Stasera su Rai Uno c’è Superquark, recensione

stasera-rai-uno-superquark-recensione In attesa della quinta puntata di Superquark in onda questa sera su Rai Uno e avendo in mente la più recente, quella del 16 luglio, ci vogliamo addentrare nei meandri di questa trasmissione così longeva. Quest’anno il programma ideato da Piero Angela taglia il traguardo della XXI edizione e, dopo una partenza con due speciali dedicati alla storia dell’Universo e della Terra, ha ripreso con la sua formula ormai assodata in un mix tra natura, scienza, tecnologia, archeologia e medicina. La puntata di turno comincia sulle note ormai inconfondibili degli Swingle Singers, in apertura i documentari naturalistici, girati con grande cura, che ci fanno arrivare laddove molto probabilmente l’uomo comune non potrebbe metter piede. Nel quarto episodio sono tornati quelli della serie “Ushuaia nature” con l’esploratore Nicolas Hulot, il quale, con la sua equipe, ci ha condotti nella crosta terrestre (nei canyons del Messico, dentro le sue caverne per approdare, infine, in una minuscola isola della Colombia) e stasera ci porterà nel canale di Mozambico alla scoperta del celacanto, «un pesce molto strano, dalle sembianze preistoriche, era un pesce che i paleontologi conoscevano bene attraverso i fossili, ma che pensavano ormai estinto da milioni di anni». superquark-rai-uno-staseraAttraverso la grafica e, immediatamente dopo, con le parole di Piero Angela si passa all’argomento successivo, il quale, spesso e volentieri per far da raccordo e coinvolgere sempre più lo spettatore, pone delle domande come se lo avesse di fronte e gli stesse parlando vis à vis. Per intervallare i vari servizi vengono montate delle statistiche (come i dati sul parto cesareo in Italia) o talvolta si sceglie di interpellare direttamente l’utente inserendolo nella costruzione del focus. Per farvi un esempio tratto dall’ultima puntata, all’interno di “scienza in cucina”, per trattare il problema della sensibilità al glutine così poco conosciuto, al sondaggio del pubblico direttamente interrogato in strada, è seguito il parere degli esperti. Inizialmente la trasmissione di Piero Angela – nel lontano 1981 – si chiamava “Quark”, poi nel 1995 c’è stata l’evoluzione in Superquark e, con il tempo e di anno in anno, questo programma è diventato un cult e, a nostro parere, un modello per tutti coloro che avrebbero voluto realizzare trasmissioni di divulgazione scientifico-culturale. Possiamo dire che la struttura di base resta la stessa e, in fondo, forse è uno degli elementi di forza; certo si cerca di inserire le novità e lo si fa, in particolar modo, con le rubriche.superquark In un panorama attuale, tanto più con la concorrenza delle tv private, verrebbe forse spontaneo chiedersi come Superquark riesca a resistere; le risposte sarebbero molteplici e le rimettiamo anche a voi. Le nostre ipotesi, partendo oggettivamente dalla fattura della trasmissione, risiedono nella qualità degli approfondimenti della giusta durata (aspetto non scontato se si pensa alla soglia di attenzione), nella capacità di essere in forte connessione con la contemporaneità (vedi com’è stato trattato il focus sulle startup con anche il sottotema del co-working) e di saper affascinare verso il passato, in un mix di tematiche presentate in modo semplice senza scadere nel banale. A traghettarci nelle varie epoche e nei diversi luoghi il pilastro: Piero Angela, un conduttore che ha saputo e sa comunicare la scienza rendendola accessibile, a nostro parere, anche ai più piccoli. Ecco questo programma coltiva il seme per la curiosità che, crescendo, presi dalla routine si può anche spegnere. Superquark ha senza ombra di dubbio cresciuto generazioni e generazioni che si sono affezionate e non se ne perdono neanche una puntata. Magari in alcuni ha instillato la voglia di diventare persino astrofisici e noi ci auguriamo che possa continuare in quest’opera da servizio pubblico – e questo è un altro elemento importante e fondante del suo successo –collocandosi tra quei programmi che hanno a cuore l’educazione dello spettatore, nel senso anche di sguardo educativo, e ricordandosi qual è la missione, appunto, del cosiddetto “servizio pubblico”.

Voto: (5 / 5)

Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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