Moonlight: recensione del film

Moonlight significa letteralmente al chiaro di Luna. Il nostro satellite, che ha ispirato pittori e letterati (pensate per esempio a Verga o Pirandello), esercita una certa influenza sulla Terra e, per alcune tradizioni antiche, anche sulle persone. Cosa ci sia di vero, non lo so. So solo che vediamo spuntare la Luna qua e là pure nelle pellicole. I cineasti la utilizzano per descrivere un certo stato dell’animo e nel caso del film premiato con tre Oscar (per il migliore attore non protagonista, per la regia e per la migliore sceneggiatura non originale; le candidature nel complesso erano otto), la Luna porta un po’ di luce nelle tenebre dando un pizzico di speranza al personaggio principale. La macchina da presa di Barry Jenkins (alla seconda regia) segue i passi di Chiron, detto ‘Piccolo’, che vive in un quartiere di colore e degradato di Miami. Lui è considerato un ‘diverso’ nella sua comunità, forse per l’andatura femminile o più semplicemente per una presunta debolezza. Le vessazioni – che subisce dai propri coetanei – sono continue e lo mettono a dura prova così come l’atteggiamento egoistico della madre tossicodipendente. Per ‘Piccolo’ sembra non esserci una via d’uscita e il regista descrive in maniera impeccabile, attraverso alcune sequenze movimentate, il travaglio interiore del protagonista che preferisce la fuga alla lotta. A un certo punto fa amicizia con il pusher di zona (Mahershala Alì) e con la moglie Teresa. Sarà costui a insegnargli a nuotare e a fargli per un periodo da padre.

In Moonlight, tuttavia, la protagonista non è la Luna bensì l’acqua, sulla quale il nostro satellite esercita la propria influenza. Vediamo, infatti, l’oceano in molte sequenze del film, probabilmente perché il contatto con il mare acquieta ‘Piccolo’ – che è alla ricerca sin da bambino della propria identità – e lo ricongiunge con l’energia femminile che avvolge ogni cosa. Gli anni passano e Chiron conosce l’Amore ma la sua natura è messa all’angolo dalla violenza più cupa e, per farsi forza, si costruisce una corazza. Non tutti, però, fanno così. C’è chi si adatta al sistema e chi, dopo una serie di errori, trova la strada per esprimersi attraverso la creatività. Ognuno ha un modo del tutto personale di reagire. La cinematografia di colore racconta se stessa e i propri travagli, che qui non sono generati dall’uomo ‘bianco’. Questa volta entriamo in una comunità afro-americana per scoprire che «ogni mondo è paese» e che qualsiasi uomo sa amare e odiare oltremisura, a prescindere dalla razza.

Il tema dell’omosessualità, nonostante sia l’asse portante del film, è solo accennato, a differenza di altre pellicole che trattano lo stesso argomento, come I segreti di Brokeback Mountain o Philadelphia, film che affronta il concetto della ‘diversità’ in modo sublime, più corale e sicuramente dirompente. ‘Piccolo’, al contrario di Andy, sussurra e abbassa la testa quando in realtà vorrebbe solo urlare, piangere e battersi per trovare il proprio posto in una società che sembra offrirgli «la strada» come un’unica possibilità di rivalsa. Forse bisogna prima perdersi per ritrovarsi, chissà! Allo spettatore consiglio di accostarsi a Moonlight senza grandi aspettative, perché non è il capolavoro di cui tutti parlano, almeno non per me, se paragonato ad altre pellicole da Oscar. E` altresì un film che vale la pena di vedere con la mente libera e il cuore aperto, in quanto questa vicenda, con il taglio intimistico e personale, ha molto da insegnarci!

 

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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