Intervista a Saule, gigante di “Dusty Men”

SauleCon “Dusty Men”, una delle hit più suonate degli ultimi mesi, Saule ha conquistato la vetta delle classifiche di mezza Europa, Italia compresa. Insieme all’amico e collega britannico Charlie Winston, il cantautore belga che sfiora i due metri di altezza è pronto a pubblicare anche nel nostro Paese il suo terzo album, “Geant”, in uscita il 26 maggio per Carosello Records. Un disco libero, capace di uscire dai confini della nouvelle chanson francaise per abbracciare il rock anglosassone alla Jeff Buckley, senza rinunciare a virtuosismi melodici e vocali che fanno di questo gigante della musica uno degli artisti più originali e innovativi del panorama musicale europeo.

Il tuo vero nome è Baptiste Lalieu. E Saule da dove arriva?

Saule ha un doppio significato per me: suona come “anima”, “soul”, ma fa anche riferimento al salice piangente. La prima canzone del mio primo album è nata mentre camminavo in un parco. Ad un certo punto mi sono trovato di fronte a un albero, un salice. Ho immaginato di essere quella pianta enorme, forte ma anche sofferente.

E’ vero che hai origini italiane?

Mia madre, Giulia, è siciliana. E’ nata a Racalbuto, un piccolo paese della provincia di Agrigento. Ed è una fan di Lucio Battisti. Il nome Baptiste lo devo alla passione di mia madre per questo grande artista. Il primo contatto vero che ho avuto con la musica è stato ascoltando, da bambino, “Il mio canto libero”. Non capivo il significato delle parole perché non parlavo l’italiano, ma ricordo di aver provato un’emozione incontenibile e indescrivibile fino a scoppiare in lacrime.

Ci sono altri cantanti italiani che stimi?

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Mi piacciono molto Jovanotti e Vinicio Capossela. Un altro mio mito, oltre a Lucio Battisti, è Raffaella Carrà. L’ho incontrata nel backstage di The Voice of Italy, di cui sono ospite. E’ una vera forza della natura. La sua “A far l’amore comincia tu” mi fa impazzire. E poi adoro Adriano Celentano e la sua “Svalutation”.

saule albumQuali altri artisti ascolti?

Sono cresciuto cantando, anzi, gridando in una band punk-rock. Ascolto vari generi musicali, dall’hard rock all’hip hop, da Edith Piaf ai Rage Aganist The Machine. Divoro musica in tutte le sue forme e sfaccettature perché sono una persona molto curiosa.

Nel tuo terzo album si sente parecchio questa voglia di esplorare nuovi territori musicali.

“Geant” è un disco libero in cui convergono tutte le mie energie e i generi che amo. “Geant” sono io. E’ un album importante perché rappresenta una boccata d’aria fresca nella mia vita e ciò che sono diventato oggi. Ci sono brani in cui parlo di me stesso, scavando dentro la mia anima e la mia personalità, e ci sono pezzi in cui affronto temi anche delicati (come la perdita di un figlio in “Just a Song”, ndr).

Come spieghi il successo del primo singolo, “Dusty Men”?

Sinceramente non mi aspettavo tutto questo successo perché ho cominciato a fare musica da ragazzo solo per divertimento. Per i primi due album e per questo terzo lavoro, non mi sono posto il problema delle classifiche o delle vendite. “Dusty Men” non era prevista nell’album. E’ stata inserita a due settimane dalla pubblicazione. Per me era una b-side, una canzone personale, intima, non costruita per il successo ma da tenere nascosta. Avevo però un film in testa, alla Sergio Leone, con una serie di immagini precise che poi sono state tradotte realmente nel video legato al brano, in cui compare anche Charlie. Ci siamo divertiti come pazzi a realizzare “Geant”, un disco che ormai ha tre anni di vita.

Cosa pensi dell’exploit della musica belga in Europa?

Il Belgio è un incrocio di culture diverse, da quella francese a quella inglese, ma anche africana. Pensiamo, ad esempio, al grande successo di Stromae. Un mix di energie e di influenze diverse ma vincenti.

Immagino che il titolo dell’album, “Geant”, faccia riferimento alla tua altezza. E’ così?

Perché, non si vede? (ride, ndr). Sono un gigante di quasi due metri. Ho scritto anche un brano, “Le Bon Gros Geant”, che parla del mio difficile rapporto con un corpo così ingombrante, tra disagio ma anche orgoglio.

Questa sera ti vedremo sul palco di The Voice in veste di ospite. Cosa pensi dei talent musicali?

Ho avuto modo, durante le prove, di ascoltare alcune voci. Davvero notevoli! Mi piace che trovino spazio anche generi come l’heavy metal e il rock. The Voice è una bella opportunità perché consente ai ragazzi di farsi notare, permette alle belle voci di farsi ascoltare anche da una casa discografica. Il consiglio che mi sento di dare, e che ho dato anche ai ragazzi di The Voice in Belgio, è che bisogna sempre esplorare se stessi ed essere open minded. Nella musica, come in altri contesti, contano l’emozione e la curiosità. L’esempio più lampante di persona open minded e curiosa è Damon Albarn, artista che stimo molto.

Quando ti vedremo live in Italia?

Presto. Stiamo organizzando alcune date in estate, dopo l’uscita del mio secondo singolo prevista a giugno.

Silvia Marchetti

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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