Storie Sospese: trailer, recensione e trama

Recensione Storie Sospese

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Presentato a Venezia il 1° settembre nell’ambito delle Giornate degli Autori (una delle sezioni parallele della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia), arriva in sala Storie sospese di Stefano Chiantini, con Alessandro Tiberi, Marco Giallini, Maya Sansa. La pellicola vuole immergerci sin da subito in quello che è il co-protagonista: il paesaggio. L’incipit fornisce, infatti, allo spettatore il polso del tema. In linea anche col titolo stesso, la macchina da presa osserva questi uomini sospesi a lavoro e, dopo pochi minuti, si presagisce che qualcosa accadrà. L’evento che innescherà la catena è abbastanza telefonato ed è questo uno dei punti deboli del lungometraggio, che parte con buoni presupposti, soprattutto sulla carta, ma si perde col dispiegarsi della storia. Il regista avezzanese sceglie di puntare l’attenzione, in particolare, su Thomas (Marco Giallini), il quale si ritrova da un momento all’altro senza lavoro, con tre figli da accudire e una moglie (Simonetta Solder) con cui non riesce a condividere paure e difficoltà. Tra i due, i momenti di confronto sono rarissimi ed è come se il tempo abbia fatto cementificare un muro, sembra quasi difficile chiedere aiuto, per non parlare dell’amore poco abbozzato anche con gli stessi figli. La stessa sceneggiatura (scritta con Luca Benedetti, Chiara Atalanta Ridolfi e Marta Manzotti) sembra che voglia suggerire questa linea drammaturgica, ce la fa assaporare, ma purtroppo resta troppo in superficie. La distanza di Thomas con la famiglia accresce a causa di un incarico lavorativo, facendo aumentare, di conseguenza, anche quella emotiva; è come se Chiantini voglia trasmetterci una sospensione non solo per il lavoro che l’uomo compie, ma anche nella sua vita. Storie sospese vuole essere un film di finzione che affronta tematiche ambientali ponendo delle domande sull’intervento dell’uomo sulla natura (vedi la costruzione del tunnel che provoca frane e crepe nelle case), interrogando sui giochi economici che spesso sottendono alcune imprese. Il punto è che, sul piano dello sviluppo del plot, talvolta (s)cade in qualche soluzione retorica e nonostante l’impegno attoriale, risulta difficile affezionarsi ai personaggi. storie-sospese-trailer-recensione-tramaA ciò si aggiunge la sensazione di un tempo dilatato per cui, la somma di questi aspetti, ci fa ritenere che non sia un film completamente riuscito. Assistendo alla visione di questa pellicola, non può non tornare in mente il documentario Qui di Daniele Gaglianone, in cui le storie di dieci abitanti della Val di Susa si intrecciavano con il movimento NO TAV, il quale è contro la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. In Storie sospese, il regista del buon Isole (film del 2011 con Asia Argento) lancia effettivamente dei messaggi in quella direzione, facendo vedere la sorte che tocca agli abitanti, sfollati dalle case e poco supportati dalle amministrazioni locali proprio per i cosiddetti interessi. Tenendo conto, però, del poco coinvolgimento emotivo che riesce a suscitare (a parte in alcuni momenti, merito, anche, all’ottima interpretazione di Giorgio Colangeli) e di legami poco scavati, forse sorge spontaneo chiedersi se sarebbe stato meglio realizzare un documentario. Tra l’altro, come vi accennavamo, «la storia inizia con un taglio quasi documentaristico, mostrandoci il lavoro – il rischio, la fatica e la solitudine – e i paesaggi montani estremi, con la loro bellezza, ma anche con l’equilibrio precario che, da stato lavorativo esterno, diventa pian piano situazione emotiva interiore» (dalle note di regia). Storie sospese è dedicato «agli abitanti di Ripoli e a tutti coloro che cercano di sovrastare il rumore dei cantieri con la loro voce» (dai titoli di coda). Nello specifico, Ripoli è un piccolo borgo che fa parte del comune di San Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna, quaranta dei circa quattrocento abitanti hanno dovuto abbandonare le proprie case, in quanto gli scavi della galleria Val di Sambro della Variante di valico hanno fatto muovere un’enorme frana. Chiantini avrà avuto le sue buone ragioni per non optare per il genere documentaristico, forse a muoverlo sarà stata la volontà di unire a questa ispirazione dalla cronaca vera, anche la vita solitaria dei rocciatori nella persona, in particolare, di Thomas e sottotrame di amicizia, incontri tra un uomo e una donna apparentemente opposti e altro ancora. Ci duole dirlo, ma non è riuscito a ottenere l’effetto desiderato sul piano empatico e di efficienza di sceneggiatura. Voto: (2 / 5)

Trama Storie Sospese

film-storie-sospeseUn gruppo di rocciatori sta lavorando in un cantiere di alta montagna per mettere in sicurezza le pareti del versante del monte. Tra loro vi è Thomas (Marco Giallini), che dopo la notizia della nascita del suo terzo figlio, resta scosso per un incidente imprevisto sul lavoro. Si ritroverà disoccupato e a rivivere la quotidianità con la sua famiglia (una moglie e tre figli) a cui non era più abituato. Mosso dallo spirito di sopravvivenza, accetta un lavoro in un paesino abruzzese, dove si sta costruendo un tunnel autostradale. Qui non trova una situazione semplice, da un lato divide il suo incarico con un giovane geologo (Alessandro Tiberi), poco esperto soprattutto di scalate; dall’altro gli abitanti sono poco accoglienti. I cittadini stanno subendo solo danni dai lavori per il tunnel tanto da aver costituito un movimento di protesta, a capeggiarlo sono il geometra Bucci (Giorgio Colangeli) e Giovanna (Maya Sansa), maestra della scuola chiusa a causa dei lavori.

Storie Sospese, trailer

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“Storie sospese”
Regia Stefano Chiantini
Con Marco Giallini, Maya Sansa, Alessandro Tiberi, Antonio Gerardi, Pietro Bontempo, Simonetta Solder, Giorgio Colangeli, Sandra Ceccarelli

Distribuzione: Pablo Distribuzione Indipendente

Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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