“Nightcrawler – lo sciacallo” strizza l’occhio a Brian de Palma

L’esordio di Dan Gilroy con un diabolico Jake Gyllenhaal dal 13 novembre al cinema. La recensione e la trama del film “Nightcrawler – lo sciacallo”

 

 Nightcrawler – lo sciacalloDan Gilroy sceneggiatore americano al suo esordio dietro la macchina da presa firma “Nightcrawler”, un thriller ad alta tensione che omaggia il b-movie anni ottanta e compone, in un mix di azione e dramma grottesco, un ritratto impietoso della società contemporanea che nel conflitto nasce e nel conflitto muore. Le strade di Los Angeles, dove è ambientato il film, sono quelle “violente” di Michael Mann, il cui sguardo notturno sulla città si riconosce fin dal panoramico incipit. Louis, ladruncolo che sottrae rame, fil di ferro e altro materiale dai cantieri edili per poi rivenderlo, non riesce a farsi assumere da nessuno, ma una volta divenuto testimone di un incidente stradale, la sua vita cambia. Affascinato dall’arrivo delle troupe televisive sul luogo della tragedia, inizia a pensare che forse vorrebbe fare questo lavoro. Si munisce quindi di camera a mano e di scanner radio e inizia a recarsi tempestivamente nei luoghi in cui avvengono incendi, scontri tra autovetture o altre disgrazie, diventando un venditore di morte in video alle emittenti che offrono il prezzo più alto. Stringe un sodalizio con Nina, direttrice di un importante network e assolda un senzatetto che gli fa da assistente. Gli eventi iniziano a precipitare nel momento in cui Louis giunge sul luogo di un triplice omicidio prima della polizia e comincia, come di consueto, a filmare la cruenta scena del crimine. Il valore aggiunto di questo convenzionale road movie che strizza l’occhio a Brian de Palma e al voyeurismo della moderna società interconnessa è Jake Gyllenhaal, negli “sporchi” panni di un mercenario su ruote deciso a divorare famelicamente e senza nessuna poesia il “sogno americano”. Da furfante di periferia diventa un ricercato videomaker che “insanguina” la quotidianità delle famiglie americane grazie ai suoi servizi macabri spesso trasmessi all’ora di colazione. Affetto da incurabile sindrome prometeica, vuole di più e fa della contrattazione e del “do ut des” la sua legge amorale con cui dominare il suo prossimo: il vagabondo con cui lavora, manipolato a dovere, Nina, la direttrice del network, da cui pretenderà sempre di più. L’abilità di Gilroy sta nel porre al centro della narrazione la figura losca e inquietante di Louis seguendo la sua involuzione passo dopo passo, in un percorso graduale di abbrutimento ma anche di esorcizzazione, in virtù di dialoghi taglienti e caustici, filtrati a volte dal tono leggero da black comedy. La variazione di registro stilistico, un po’ forzata in alcune svolte narrative, riesce a imprimere comunque un buon ritmo e grande tensione alla pellicola che prende le distanze dai tanti thriller politici degli ultimi anni, rappresentando con perizia di dettaglio la metà oscura albergante nell’uomo di strada. Come in molti altri film recenti, la storia di Louis ha un sottotesto neanche troppo velato che racconta la crisi dell’individuo, perso nelle solitudini metropolitane e il dissesto della realtà attuale annegata nel precariato e nella dissoluzione dei suoi valori.

Trailer: http://youtu.be/mAxUw5jXGuI

 

                                                                                                                                  Vincenzo Palermo

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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