Room: trama del film, trailer e recensione

Room: trama e recensione del film
“Room” è un film altalenante che oscilla tra un’acuta forma di claustrofobia e la folle sensazione che tutto quel calvario prima o poi finirà. La tua schiena tende in avanti sulle comode poltrone di un cinema qualsiasi ubicato in una località di provincia o in una grande città. Non ha più importanza il luogo in cui ti trovi, perché questo film annulla lo spazio e il tempo, facendoti diventare un tutt’uno con lo schermo: partecipi al dramma di una donna che ha perso la libertà sette anni prima, quando era una diciassettenne che amava lo sport e si divertiva con le amiche; i tuoi piedi scalpitano nell’attimo in cui il piano di fuga diventa realtà, poi i battiti del tuo cuore rallentano nel secondo tempo, dove tutto si compie, di conseguenza c’è solo da osservare per andare oltre le semplici parole. La macchina da presa di Lenny Abrahamson ci porta da subito in un campo ristretto, una stanza di pochi metri quadri, nella quale una mamma e suo figlio di cinque anni, Jack, vivono. In quel piccolo spazio c’è tutto il loro mondo: il gabinetto, la vasca, la lampada, la cucina e il lucernario. Il bambino cresce pensando che tutta la realtà sia racchiusa in quella stanza e che la televisione trasmetta immagini provenienti da una società fantasiosa. La libertà è il bene più prezioso che abbiamo e “Room” ha il grande merito di farci capire quanto siamo fortunati nel poter gestire autonomamente le nostre vite senza dipendere da un carceriere che può toglierci l’energia elettrica e i viveri anche per il solo gusto di vederci soffrire.

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La storia raccontata in questa pellicola è verosimile. Chi non ricorda Elisabeth, la quarantaduenne austriaca segregata dal padre in un sotterraneo? O la vicenda delle donne dell’Ohio rapite da tre fratelli? Dacia Maraini nel suo romanzo “La bambina e il sognatore” narra una storia di trame oscure con protagoniste bambine che diventano merce nelle mani di uomini senza scrupoli e di carcerieri psicopatici. Fatti raccapriccianti che hanno stimolato anche la fantasia della scrittrice Emma Donoghue, il cui libro ha ispirato il film “Room”, un capolavoro della cinematografia che ha consentito all’attrice protagonista, Brie Larson, di ricevere la sua prima nomination e il suo primo premio Oscar. Un’interpretazione magistrale che ci fa accapponare la pelle, come del resto riesce a fare Jacob Tremblay, il bambino prodigio che veste i panni del piccolo Jack, un personaggio eloquente che con ingenuità e immediatezza ci fa avventurare nei meandri della psiche, la quale soffre solo per ciò che sa di poter avere e non ha.

“Room” coinvolge con i suoi due punti di vista paralleli: lo sguardo di una mamma, che è cosciente del proprio dramma, e quello di un bambino inconsapevole di ciò che c’è al di là della stanza e di conseguenza è a suo agio in quel microcosmo, un po’ come lo era Truman del film “The Truman Show” (1998) prima di scoprire che la città dove viveva era in realtà uno studio cinematografico costruito per girare il reality della sua vita. “Room” è un film che tocca le corde del cuore, come solo un dramma ben costruito può e sa fare. Di seguito il trailer.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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