Il Referendum Costituzionale: ecco cosa prevede

Cosa prevede il Referendum Costituzionale? Manca poco al 4 dicembre 2016, quando si chiederà ai cittadini di approvare – ponendo la crocetta sul – la Riforma Renzi-Boschi o di rifiutarla tracciando una croce sul No. Approfondiremo tutti i punti salienti del testo, che è stato approvato dal Parlamento, nei paragrafi successivi, adesso mi voglio soffermare sulla cultura politica, sul significato del Referendum Costituzionale e sul senso di un provvedimento che, se dovesse entrare in vigore, potrebbe cambiare, forse, le sorti del nostro Paese. In meglio o in peggio? Non possiamo stabilirlo adesso. Una riforma andava comunque fatta. In questi giorni ho letto di tutto e ciò che mi lascia perplessa è il desiderio espresso dal fronte del No di “mandare a casa” il Governo Renzi a tutti i costi e, per farlo, bisogna impedire che la riforma sia approvata dai cittadini. Ritengo che come argomentazione sia piuttosto limitante, ma nel nostro Paese non esistono le sfumature: la realtà per la maggioranza dei politici è bianca o è nera! Di conseguenza se l’esperienza e gli studi sulla natura umana non m’ingannano, ritengo che le possibilità di una vittoria del siano piuttosto elevate per un motivo sostanziale: quanto più si resiste a qualcuno o a qualcosa tanto più quel qualcuno o quel qualcosa aumenta. E` accaduto a Silvio Berlusconi, è successo a Donald Trump e accadrà, penso, adesso con il Referendum Costituzionale e con Matteo Renzi. Sono pronta a essere smentita. Non ho purtroppo la sfera di cristallo, nella quale vedo il futuro; quindi sarà il tempo a decretare se ho torto o ragione.

Palazzo Madama sede del Senato
Palazzo Madama sede del Senato

Il Referendum Costituzionale tra passato e presente

Il Referendum è uno strumento di democrazia, forse il migliore, e il 4 dicembre abbiamo una grande occasione per sentirci cittadini attivi. Prima di soffermarci sui punti salienti del testo per capire cosa prevede, andiamo un po’ indietro nel tempo. Era il 2 giugno del 1946 quando gli italiani furono chiamati a scegliere, tramite la formula del referendum, tra la Monarchia e la Repubblica. Il 2 e il 3 giugno votarono per la prima volta anche le donne che emozionate e alcune con un po’ di timidezza andarono alle urne; tante erano analfabete in un momento in cui l’analfabetismo era una delle piaghe del nostro Paese, che poi fu sanata più dalla televisione che da veri e propri provvedimenti. Il primo gennaio del 1948 entrò in vigore la Costituzione, così come la conosciamo adesso. Enrico De Nicola era il capo provvisorio dello Stato e nella seduta del 15 luglio del 1946 disse: «La Costituzione della Repubblica Italiana (…) sarà certamente degna delle nostre gloriose tradizioni giuridiche, assicurerà alle generazioni future un regime di sana e forte democrazia, nella quale i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato siano egualmente garantiti, trarrà dal passato salutari insegnamenti, consacrerà per i rapporti economico-sociali i principi fondamentali, che la legislazione ordinaria – attribuendo al lavoro il posto che gli spetta nella produzione e nella distribuzione della ricchezza nazionale – dovrà in seguito svolgere e disciplinare». Da allora molti anni sono trascorsi e tante cose sono accadute, compresa Tangentopoli che nel 1992 decretò la fine della Prima Repubblica, in concomitanza con un cambiamento degli scenari internazionali. Il mondo non era più diviso in blocchi e gli americani – che pure avevano aiutato il giovane stato italiano nel secondo dopoguerra come si evince in pellicole dallo straordinario valore – si preparavano ad affrontare ben altre situazioni.

Maria Ianniciello (direttore di Cultura & Culture) con la Costituzione Italiana
Maria Ianniciello (direttore di Cultura & Culture) con la Costituzione Italiana

Il Referendum Costituzionale e la Cultura Politica

Personalmente considero la Politica come un’arte nobile, non un mestiere ma una missione. Ogni buon politico dovrebbe approcciarsi agli affari di Stato con mente e cuore aperti, mettendo da parte il proprio ego e gli interessi personali a vantaggio dei bisogni collettivi. Qualche giorno fa ho usato una metafora per commentare uno status di una mia ‘amica’ di Facebook; nel commento scrivevo che è necessario insegnare alle persone a pescare anziché dare loro dei pesci. Significa che è prioritario e molto più dignitoso guadagnarsi da vivere con il proprio talento anziché attraverso una formula di assistenzialismo o addirittura vivendo di elemosina. Il concetto non solo non è stato approvato (ci sta) ma non è stato nemmeno capito. Pazienza. Chi fa politica dovrebbe avvalersi di queste metafore per risolvere il problema gravoso della povertà, per esempio sviluppando nei giovani uno spiccato senso civico che metta la collettività al primo posto nella scala dei valori senza però omologare le coscienze ma partendo dalle caratteristiche specifiche e uniche di ciascuno. Quest’operazione dovrebbe essere fatta partendo dal concetto socratico del «so di nulla sapere», perché soltanto così la mente si apre a nuove e infinite possibilità. Socrate parlava di Maieutica: come una levatrice assisteva la gestante nella fase di travaglio per far nascere il bambino, così il filosofo tirava dall’allievo i pensieri personali e soggettivi, giacché sapeva che in ciascuno esiste una sorta di Dáimon, cioè un piccolo genio o una divinità, inferiore agli dei venerati all’epoca, che sosteneva l’individuo nella fase di discernimento indicandogli cosa fare. Era un po’ come l’angelo custode dei Cattolici, però a differenza di quest’ultimo era presente nell’essere umano sin dalla nascita e non viveva al di fuori dell’essere umano. Molti secoli dopo, James Hillman riprese questo concetto e lo pose al centro dell’illuminante libro “Il codice dell’Anima”, edizioni Adelphi. Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché penso che nella sezione elettorale dobbiamo affidarci a tutta la nostra saggezza senza scagliarci contro qualcuno o qualcosa ma agendo solo per il benessere collettivo. E` molto importante!

Il Referendum Costituzionale: ecco cosa prevede il testo

Che cosa prevede il Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016?

  • Il superamento del bicameralismo paritario

Significa che Camera e Senato non avranno più le stesse funzioni. Solo i deputati voteranno la fiducia al Governo. L’articolo 55 della Costituzione Italiana non sarà modificato del tutto. Ci saranno al contrario le seguenti aggiunte. «Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza. Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione. La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo. Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato. Le due Camere eserciteranno la funzione legislativa in modo paritario solo per alcuni provvedimenti (scarica il testo della riforma dal link in basso – vedi articolo 70). Il Senato della Repubblica può, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso, la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della Repubblica».

  • La riduzione del numero dei parlamentari (non più 315 ma 95 senatori)

L’articolo 57 della Costituzione stabilisce il numero dei senatori. La riforma prevede le seguenti integrazioni/modifiche: «Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. (…) I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori. (…) Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due (…) La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma. Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio». Sarà modificato anche l’articolo 58: « Il Presidente della Repubblica può nominare senatori cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati». Per leggere le modifiche degli altri articoli (meno sostanziali, legate più alla forma che al contenuto), potete scaricare il testo della riforma nel link in basso.

  • Il contenimento dei costi di funzionamento delle Istituzioni

L’articolo 69 prevedeva l’indennità per Camera e Senato. Riceveranno le indennità solo i deputati. Per leggere le altre modifiche scaricare dal link in basso il testo della riforma.

  • Soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) è un organo consultivo di Camere e Governo, istituito dai padri costituzionalisti per alcuni motivi sostanziali, cioè per aggregare tutte le parti sociali. Il CNEL costa allo Stato, secondo i numeri forniti dal Governo Renzi, 20milioni di euro all’anno e negli anni la sua funzione non è stata espletata integralmente. La riforma prevede la soppressione (articolo 99). Saranno abolite le province. Vengono ridefinite le competenze di Stato, Regioni e Comuni (Vedi Titolo V, seconda parte della Costituzione). Scarica il testo integrale della riforma costituzionale: clicca su QUI!

 

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