“Ritorno al futuro parte III” al Cinema, la recensione del film

Ritorno al futuro parte terza locandinaMercoledì 24 settembre torna sugli schermi italiani un ineguagliato e “storico” cult movie, “Ritorno al futuro parte III”, ambientato nella Hill Valley del 1885, con Michael J. Fox, Christopher Lloyd e Mary Steenburgen. Storico perché i protagonisti, Marty McFly e lo scienziato Doc, dopo rocambolesche avventure spazio-temporali tra passato e futuro, sono catapultati nel vecchio West, ma soprattutto perché è la terza parte di una delle trilogie cinematografiche, dopo le due saghe di “Star Wars”, più iconiche e rappresentative della storia della fantascienza anni Ottanta. Orde di fan adoranti, cosplayer e DeLorean in bella mostra, la mitica macchina del tempo, hanno invaso l’Italia prima delle riproposizioni su grande schermo dei due precedenti capitoli e le sale sono state prese d’assalto da nerd appassionati e da chi, come il sottoscritto, è nato e cresciuto a pane e “andirivieni nel tempo”. I tre film hanno dato origine a un fecondo franchise che annovera un nutrito merchandising, videogames e la serie animata trasmessa per due stagioni dalla Cbs a partire dal 1991.

Un immaginario favolistico che ha fatto sognare più di una generazione e il cui fascino è rimasto inalterato ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni dal primo indimenticabile film diretto da Robert Zemeckis e prodotto da Bob Gale con lo zampino del solito Steven “acchiappasogni” Spielberg figurante in veste di co-produttore. Anche la genesi della trilogia è ammantata di leggenda. Bob Gale, grande amico del visionario regista Robert Zemeckis, dopo avere scoperto vecchi scatti fotografici del padre capoclasse è vittima di strane fantasticherie “ai confini del tempo”; col collega si mette a discutere su chi fossero stati realmente i genitori in quel passato perbenista e puritano degli anni Cinquanta. Subito dopo architetta una sceneggiatura di sbalzi temporali arrangiati in chiave “teen comedy”, inizialmente sintetizzati in un unico lungometraggio che avrebbe dovuto chiamarsi “Paradox”. Ma la Universal, si sa, ama i progetti sontuosi e, dopo che la Disney declina l’offerta per l’incesto potenziale presente nel primo film, mette in cantiere un’intera trilogia. La storia è nota anche ai non addetti ai lavori: Marty Mc Fly (Michael J. Fox), studente svogliato e scavezzacollo ha più familiarità con le note di ritardo scolastiche che coi compiti a casa.

Ritorno al futuro3Ha una bella fidanzata, Jennifer, con la quale ha in programma una vacanza romantica in sacco a pelo e un amico bizzarro, Emmett “Doc” Brown (Christopher Lloyd), lo scienziato di quartiere capace di rubare cariche di plutonio ai terroristi libici e usarle come combustibile per la sua nuova invenzione, una macchina del tempo con la sfavillante carrozzeria di una DeLorean. Per un incidente di percorso Marty si trova catapultato nel 1955, tra vecchi swing e drive in affollatissimi. Ma il peggio che possa capitargli è incappare nella giovane madre che si invaghisce di lui, innescando una reazione a catena che minaccia di cancellarlo dall’intero universo conosciuto. Se nel secondo capitolo Marty si troverà sbalzato nel 2015 per cercare di salvare il figlio arrestato per un errore giudiziario, il terzo è un omaggio parodistico al filone western, con Marty alle prese col suo trisnonno e con lo sguaiato e pericoloso nemico Buford “Cane pazzo” Tannen, deciso a eliminarlo in un duello “eastwoodiano” alle prime luci dell’alba. La sortita nella Hill Valley di saloon, tequila e vecchie locomotive mantiene la stessa struttura narrativa dei primi due film, un riuscito mix di azione, fantascienza e commedia degli equivoci, girato tra i sobborghi di Los Angeles e il nord della California.

Questa volta Marty è costretto a partire con la DeLorean e ad approdare al 1885 per resuscitare l’amico scienziato Doc, la cui lapide era stata ritrovata misteriosamente dai due nel 1955. Il viaggio ha inizio e, a parte il classico nemico che compare in ogni film della saga, Marty dovrà trovare un modo alternativo per tornare al 1985, perché cento anni prima non esistevano stazioni di servizio per fare rifornimento, né tantomeno il plutonio si poteva comprare al negozio all’angolo. Nonostante sia il meno riuscito della trilogia e fatichi a mantenere quell’ampio respiro narrativo fatto di strani equilibri tra comicità e autocitazionismo che erano il marchio di fabbrica del progetto, “Ritorno al futuro III” affascina per le invenzioni mirabolanti e per l’ambientazione ottocentesca suggestiva e scoppiettante, complici anche i molti cambi di ritmo e i curatissimi effetti speciali che mantengono alta la suspense. Immancabili le musiche epiche di Alan Silvestri, anche se è un tuffo al cuore leggere “The End” prima dei titoli di coda sulle note del compositore. Appuntamento a mercoledì 24 settembre dunque, e mi raccomando, non dimenticatevi di “pensare quadrimensionalmente”, parola di Emmett Brown.

Vincenzo Palermo

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