Tartarughe Ninja 2: tutto sul film

«Quattro Tartarughe sempre pronte sempre all’erta come i ninja (ninja)». Ve lo ricordate? Iniziava così la sigla delle Tartarughe Ninja Alla Riscossa di cui la generazione dei venticinquenni-trentenni di oggi ha sicuramente fresca memoria. Da piccoli non si poteva non esser catturati da questi rettili (nati dai cartoonist Kevin Eastman e Peter Laird nel 1984), amanti della pizza, lottatori per la pace sulla terra ed è con quello sguardo che ci si approccia alla visione di Tartarughe Ninja 2: Fuori dall’ombra, il film diretto da Dave Green, prodotto da Michael Bay e in sala da giovedì 7 luglio con Universal Pictures. Il bello di questo lavoro – ed emerge sin da subito – è che riesce a conquistare i bambini e gli adolescenti di oggi e chi lo era negli Anni ’90 intrattenendo con gusto e cercando di veicolare anche dei valori, ovviamente recepibili a più livelli a seconda dell’età. «Ci sono così tante generazioni di fan devoti delle Tartarughe», ha affermato Green. «Parte della gioia di dirigere questa pellicola è data dall’opportunità di fornire i piccoli dettagli e particolari che la gente ama. Abbiamo scavato in ogni singolo fumetto e cartone animato e abbiamo guardato i film originali per trovare le battute-chiave in ognuno di questi. Ci sono pezzi degli ambienti, degli arredi, dei costumi e addirittura pose che assumono i personaggi che abbiamo preso in prestito dal patrimonio Tartarughe. Ce n’è per tutti». Per darvi un’idea di quanto questo lungometraggio sia curato, pensate che le stelle ninja ci sono sin dai loghi iniziali. Rispetto ad altri adattamenti cinematografici (l’ultimo nel 2007 era stato il poco riuscito “TMNT- Teenage Mutant Ninja Turtles”), questa tranche ha, tra i punti di forza, la scelta di far interpretare le tartarugone ninja umanoidi in performance capture. Si tratta di un live action che funziona già dalle prime scene, enfatizzato ancor più da un 3d molto valido ed efficace. Si parte di notte, con le nostre tartarughe che si muovono da un grattacielo all’altro di New York venendoci quasi addosso, merito anche delle capriole aeree dall’effetto assicurato.

Il primo capitolo delle Tartarughe Ninja, film diretto da Jonathan Liebesman, si era chiuso con la cattura del supercriminale Shredder (Brian Tee). Non si erano volute prendere il merito, dovendo stare nell’ombra, ma i quattro non hanno smesso di vegliare sugli umani e su ciò che accade per le strade. Al loro fianco c’è sempre il saggio ratto di fogna Splinter (Danny Woodburn), la reporter April O’Neil (una Megan Fox sexy e al contempo atletica e determinata), il cameraman Vernon Fenwick (Will Arnett) e una new entry, il vigilante sospeso Casey Jones (Stephen Amell). Nonostante i tentativi dei ninja nell’evitare la fuga di Shredder, purtroppo il piano è troppo ben architettato dallo scienziato Baxter Stockman (Tyler Perry) per riuscire a farglielo saltare. Un imprevisto, però, aggraverà la situazione: questo essere umano (e suona quasi difficile chiamarlo tale) viene intercettato da un male ancora più potente e mostruoso, Krang, che ha in progetto di aprire una porta per accedere a un’altra dimensione. Questo passaggio ci richiama alla mente, per quanto fosse un’altra storia, ciò che accadeva in Warcraft – L’inizio. Anche qui il malvagio di turno voleva andare oltre i limiti per entrare in un altro mondo, quasi a sottolineare quale deriva possa prendere l’uomo.

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In Tartarughe Ninja 2, Green, già assistente alla produzione del film Spider-Man 2 di Raimi, dimostra di avere una buona padronanza del genere, soddisfacendo la voglia di spettacolarità che ci si aspetta da un blockbuster, senza tralasciare lo spessore dei personaggi e di ciò che possono rappresentare. Michelangelo (Noel Fisher), Donatello (Jeremy Howard), Leonardo (Pete Ploszek), Raffaello (Alan Ritchson) – i nomi richiamano i celebri artisti – lottando contro il tempo e questo piano malefico, si scontrano anche tra loro, com’è fisiologico che sia tra fratelli, per poi scoprire che «la vera accettazione viene da dentro». C’è infatti chi tra loro vorrebbe assumere fattezze umane così da non spaventare più le persone, ma quale sarebbe il prezzo di questo cambiamento? Stupisce come un prodotto che potrebbe esser giudicato (superficialmente) solo ai fini commerciali, riesca a coinvolgere trasmettendo adrenalina, tenerezza, divertimento e valori formativi. Ad esempio fa gioco che due ex detenuti, vengano trasformati dal più potente, in animali e nello specifico facocero e rinoceronte, simboleggiando la loro stupidità – e non solo. Il nostro consiglio spassionato è di non perdervi Tartarughe Ninja 2: Fuori dall’ombra per farvi travolgere da «strategia, istinto, logica e vagonate di cuore», ognuna di queste è una peculiarità della singola tartaruga ninja, pronte a dar vita, nell’insieme, a un mix stupefacente. Di seguito il trailer del film.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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