Roma, al Teatro Brancaccio “Dignità autonome di prostituzione”

Al Teatro Brancaccio di Roma “Dignità autonome di prostituzione” di Luciano Melchionna (dal format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna). Lo spettacolo, in scena il 18, 19, 27, 28, 30 settembre e dall’1 all’8 ottobre 2014,  è allestito dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e dall’Associazione “Non camminare scalza”. La recensione. 

©Gabriele Gelsi
©Gabriele Gelsi

 

 

Luci rosse ovunque, che annebbiano la vista e denotano lo spazio adibito a bordello. Casa di piacere, casa chiusa, ma aperta alle arti. Donne seminude, uomini ambigui, ammiccamenti e suoni melodici provenienti dal violino di una severa Mistress invitano i clienti ad entrare, anzi, a “spingere per entrare”. Il grande bordello dell’arte accoglie con calore i suoi clienti, inizialmente spaesati in un florilegio di luci, suoni e “corpi” che escono dappertutto. Dalle scale, dalla galleria del teatro, dal foyer, introducendo tutti, una volta raccolti in massa in uno spazio ristretto, nel cuore della “Casa”.

Niente di scandaloso, stiamo parlando del ritorno di Dignità Autonome di Prostituzione, il folle e geniale format teatrale partorito dalle menti di Luciano Melchionna e Betta Cianchini, che spopola, spiazza e sorprende tutta Italia da circa otto anni. Questa volta il più grande postribolo dell’arte torna a Roma, al Teatro Brancaccio. L’introduzione nel cuore della “casa” è folgorante. Storditi, entriamo sollecitati nella platea dove nulla è come prima. Un girone dantesco, denso di fumo, luci e suoni, ci conduce verso il cuore del postribolo, in una scenografia straordinaria, intrigante e di grandissimo impatto visivo. Al centro, candelabri, pianoforte, un’altalena, succinte violiniste e cantanti, in un’atmosfera quasi settecentesca, ricca di penombra, di pizzi, merletti e sguardi maliziosi. Il gioco del teatro ha inizio, signori e signore, già con gli sguardi tra clienti e prostitute/i che metteranno in vendita, di lì a poco, le proprie pillole di piacere teatrale. Sullo sfondo del palco, l’articolo 9 della Costituzione ricorda l’impegno (tradito?) verso la cultura. Si adesca e si viene adescati, già nel corso dell’introduzione visionaria e altamente spettacolare, mentre si dettano le regole a tutti i/le clienti. E quando si metterà mano al portafogli, ai “dollarini” in dotazione ad ogni avventore, e cominceranno le trattative, lo spettacolo nella granda sala continuerà ininterrottamente, anche quando i gruppi di clienti si apparteranno con i prostituti attori nei luoghi più disparati (toilette, camerini, jeep in strada, spogliatoi) per “godere” dei loro monologhi, in un ciclo continuo. Si smette e si ricomincia, sfidando le proprie e le altrui resistenze, ininterrottamente. Approcci, ma alla performance teatrale, per restituire “Dignità” al lavoro dell’attore. Ma prima ancora dell’inizio delle giocose trattative, è da sottolineare tutta l’introduzione, molto suggestiva e solo apparentemente disarmonica, che salta dalla lettura di una lettera di Sandro Pertini carcerato alla madre, a canzoni coreografate magnificamente e ricche di significato (“commemoriamo la nostra sordità…o voi che questa vita trascinate”), all’appello lanciato dallo spot di Melchionna che, giustamente, declama che “Un Paese che non stimola e non aiuta il suo teatro, è moribondo”. Nel complesso, un grande richiamo alla dignità forse perduta.

Coloro che “si vendono” sono tantissimi ed è impossibile appartarsi con tutti, ci si lascia guidare dall’istinto e dalla disponibilità del momento. Un gioco divertente e, perché no, intrigante, ci ha portati a godere di quattro “rapporti” teatrali, monologhi di 10/15 minuti, storie di vita soprattutto ma anche uno splendido classico, tratto da I Fratelli Karamazov di Dostoevskij, in quattro posti differenti: dalle toilette agli spogliatoi, da un’automobile in strada ad una saletta nel seminterrato. E, sul posto, il ruolo giocoso della prostituta o del prostituto viene sostituito da prove attoriali serie, nel nostro caso almeno due davvero notevoli. Si esce dal luogo designato alla “consumazione del rapporto” e si torna accompagnati nella sala centrale della casa, dove tra una performance di spettacolo vario e l’altra, cantanti, clown e guitti, con Papi Melchionna che dirige i suoi protetti, ricominciano le trattative con chi è senza clienti.

 

Oppure ci si intrattiene al bar per refrigerarsi in una notte romana particolarmente rovente, si parla con altri “clienti” scambiando opinioni. E via, fino a notte fonda (altrimenti che postribolo sarebbe?), fino al gran finale quando tutti gli artisti rientrano in platea, insieme a noi clienti, dando vita a continue, studiate coreografie, durante lo spettacolo di arte varia che si protrae ben oltre l’una di notte. E’ faticoso frequentare questa casa chiusa dell’arte, ma stimolante.Un’esperienza da inserire in agenda, per chi non l’avesse ancora fatto. Al termine, tutti gli attori e le attrici/prostitute, si schierano in due lunghissime ali e accompagnano con baci e abbracci ogni cliente fino alla porta in un ultimo, divertentissimo saluto. Si esce dal vortice, esausti, con la sensazione di voler tornare, prima o poi.

Paolo Leone

 

 

Info aggiuntive: Lo spettacolo andrà in scena il 18, 19, 27, 28, 30 settembre e dall’1 all’8 ottobre

Regia di Luciano Melchionna; Luci di Camilla Piccioni; Costumi di Michela Marino; Assistenti alla regia: Marika De Chiara e Andrea Caiazzo; Organizzazione di Antonio Cappelli; Fonico: Luigi Di Martino; Amministrazione: Roberta Caldironi; Web promotion: Diego Serra

Si ringrazia l’ufficio stampa nella persona di Silvia Signorelli

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