo vero, una persona vera, di grande profondità, di grande libertà. La mia commozione nasceva proprio da questo, dall’entusiasmo, dalla sorpresa, dalle emozioni forti che ho provato perché avevo davanti una persona autentica! Guarda Paolo, io penso che l’incontro con lui è stata la cosa che in assoluto mi ha cambiata di più, che comunque mi ha fatto ritrovare il mio modo di essere, il mio centro, si. Mi ha ridato il valore della lentezza. Prima correvo…correvo, la lentezza mi ha permesso di riassaporare tutto quello che è intorno a noi.

Teresa, dopo questo tour estivo, nella prossima stagione ti rivedremo in teatro? Con questo o un nuovo show? Altri progetti, tv, cinema?

Continuerò con Sono nata il ventitré, il prossimo inverno ci sono altre 60 date, quindi figurati! Ma già ho cominciato a pensare al prossimo spettacolo da fare. Televisione e tutto il resto non lo so. Ho girato un film ma non so quando uscirà, ho girato un piccolo episodio del Commissario Montalbano ma non so quando uscirà (ride – ndr), e poi si vedrà.

Il saluto di Teresa Mannino 

Si ringrazia l’Ufficio Stampa, Maria Letizia Maffei

Paolo Leone

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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