Subsonica e il nuovo album: “Una nave in una foresta”, la recensione

La recensione di “Una nave in una foresta’”, il settimo e nuovo album dei Subsonica. Canzoni per vivere storie reali e immaginarie

E siamo a quota sette. Settimo album per i Subsonica che tornano con “Una nave in una foresta”, nuovo progetto discografico che racconta, con estrema lucidità e onestà, storie reali e immaginarie, mantenendo un piede nell’inquietudine delle ombre emozionali e una mano protesa ad afferrare la luce speranzosa sul futuro. Tra elettronica e deliri vinilistici anni Settanta, tra giochi poetici asimmetrici e sperimentazioni che scavalcano le barriere strumentali per raggiungere nuovi mondi sonori, Samuel e compagni hanno dato vita a dieci brani di straordinaria bellezza compositiva, spiazzando tutti per il coraggio e la passione con i quali la band torinese riesce ancora, dopo 18 anni, a trovare la chiave giusta per aprire le porte della creatività. Perché non ci si abitua mai alla genialità e non si può restare fermi quando il caos dei sentimenti e l’ondata di energia musicale ti travolgono.

“Una nave in una foresta” è la titletrack che apre il disco. E’ il pezzo più sorprendente e subsonico dell’intero album. Visionario fino all’ultima parola, innovativo anche nelle note più nascoste. “Ed a volte ti vedi stupido, una lacrima ad una festa. Altre volte ti credi libero, un cavallo sopra una giostra”. “Tra le labbra” è una preghiera che resta sospesa, nell’attesa di una risposta, un’approvazione, nella speranza che qualcosa accada, tremando al pensiero che il tempo tradisca le nostre aspettative. Ed ecco “Lazzaro”, il primo singolo estratto dall’album. Un salto a ritroso per riprendere il sound delle origini, viaggiando sospesi tra motivazioni ed energie da riscoprire e la necessità di trovare una via di fuga dalla foresta umida e stagnante che è il nostro stato d’animo attuale. Re-agire, per sopravvivere e cavarsela da soli, senza staccarsi dalla massa.

“Attacca il panico” è febbricitante, pungente, asfissiante. Il ritmo frenetico del brano ci risucchia per poi sputarci in un vortice di ansie, paure, incubi. “L’amore è un’invenzione che lacera…perdo sangue e attacca il panico. Finché resisterò sarò più forte…rubando fiato ai diavoli nei miei inferni”. Parola d’ordine: re-esistere. Più leggera e tranquilla, l’atmosfera che si crea con “Di Domenica”, quinta traccia del disco. Il settimo giorno della settimana è da sempre il più strano, da vivere con serenità e durante il quale proiettare mente e azioni verso qualcosa di speciale, inusuale, coraggioso, nell’attesa che l’indomani arrivi, con tutti i suoi problemi e i suoi limiti. “Sono cambiamenti solo se spaventano, sono sentimenti…Capovolgi il tuo destino”.

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“I cerchi degli alberi”, il pezzo elettronico per eccellenza, nasce da una storia particolare, datata 9 novembre 2013. Ricordate la pioggia di satelliti che, secondo gli esperti, avrebbe potuto minacciare la Terra, impattando contro l’atmosfera? Ecco, i Subsonica hanno tratto ispirazione da quell’episodio per creare una canzone sull’arma a doppio taglio che è la tecnologia e avviare una riflessione in musica sulle conseguenze funeste come inquinamento, centrali nucleari, acque e cibi avvelenati: pericoli da cui l’uomo fatica a difendersi, essendo vittima e carnefice allo stesso tempo. “Siamo nuove origini, fra le vecchie ingenuità. Dimmi che non moriremo mai”.

“Specchio” suona disco-funk ubriaco e oscillante, strizzando l’occhio al Bowie berlinese degli anni Settanta. Il testo affronta il tema dell’anoressia e dell’ossessione per l’immagine perfetta. “Specchio. Sii più gentile oggi se ce la fai. Ho l’anima fuori servizio, è un vizio di forma e di sostanza che non passa mai”. Commuove e fa sorridere “Ritmo Abarth”: i Subsonica descrivono la storia di un’auto nera, parcheggiata nei pressi del loro studio di registrazione, da anni e sempre nello stesso posto. Una presenza quotidiana quella della macchina vintage, che nel brano si rivolge disperatamente al suo proprietario nel tentativo di risvegliare ricordi e la passione di un’epoca lontana. La foresta torna con prepotenza in “Licantropia”, tra irrequietudine notturna (segno distintivo della band), malinconia suburbana, nostalgie feroci e necessità di sentirsi parte del buio metropolitano. Perché “il tramonto sul discount ha il suo picco di poesia…”.

“Il Terzo Paradiso” chiude il nuovo album “Una nave in una foresta”. Si tratta dell’unico brano in cui i Subsonica hanno cercato una collaborazione, un aiuto esterno. Con Michelangelo Pistoletto, artista contemporaneo di fama internazionale, Boosta e soci hanno concepito una canzone nella quale confluiscono due mondi opposti alla ricerca di un equilibrio: natura e tecnologia. Il Terzo Paradiso è quanto di più giusto a cui l’uomo possa aspirare, essendo unione vitale e salvifica dell’ambiente nel quale vive (da salvaguardare e proteggere) e dell’innovazione tecnologica, necessaria ma carica di rischi per la salute del nostro habitat. Un appuntamento con la Storia da non mancare, un messaggio per i nostri figli affinché costruiscano un futuro migliore.

Silvia Marchetti

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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