Strega o janara
5 ottobre 2017
Franca Molinaro (1 article)
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Strega o janara

 

In principio era il caos e Gea creò da sola ogni cosa, il cielo e la terra, il mare e i fiumi, gli uccelli nel cielo e i mammiferi, le piante, la vita ovunque. Questo ha una ragione scientifica perché la prima riproduzione fu agamica. In principio dunque era una Grande Madre a regnare nell’alba dell’umanità, lo testimonia una ricca raccolta di Veneri, figure di donne steatopigie, dai fianchi larghi e i caratteri sessuali accentuati perché rappresentavano la fertilità, la vita e il suo ciclo riproduttivo. L’uomo preistorico dunque, aveva come sua divinità la donna madre, capace di generare da sola, egli era ancora inconsapevole del suo contributo nell’atto sessuale.

I ritrovamenti archeologici confermano queste ipotesi e collegano le antiche civiltà a un sistema di matriarcato in cui prevaleva la legge del buon senso e della non violenza. La civiltà minoica è l’esempio più palese di tale sistema politico. I minoici non hanno lasciato nessuna traccia di attività militari come fortificazioni o armi, né prostituzione, né schiavismo. La loro iconografia pone la donna in primo piano rispetto all’uomo. La loro religione era basata sulla fertilità. Nessun culto del padre né della coppia, e nessuna scena di violenza. Veneravano la dea madre della fertilità, e il toro, principio maschile fecondatore anonimo.

Nella provincia di Avellino è indispensabile citare la Grande Madre Mefite. Le società primitive erano organizzate, con un buon margine di certezza, con divisione dei ruoli tra maschi e femmine; gli uomini dediti alla caccia sviluppavano attitudini pratiche, rafforzavano la muscolatura e la capacità di combattimento quindi la violenza. Le donne crescevano la prole ed erano responsabili dell’economia del gruppo, della salute e della sistemazione. Impararono a raccogliere le erbe giuste per mangiare e per curare, lavoravano di cervello e scoprirono la riproduzione delle piante compiendo il primo passo verso la storia. A loro si attribuisce la nascita dei primi villaggi e delle successive città. Ma tutto questo durò finché il maschio non fu cosciente del suo contributo nella riproduzione, a quel punto, diverso in ogni civiltà, la donna perdette progressivamente la divinità, il rispetto e l’autonomia. Questo passaggio si può intuire dalla teogonia che improvvisamente pone a somma divinità un figlio della Grande Madre e le dee diventano divinità minori, attributi degli dei maschi, Athena nasce dalla testa di Giove, Venere dai genitali di Urano.

Possessione – @Franca Molinaro

Intanto si consuma il primo stupro a memoria di mito, Ade rapisce Persefone e la conduce negli inferi facendola sprofondare tra ciò che è additato come malvagio. In questo mito si è solito vedere la ciclicità della natura che passa dalla vita sotterranea dei mesi freddi all’esplosione della vegetazione con la primavera. Pitagora vi intuiva il viaggio dell’anima da una vita all’altra e i suoi vari stadi.

Personalmente ritengo si tratti di un primo tentativo di despotizzare la Grande Madre colpendola negli affetti più cari, la sua creatura, Persefone, quindi ridotta a madre addolorata si trasforma in demone portatore di morte finché non scende a patti con la divinità maschio. Solo il compromesso rimette le cose a posto, Demetra ottiene la figlia per 3/4 dell’anno ma perde la sua supremazia assoluta su tutti gli esseri viventi. I suoi attributi, i serpenti, diventano demoni e tutto quanto non è sottomesso al maschio è demoniaco, le stesse dee o donne sono demonizzate se mostrano indole indomita. Le religioni successive fecero il resto. L’Ebraismo diede ad Abramo una prima moglie, Lilith che fu trasformata in demone per la sua indole indipendente, allora gli diede una seconda che trasse dalla costa del marito così come si era fatto per i dei dell’Olimpo. Ma ancora gli gettò addosso la colpa del peccato originale. Anche la trinità, prerogativa delle Grandi Madri, viene acquisita dalla nuova religione.

Con il Cristianesimo e gli ordini religiosi la donna perde sempre più autonomia e dignità, nessuno sa ascoltare le parole di Cristo e ognuno le gira a proprio tornaconto considerato che a scrivere erano soprattutto uomini. Poche le grandi donne e qualcuna come Giovanna d’Arco finì al rogo, altre più prevenienti, dotte o scaltre, come Ildegarda di Bingen, diventarono sante.

Il sapere era dei monaci e degli abati, erbe e medicamenti son appannaggio dei conventi, le donne che silenziosamente tramandavano in segreto le loro conoscenze proteggendole con riti e metafore, si trovano a dover fare i conti con inquisitori di ogni foggia. Additate come streghe gli si attribuiscono le peggiori nefandezze, i loro amici fidati, o animali sacri nelle religioni precedenti, diventano demoni in cui elle si trasformano. Per un antico legame con Iside, gatti e serpenti son i più prossimi alle diaboliche megere.

Nella tradizione dell’entroterra campano v’è la leggenda del pignatiello: Le streghe rubavano i bambini dalle culle, li trasformavano in unguento addizionando erbe magiche, ponevano il preparato in una piccola pignatta che sistemavano sul davanzale poi, a sera si spogliavano tutte, si ungevano dell’unguento e volavano verso il sabba.

Mio padre raccontava di una donna che fu spiata dal suocero. La sera questa ragazza si spogliava e si ungeva con un unguento tenuto in un pignatiello, sul davanzale della finestra della sua stanza, poi volava via. Scoperta la cosa il suocero le sostituì l’unguento con la sugna e la sera la poverina invece di volare si schiantò al suolo e morì.

Ora è da sapere che negli anni passati quando non c’era la cucina a gas, tutto era cotto nel pignatiello vicino al fuoco, la pignatta era per il cibo e il pignatiello per i medicamenti, dalla camomilla al vino per il raffreddore. La base per ogni preparazione non era l’olio perché raro e prezioso ma la sugna di maiale, il passaggio da sugna di maiale a grasso di bambino è facilissimo per le menti perverse ed ecco che il gioco è fatto.

Immaginiamo ora un momento di lavoro collettivo, un tempo i lavori si facevano insieme, tutti, compresa la raccolta delle erbe, queste contadine si recavano tra i boschi nei momenti che potevano, quando avevano tempo e, quando gli uomini riposavano o si distraevano in momenti ludici, sempre a lume di candela, loro si dedicavano ad altre mansioni, tipo preparare un oleolito, cosa che richiede tempo e pazienza. Già questa immagine può ricondurci all’idea di streghe o ingiarmatrici.

Ma vediamo il preparato, ad esempio il sangue di San Giovanni, fatto con olio di oliva e fiori di Hypericum perforatum. Il risultato è un liquido rosso scuro dalla consistenza del sangue leggermente coagulato. Agli occhi di un incompetente, un superstizioso, uno che vuol fare del male perché ha tanta misoginia dentro, che differenza passa tra l’oleolito di iperico detto sangue di san giovanni e un intruglio magico? Ricordo inoltre che questo unguento è ritenuto magico fin dal tempo della Grecia antica ed ha innumerevoli proprietà, prima fra tutto guarire le scottature.

La tradizione vuole che streghe volassero verso il noce sulla riva destra del fiume Sabato presso Benevento, a cavallo di scope o cani o ancora giumente che amavano particolarmente e cui intrecciavano i crini in modo indistricabile. A Benevento forse per colpire la città papale. Ma la Chiesa si difese. Secondo la leggenda, San Barbato, vescovo di Benevento, liberò la città dalle streghe, estirpò il noce e uccise anche la vipera che vi abitava nelle radici, ma il noce continuò a germogliare per anni. Ora chi ha un noce può capire che straordinaria capacità ha di germogliare anche se raso a suolo, in quanto alla vipera ben sappiamo che è l’animale sacro a Iside che in Benevento aveva un suo templio e una sua venerazione. Non è difficile capire che le streghe in volo verso il sabba e in modo particolare nella notte del Battista, è un’immagine pagana, è il corteo selvaggio di Diana, Iside o altra dea Vergine e indomita, non Cristiana e soprattutto non assoggettabile al maschio.

Ma vediamo ora l’aspetto psicologico e pratico della faccenda: le donne conoscevano le erbe e le usavano in tutti i modi, conoscevano quelle per guarire ma anche quelle allucinogene e sperimentavano queste droghe così come oggi lo fa tanta gente. Mandragola, Atropa, Giusquiamo, Datura, pelle di rospo polverizzata, hanno gli stessi poteri allucinogeni. La tradizione vuole che le donne si spogliassero nude, cosa impensabile per una donna pudica che non toglieva la camicia nemmeno la prima notte di nozze, si ungevano con l’unguento l’interno delle cosce, le ascelle, zone del corpo ricche di plessi linfatici quindi di facile assorbimento delle sostanze attraverso i pori della pelle. Pochi minuti e l’effetto era garantito, le donne, per lo più contadine, cadevano in un sonno delirante che le portava a immaginare ciò che le era proibito, un affetto, un compagno galante, un piacevole rapporto sessuale, cose che le erano negate nella quotidianità in cui il maschio padrone non conosceva né dolcezza, né delicatezza e forse nemmeno amore ma solo il bisogno di soddisfare il suo istinto bestiale.

Le ragioni politiche e la chiesa con la sua inquisizione fecero tutto il resto, i monaci inquisitori versavano sulle poverette tutte le proprie frustrazioni causate dall’astinenza e tutto il loro odio per quell’essere che desideravano ardentemente e non potevano avere, le agiografie son ricche di tentazioni del diavolo sotto spoglie femminili, sogni o incubi di frati e preti.

Nelle nostre contrade la figura letteraria della strega è rimpiazzata dalla vammana, la levatrice, una donna competente di ostetricia che accorreva al capezzale della partoriente e, essendo a contatto con un momento tanto delicato quale è la nascita, era custode di segreti e malie. Se non ben retribuita era capace di fare del male al nascituro o fare dispetti alla masseria e ai suoi abitanti. Poteva mettersi sul petto della puerpera o del marito e soffocarli, poteva storpiare i bambini o rubare i cavalli che faceva cavalcare tutta la notte per poi riconsegnare sfiancati, sudati e con i crini intrecciati.

A Calvi (BN) si narra di una famiglia che non aveva ben ricompensato la levatrice e, una mattina, alzandosi, affondarono i piedi nel formaggio grattugiato, le vammane avevano grattugiato tutta la riserva di formaggio che avevano in famiglia.
La mia stessa suocera dice di aver trovato mio cognato sotto il letto e di avvertire sempre rumori nella stalla la notte, poi trovare la giumenta sudata di mattino con i crini intrecciati, questo finché non ricompensò debitamente la levatrice.
Un signore ancora vivente mi racconta che un giorno incontrò la levatrice e la schernì dicendoel che aveva bisogno di lei perché doveva partorire la cagna. La notte si svegliò e si ritrovò nel letame ai piedi delle mucche.

Per difendersi da questi attacchi si doveva mettere dietro la porta il sale, le scope di saggina, le falci da mietitura e i santini; le streghe erano attratte dai fili delle scope e dai denti delle falci e contavano finché il sole le faceva sparire. Figure sopravvissute alle vammane erano le maciare, donne capaci di operare malie con ossa di morto, nastri neri, capelli, unghie ed altri elementi del corpo. La maggioranza però era di donne che sapevano operare del bene, donne che conoscevano tutte le erbe e le formule magiche, queste sapienze erano custodite dall’anziana di casa e trasmesse nella notte di san Giovanni Battista, notte magica per eccellenza come il Natale, notte dei solstizi e della trasmissione del dono. Dopo si son perse le competenze ed è arrivata la moda.

Franca Molinaro

Franca Molinaro

Franca Molinaro

Giornalista, scrittrice, scultrice, pittrice, da anni studia il territorio nelle sue molteplici sfumature. Ha pubblicato numerosi testi di ricerca, canti, proverbi, tradizioni sacre, storia, botanica, cucina, paranormale, poesia e prosa. Ha creato e cura il Concorso internazionale: “Echi di poesia dialettale” svolto nell’ambito delle attività del centro, ha ideato: “Le ricorrenze della Grande Madre” una serie di manifestazioni legate ai culti agrari, si sta adoperando per l’elezione a Specie della Genista anxantica Ten al momento sinonimizzata con altra entità botanica. Per Cultura & Culture ha curato i testi del progetto A Mezzogiorno.

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