Numero chiuso Università, la denuncia del Codacons

©fabioberti.it - Fotolia.com
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Secondo la sentenza della Corte europea dei diritti umani emessa ieri nei confronti dell’Italia, il numero chiuso che regola l’accesso a determinate facoltà non viola il diritto allo studio.

Per il Codacons la Corte di Strasburgo ha preso, per una volta, «una cantonata». In ogni caso, il fatto che secondo i giudici il numero chiuso non sia incompatibile con quanto sancito dalla convenzione europea dei diritti umani, affermano dal Codacons, «non significa che i test d’ingresso rispettino la normativa italiana, a cominciare dalla Costituzione». Inoltre, il Codacons sostiene che «a essere violato non è solo il diritto allo studio sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione, ma anche il libero accesso alle professioni». Insomma, continua l’associazione che tutela i consumatori, «questa sentenza, per quanto sia un’occasione perduta, lascia impregiudicate tutte le possibili azioni legali italiane».

Per questo il Codacons – che «ha già chiesto al  Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca  l’eliminazione dei test di ammissione e che, in attesa delle sentenza della Corte Costituzionale, ha già pronta una mega class action per risarcire gli studenti esclusi dalle facoltà – invita il Governo a seguire le indicazioni dell’Antitrust. In Codacons nella nota precisa infine: «Ricordiamo, infatti, che nel 2009, l’allora presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, così si era pronunciato sul numero chiuso dei dentisti (AS516): “L’artificiosa predeterminazione del numero dei potenziali professionisti … determina, dal punto di vista economico, un ingiustificato irrigidimento dell’offerta di prestazioni odontoiatriche, con l’effetto di restringere artificiosamente il numero dei potenziali professionisti e innalzare il prezzo delle relative prestazioni”. Per cui, concludeva Catricalà, “dovrebbero essere abbandonati i processi di contrazione del numero di posti universitari disponibili e dovrebbe essere assicurato il massimo ampliamento possibile dei posti universitari disponibili”. Il Codacons si domanda perché Monti abbia voluto all’interno del Governo l’allora presidente dell’Antitrust se poi non ha dato seguito ad una sola delle cose che l’allora Antitrust chiedeva, dai farmaci di fascia C nei supermercati ai preventivi obbligatori degli avvocati, dai saldi liberi all’eliminazione delle commissioni di massimo scoperto, dai tassisti all’eliminazione del numero chiuso dell’Università».

 

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Autore dell'articolo: Redazione

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