Paola Turci, l’intervista

paola-turci-intervistaCinquant’anni lo scorso settembre, di cui quasi trenta di carriera artistica, Paola Turci celebra due traguardi importanti con l’uscita di Io sono, un nuovo disco, il sedicesimo, per ripercorrere le tappe principali attraverso dodici tracce e tre inediti. Nella seguente intervista Paola Turci si rivela, parlando di sé, del disco, del rapporto con la musica.

 

Come matura l’idea di questa antologia autobiografica?

Dal desiderio di dare più leggerezza alle mie canzoni. Volevo fare un disco acustico con una dimensione particolare, mescolandola all’elettronica ed è nata un’antologia con tre inediti.

 

Che tipo di modalità hai scelto per raccontare la tua storia?

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Sono partita dalle mie preferenze personali che si sono allineate a quelle del pubblico, poi sono andata a prendere qualche brano rappresentativo di quasi tutti gli album e ho cercato momenti della mia vita che fossero raccontati con delle canzoni. ‘Quel fondo di luce buona’ e ‘Lettera d’amore d’inverno’, sono due pezzi del disco che non ho mai ricantato in pubblico, sempre rimasti negli album e ho voluto riprenderli. A queste due canzoni sono davvero molto legata perché di un periodo in cui cominciavo ad avere un rapporto con la musica importante, bello.

 

paola-turciCome è stato reinterpretare i tuoi brani storici in questa veste inedita, acustica-elettronica?

Davvero molto particolare. Inizialmente avevo timore perché pensavo a un approccio come quello del concerto. Invece è stato bellissimo, mi sono ritrovata a esprimermi in modo completamente nuovo quindi, come se avessi cantato quei brani per la prima volta.

 

E’ stata difficile la scelta delle canzoni?

Ero arrivata a selezionare quaranta brani, poi ho voluto in qualche modo essere sintetica e rendere essenziale questa antologia, non volevo fare un disco doppio, mi sembrava troppo pesante. C’è ‘Bambini’, che rappresenta il mio documento d’identità, c’è ‘Volo così’, la canzone della mia rinascita, c’è il primo brano che ho scritto ‘Stato di calma apparente’, quello che ha avuto più successo tra la gente, ‘Questione di sguardi’, la canzone più amata dal mio pubblico ‘Ti amerò lo stesso’, la canzone che io ho amato, la più recente “Attraversami il cuore”, insomma sono sufficienti per raccontare me stessa.

 

Paola Turci, quanto c’è di autobiografico nei tre brani inediti del disco?

La canzone di Bianconi (‘Io sono’) è autobiografica, lui ha scritto la condizione in cui mi trovo. Apprezzo che abbia azzeccato il momento in cui sto mostrando anche l’altra parte di me, quella più fragile, più vulnerabile, a partire dalla copertina del disco dove mostro la mia cicatrice che è poi una metafora della fragilità. Sono proprio quello che si vede e che in fondo ho sempre un po’ nascosto.

 

Tanti consensi per questo nuovo lavoro ma quanto sei rimasta lusingata dai complimenti di Laura Pausini?

E’ stato bellissimo! Non me ne ero neanche accorta, me li hanno mandati e non ci volevo credere. Ho scoperto Laura come persona. Pochi anni fa con ‘Amiche per l’Abruzzo’, e quello che ha fatto lei in quell’occasione è stato un qualcosa di unico ed irrepetibile. C’è stato modo di dimostrare il nostro reciproco affetto ma non pensavo che volesse renderlo pubblico. E’ una donna eccezionale e non sto neanche parlando dell’artista, insomma una persona davvero extra ordinaria.

 

Paola Turci con Emilio Buttaro in un'intervista di qualche anno fa.
Paola Turci con Emilio Buttaro in un’intervista di qualche anno fa.

Come sarà il tuo tour che inizierà a breve?

Un po’ più energico delle atmosfere che ho creato, però la dimensione è quella. Sarà elettrico ed elettronico, sarà particolare, lo stiamo già sperimentando in vista del primo maggio quando sarò sul palco in Piazza San Giovanni.

 

E’ vero che a vent’anni per comprare la chitarra dei tuoi sogni hai speso tutto quello che avevi?

Sì (sorride, ndr), allora non avevo un affitto da pagare perché fino a ventun anni sono stata con i miei genitori e a quell’età ho comprato la prima acustica. Spesi proprio tutto ma ero felicissima perché potevo prendere quella chitarra che costava tantissimo.

 

In che modo è cambiato nel tempo il mondo musicale che ti circonda, quali valori sono scesi dal palco?

Credo che non si debba partire dal palco ma dalla situazione sociale italiana, insomma quello che è successo nel nostro Paese. La cultura in Italia si è un po’ abbassata ma per forza di cose. Penso però che anche il progresso, le possibilità immense che abbiamo, ad esempio nell’informarci, rendano ogni cosa più superficiale: sappiamo tutto ma sappiamo un pochino meno. Molto è cambiato per via del tempo, della tecnologia, di tutto quello che è avvenuto soprattutto in questi ultimi vent’anni.

 

I talent sono la moda del momento: qual è il  pensiero di Paola Turci in proposito?

Penso che ci sia una selezione naturale nel senso che, quelli che valgono davvero rimangono. Ad esempio Emma si vedeva subito che era una grande promessa e oggi è una realtà affermata, una persona eccezionale, grande lavoratrice anche se a lei il talent addosso non le si legge affatto.

 

Diversi tuoi colleghi stanno facendo da giudice, è un ruolo che ti piacerebbe?

Non saprei, anche se a dire il vero lo trovo divertente. Sono riuscita a vedere qualcosa in generale e mi rendo conto che c’è un gran divertimento. Inizialmente ho pensato: ma chi sono questi per giudicare, e invece c’è allegria, ci si mette in discussione reciprocamente, nessuno è superiore.

 

Nella tua recente autobiografia intitolata “Mi amerò lo stesso”, hai raccontato anche l’incidente del 1993 che ti ha cambiato la vita. E’ stato difficile descrivere quei momenti?

No, per niente perché li ricordo perfettamente e poi perché sono passati tanti anni. Li ho raccontati diverse volte ai miei amici, certamente non li ho mai messi nero su bianco ed in effetti scriverli mi ha fatto anche molto bene. Non ho paura di quello che mi è successo e per questo non è stato difficile.

 

Sei impegnatissima con la promozione del nuovo lavoro, ma stai già pensando a un nuovo disco di inediti?

Onestamente sì, confesso… Forse questo non è il momento giusto ma sto davvero pensando a ritagliarmi qualche giorno per chiudermi e ricominciare a scrivere!.

Emilio Buttaro

 

 

 

 

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Autore dell'articolo: Emilio Buttaro

Emilio Buttaro
Classe 1967 ha iniziato a svolgere attività giornalistica all’età di sedici anni. Nell’85 ha vinto il concorso nazionale “Vota lo speaker” indetto dalla FIPAV (Federazione Italiana Pallavolo) e l’anno dopo è stato il più giovane cronista accreditato al Festival di Sanremo. Laureato in Scienze Politiche ha presentato diverse manifestazioni come il Premio Internazionale di poesia “Nosside”. Attualmente collabora con varie testate giornalistiche tutte di portata nazionale tra cui: Il Messaggero, Radio 24-Il Sole 24 Ore, La Stampa (redazione sportiva), Radio TV Capodistria, SBS emittente radiotelevisiva continentale australiana, Agenzia di Stampa Italpress, Cultura & Culture e Costantini Editore.

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