Sils Maria, il film è un dramma poetico al femminile

La trama e la recensione del film Sils Maria (uscito al cinema il 6 novembre) con Juliette Binoche e Kristen Stewart in un dramma tutto al femminile

Sils MariaMaria e Jo-Ann, Jo-Ann e Valentine, Valentine e Maria, un serpente che si morde la coda, o meglio, un “serpente del Maloja” dissolto tra le nebbie delle valli alpine. Come nell’ipnotico fenomeno atmosferico che produce una scia di nembi nel periodo autunnale, le parole e gli sguardi delle tre donne fluttuano, morbosamente e conflittualmente, tra spoglie pareti domestiche, asettici salotti da conferenza e panorami rarefatti. Il nebuloso rettile che separa il bacino del Po da quello dell’Inn, è la metafora portante della struggente e caustica parabola di donne al contempo ruggenti e affrante, combattive e idealiste.

Tra il realismo minimalista à la Dardenne e la visione psicanalitica bergmaniana di “Persona”, il dramma di Olivier Assayas scava nei rancori e nelle frustrazioni di un’attrice di cinema e teatro “sull’orlo di una crisi di nervi”, alle prese con l’autunno della propria vita, il vicino inverno della sua carriera e due donne con cui avrà continui e taglienti confronti/scontri. Maria Enders (Juliette Binoche) è stata una giovane stella del cinema e del teatro, debuttando a soli diciotto anni nell’opera di Wilhelm Melchior “Maloja snake” e aprendosi, in tenera età, a una carriera poliedrica che la vedrà protagonista anche in avventurosi affreschi sci fi e in spy story in salsa “new hollywoodiana”. A distanza di vent’anni, seguita “a vista” dalla fidata assistente Valentine (Kristen Stewart), si reca a Zurigo per ritirare un prestigioso riconoscimento dedicato a Wilhelm Melchior, l’uomo che le diede fama precoce e che la condusse nel dorato mondo dello spettacolo.

Non appena viene a conoscenza della sua morte improvvisa, Maria si ritira insieme alla sua assistente a Sils Maria, nel rifugio solitario scelto da Wilhelm per isolarsi dal mondo e dove inizia a mettere in scena duetti improvvisati con la sua assistente: prove generali tra confidenti prima del “secondo debutto” dell’attrice, alla quale un giovane regista ha affidato un importante ruolo nello stesso dramma che la vide protagonista venti anni prima. Se tempo addietro era stata impetuosa e spietata nei panni di Sigrid, giovane che soggioga la matura e fragile Helena, questa volta dovrà interpretare proprio la parte della femme, per nulla fatale, sedotta e abbandonata, mentre Jo-Ann (Chloe Grace Moretz), enfant prodige del cinema mainstream, sarà la nuova Sigrid. Giunta sulle alture engadinesi, Maria Enders dovrà fare i conti con la perduta giovinezza e la vita che fugge.

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Tutto il cinema di Assayas parla ai fantasmi del tempo, riflessi nella contemporaneità alienante e concupiscente del tumulto giovanile, come in “Disordine” o nel più recente “Qualcosa nell’aria”; tra cinema e meta cinema (l’emblema è “Irma Vep”) il percorso autoriale del regista ed ex critico dei Cahiers è attraversato, come corrente impetuosa, da un costante scetticismo e dalla severità del naturalismo francese, seppur stemperato dalle rockeggianti colonne sonore in sottofondo.

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I suoi sono personaggi forti, a tutto tondo, che amano, strepitano e guerreggiano in nome di ideali e identità perdute o da riconquistare. “Sils Maria” diviene summa della sua poetica racchiusa in un elegante scrigno fatto di dissolvenze e lenti movimenti di macchina, fiumi di parole e sequenze-dipinto di eleganza formale e scrittura cristallina. Maria Enders, attrice che riflette su se stessa prostrandosi sul suo “viale del tramonto” è l’ennesima eroina/attrice tragica, da Norma Desmond (“Viale del tramonto”) a Elisabeth Vogler (“Persona”), a mettere in scena una pièce dell’anima che parla di occasioni sprecate e malinconie senili.

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Sulla scia di un divorzio, scossa dalla morte del regista suo mentore e circondata da uomini che sono mere figure di contorno, sceglie di confidarsi esclusivamente con Valentine che è giovane, inesperta e desiderosa di ascendere al ruolo di prima donna, mentre, prima del fatidico incontro “generazionale”, spia sui social network la nuova eroina ascesa alle luci della ribalta, Jo-Ann l’impertinente, Jo-Ann la nuova Sigrid, pronta a divorare quel poco che resta della sua perduta giovinezza. “Sils Maria” è un solido, enigmatico e viscerale dramma tutto al femminile, un match psicologico a tre giocato da una triade di attrici ispirate, ognuna con indosso la propria “verbosa” maschera pirandelliana dietro la quale nascondere il ghigno del non detto, l’emozione più inconfessabile. Un mirabile connubio tra ars oratoria e ars mimetica che riflette sulla fama non imperitura, sulla dialettica vecchiezza/gioventù, sul rapporto di identificazione tra donna e attrice e sull’inesorabile scorrere del tempo.

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Vincenzo Palermo

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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