Quo Vado? Trailer del film di Zalone, trama e recensione

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Quo Vado?: trama, trailer e recensione del film di Zalone – Una bambina piange tra le braccia della madre, una giovane coppia teneramente si bacia, un anziano signore tiene per mano la sua compagna di vita, dai capelli bianchi e dalle labbra colorate di rosso; lei è elegante e sembra una donna antica, venuta da un’altra epoca. Siamo in fila in quest’angolo del Mezzogiorno d’Italia, dove le sale sono spesso drammaticamente vuote e dove il critico cinematografico non fa sosta perché la sua sede è altrove, nella Roma della Grande Bellezza o nella Milano della Moda. Eppure, per capire il cinema e i suoi fenomeni bisogna spargersi tra la gente. Le sale sono piene e non come lo erano agli inizi del Duemila, quando gli effetti di questa crisi non si erano intrufolati nelle menti della gente, rendendole sempre più vulnerabili, sensibili, a volte capricciose, perennemente insoddisfatte. Checco incassa quanto nessuno prima di lui e il suo film Quo Vado? è un’altalena di sensazioni. Cerco di percepire fino in fondo, lasciando andare qualsiasi preconcetto, così magicamente mi rilasso.

Non rido a crepapelle, come la signora che siede dietro di me, ma sorrido, perché Zalone un po’ mi rappresenta, italiana della classe media viziata dalla mamma pronta a tutto pur di soddisfare ogni suo intimo desiderio per evitarle quei dolori che, forse, se vissuti la faranno veramente crescere. Il papà di Checco Zalone sa tanto di mio padre, che ancora oggi rimpiange la Prima Repubblica, le occasioni lavorative mancate e quell’abbondanza che, secondo lui, solo il posto fisso – con le ferie pagate, il TFR e la Tredicesima – potrebbe dare. Tento, a mio modo, di trovare un predecessore di Quo Vado? ma è inutile perché questo lungometraggio somiglia solo a se stesso. Innovativo nella sua semplicità, l’attore pugliese incarna l’italiano di oggi: contraddittorio, influenzabile, spesso volubile, un po’ bonaccione, in bilico tra una presunta furbizia e un acclarato disincanto. La pellicola ironizza sui mali dell’Italia, portandoci al Circolo Polare Articolo e poi in Norvegia, dove Checco è stato trasferito da una glaciale dirigente (Sonia Bergamasco) proprio perché non vuole rinunciare al posto fisso che caparbiamente ha ottenuto grazie all’aiuto di un senatore della Prima Repubblica (Lino Banfi).

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La macchina da presa di Gennaro Nunziante segue le orme del personaggio principale, descrivendone le peripezie e, con un ottimo flashback, ci fa conoscere Checco-bambino che già sognava un’occupazione stabile. Come accade in certe commedie degli anni Settanta-Ottanta, il campo d’azione si sposta all’Estero, dove questo protagonista sui generis si civilizza rinnegando usi e costumi italiani per poi piangere sulle note della celebre Felicità, cantata di nuovo da Albano e Romina Power sul palco dell’Ariston nel 2015. Quo Vado? nel complesso è una pellicola intelligente, che fa leva sui classici luoghi comuni per smantellarli e per opporsi a quel processo di omologazione che ci vuole giustamente rispettosi delle regole civiche e dei diritti delle altre culture, ma poi nella pratica ci vede poco educati e forse anche troppo controllati, senza cuore, perché pervasi da un machiavellico cerebralismo. Il compito di Checco Zalone è fare spettacolo e ci riesce benissimo trascinando la gente al cinema che – sull’onda di un vero e proprio fenomeno di massa – s’interessa pure agli altri e più impegnati film in programmazione. La lunga coda che vedo quando esco dalla sala (l’orologio segna le 22.30) e il tutto esaurito sono una prova tangibile di quanto appena scritto. E, mentre cammino, mi dico che forse dovremmo imparare – tutti – a osservare con attenzione quest’Italia, senza quel velo di snobismo che comodamente un certo tipo di critica si pone sul volto giudicando a priori. Ed ecco il trailer di Quo Vado?.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Fondatrice di Cultura & Culture. Giornalista, iscritta all'Ordine dei giornalisti della Campania. Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Laureata in lettere con il massimo dei voti (vecchio ordinamento) presso la Seconda Università di Roma, lavora a tempo pieno da diversi anni nel giornalismo. Ha lavorato con quotidiani e televisioni dell'Irpinia e del Sannio: Valtelesinanews, Buongiorno Irpinia, Telenostra e Ottopagine. Ha collaborato con Paolo Filippi per il programma "Cordialmente" e con Radio Sì di Bruxelles. Dal dicembre 2010 al dicembre 2011 ha diretto la rivista a vocazione territoriale XD Magazine, che esce nelle province di Avellino e Benevento. A dicembre 2010 è uscito il suo primo romanzo "Conflitti" Tra il 2012 e il 2013 escono i primi due quaderni della serie: Le interviste di Maria Ianniciello. Il direttore di Cultura & Culture intervista Aldo Masullo e il fratello di Salvo D'Acquisto, Alessandro. Da gennaio 2016 è naturopata in formazione presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, presieduto da Raffaele Morelli. Su Cultura & Culture si occupa di benessere e naturopatia con un occhio sempre attento alla cultura. Pratica l'aromaterapia sia in gruppo che individualmente e fa consulti naturopatici.

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