Next to normal: trama e recensione

Next to normal: trama e recensione dello spettacolo visto al Teatro della Luna di Milano
Spesso in Italia si va a compartimenti stagni e purtroppo ciò accade anche in ambito culturale e artistico. Per fortuna, però, ci sono le eccezioni e lo spettacolo “Next To Normal” è tra queste! Certo è stato ideato in America, ma il regista italiano Marco Iacomelli ha voluto assumersi la sfida di portare da noi un prodotto innovativo del teatro musicale. Grazie alla produzione STM in collaborazione con la Compagnia della Rancia (la supervisione artistica è, infatti, di Saverio Marconi), “Next To Normal” finalmente tocca le città italiane (per ora solo tre) e ci auguriamo che venga sempre più richiesto dai direttori artistici. Il primo punto da sottolineare è che questo musical non è tratto da nessun testo letterario né da un film. Nasce pensato appositamente per le tavole del palcoscenico ed ha una potenza tale da arrivare dal circuito off alle luci di Broadway. “Next To Normal” decide di essere politicamente scorretto per l’argomento che tratta – la malattia mentale – e per come lo fa, vestendosi di una partitura musicale rock. Sì perché, tanto più in Italia, sembra ancora un tabù parlare di certe dinamiche e potrebbe apparire “scabroso” farlo tramite il teatro musicale e l’ironia che a tratti emerge. Da una scena su tre piani (Gabriele Moreschi) che evoca quasi degli scaffali della memoria, grazie anche al lavoro di disegno luci (Valerio Tiberi) e ai pannelli che si aprono e si chiudono sullo sfondo, ci ritroviamo in diversi luoghi e soprattutto all’interno di una casa. Il libretto e le liriche di Brian Yorkey (adattamento italiano di Andrea Ascari) ci offrono uno spaccato del nucleo famigliare e, al contempo, della mente umana. Si parla di disturbo bipolare, allucinazioni, elettroshock, psicofarmaci, elaborazione del lutto, mixando commozione e sorrisi per quell’humor nero di cui è intriso. Non si ha timore di dire quanto si abbia voglia di avere una vita “normale” e di domandarsi ancora una volta cosa significa “normale”. Ma chi è normale? Nel film “Infinitely Polar Bear” (distribuito da noi nel giugno 2015 col titolo “Teneramente folle”) la regista americana, Maya Forbes, aveva fatto occhio di bue su un nucleo famigliare, il cui idillio era stato interrotto dal disturbo bipolare del padre, un Mark Ruffalo in stato di grazia. Anche nella pellicola, delicatezza e leggerezza riuscivano a mettere a tema un tasto che si ha timore di guardare in faccia e che forse l’arte può farci digerire più facilmente.

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Nella famiglia Goodman di “Next To Normal” a manifestare i sintomi è la madre (una bravissima Francesca Taverni) in una tranquilla giornata mentre prepara dei tramezzini senza rendersi conto che li sta ponendo sulla sedia e a terra. Gli autori non la mandano a dire ed esplicitano come talvolta la soluzione più facile e a cui si ricorre, forse d’istinto, sia la somministrazione di psicofarmaci – si ironizza anche su questo (sempre con tatto). Lo spettacolo sviscera tutte le dinamiche psicologiche e le relazioni che una malattia inafferrabile provoca ed è così che assistiamo a momenti canori in cui, tra canto e controcanto, i personaggi cercano di dialogare tra loro o si fanno eco. Il marito (Antonello Angiolillo) desidererebbe tornare «a ciò che un tempo era a colori», riavere l’amore della sua vita e ricostituire il terzetto famigliare dato che il quadretto originario non è più possibile. La figlia Natalie (a cui dà corpo e voce una sorprendente Laura Adriani) trasmette con rabbia e dispiacere, in particolare in un brano, il suo sentirsi invisibile. Il suo cuore batte per Henry (Renato Crudo), ma non è semplice lasciarsi andare quando il turbinio della vita ti travolge.

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In “Next To Normal” c’è spazio per i flussi di coscienza dei singoli così come per i momenti di gruppo e gli scontri tra genitori e figli, senza dimenticare le allucinazioni. Non si vuole accontentare la platea e ciò non accade neanche alla fine. Per restituirvi un po’ l’idea del registro, vi offriamo un esempio: in uno dei primissimi brani si fa il verso a una canzone cult “Le cose che piacciono a me” di “Tutti insieme appassionatamente”. Si vuole lanciare un messaggio forte su una famiglia che non c’è più tanto più ai nostri giorni. È innegabile che si abbia voglia di sognare e anche questi membri vorrebbero farlo, ma l’affresco da “mulino bianco” è davvero reale? “Next To Normal” prova a rispondere schiaffeggiandoci con questo spaccato di vita vera. La malattia psichiatrica è un tabù? Per la nostra società ci sentiamo di dire di sì, ma spettacoli come questo potrebbero essere una delle vie per scardinarlo. Ci torna in mente anche lo spettacolo “Mombello. Voci da dentro il manicomio” diretto da Paola Manfredi che ha dato vita, col suo Teatro Periferico, anche al progetto “Case matte”. Quest’ultimo è stato un viaggio all’interno di ex-manicomi italiani cercando di fare un lavoro di memoria attiva per creare anche la consapevolezza che si sta parlando di esseri umani. Completano il cast artistico di “Next To Normal” un credibilissimo Luca Giacomelli Ferrarini (noto per il Mercuzio in “Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo”) e Brian Boccuni. Per la parte tecnica segnaliamo che la direzione musicale è curata da Riccardo Di Paola (musica di Tom Kitt), mentre le coreografie sono di Gillian Bruce. Da non perdere!

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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