RELAZIONI E COMUNITÀ: L’ANTIDOTO ITALIANO A CRISI E SOLITUDINE

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Le relazioni e la comunità sono l’antidoto italiano a crisi e solitudine. A rilevarlo è una ricerca condotta da Censis e Coldiretti, che fotografano le relazioni e le attività dei territori, dei tanti modi in cui le comunità creano valore economico e qualità della vita. Dalla ricerca emerge innanzitutto che il cibo si configura sempre più come veicolo di socialità e di identificazione della tipicità dei territori. Boom di sagre (partecipano 23,6 milioni di italiani) e grigliate all’aperto (27,5 milioni), contagiosa la moda dell’aperitivo in compagnia (16,5 milioni). Questi sono i principali risultati della ricerca Censis-Coldiretti «Vivere insieme, vivere meglio. Utili, affettive e conviviali: gli italiani e le relazioni nelle comunità», che è stata presentata oggi, 19 settembre 2012, a Roma.

Il desiderio di una comunità in cui vivere bene. In Italia le persone che vivono sole sono 7,4 milioni (3 famiglie su 10) e sono aumentate del 24 per cento tra il 2006 e il 2011. In particolare, le persone con età fino a 44 anni che vivono sole sono 2,1 milioni. Cresce di conseguenza la domanda di relazioni e di opportunità per stare insieme. Se il 28 per cento degli italiani dichiara di vivere in un luogo in cui le persone si conoscono, si frequentano, si aiutano in caso di bisogno, il 54 per cento vorrebbe invece vivere in un luogo così, con relazioni di frequentazione e sostegno reciproco tra le persone che si conoscono, perché la qualità della vita sarebbe più alta.

La comunità comoda e funzionale, con negozi, medico, parrocchia e palestra vicino casa. La famiglia è il perno delle relazioni affettive e di aiuto degli italiani, tanto che la comunità coesa viene costruita in primo luogo a partire dalla coabitazione o dalla vicinanza alle abitazioni dei propri familiari. Questo bisogno di vicinanza riguarda non solo i più giovani. In aggiunta, il 54 per cento degli italiani vive a un massimo di 30 minuti a piedi dall’abitazione di parenti stretti e il 64 per cento da quella degli amici. L’accorpamento territoriale delle famiglie è oggi anche una risposta ai crescenti bisogni di tutela e non è certo estraneo alla tenuta sociale dei territori nella crisi.

Mangiare insieme crea relazioni e valore economico: boom di sagre e grigliate all’aperto, contagiosa la moda dell’aperitivo in compagnia. Nella vita quotidiana contano sempre di più le relazioni conviviali, che nascono dalla moltiplicazione delle attività che hanno al centro il cibo e il vino. Alle sagre partecipano regolarmente o saltuariamente 23,6 milioni di italiani, di cui 5,3 milioni in modo assiduo. Si tratta di uno straordinario fenomeno culturale, oltre che economico, con un coinvolgimento trasversale rispetto alle classi di età, i ceti sociali, le aree geografiche di appartenenza. Ci sono poi abitudini che, diventando di massa, si trasformano in occasioni di socialità, come quella dell’aperitivo in bar e locali, che coinvolge regolarmente o saltuariamente 16,5 milioni di italiani, di cui 2,5 milioni in modo assiduo. In particolare, gli under 30 che amano la pratica dell’aperitivo in compagnia sono 5,2 milioni. Partecipano a grigliate all’aperto 27,5 milioni di persone, di cui 6,4 milioni regolarmente. Sono numeri che descrivono fenomeni di massa, ad alto impatto relazionale per i territori che ne sono coinvolti e con rilevanti implicazioni socio-economiche. Come nel caso del turismo enogastronomico, che coinvolge 12,2 milioni di italiani, di cui 2,3 milioni in modo regolare.

Cibo e web, nuovo binomio per fare comunità. 1,8 milioni di italiani partecipano a community online incentrate sul cibo, di cui 415mila con regolarità quotidiana. Al boom di attenzione per il cibo espresso dal successo di trasmissioni televisive, libri e magazine, si aggiunge la potenza aggregatrice del cibo che si dispiega sul web. Per il 50 per cento degli italiani coinvolti nei social network, dalle relazioni create nei network online si generano iniziative nel territorio in cui vivono.

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