Modà: Passione Maledetta, recensione dell’album

“Passione Maledetta” è il nuovo album dei Modà. In questo disco lo stile pop del gruppo, capitanato da Kekko Silvestre, si fonde a venature rock e le atmosfere romantiche si alternano alla rabbia contro il destino, alla speranza, alla voglia di vivere e di farcela. Ancora una volta i Modà confermano la loro identità forte e riconoscibile in dieci tracce in cui l’amore è declinato secondo diverse prospettive, senza dimenticare, però, che non si tratta di un sentimento sospeso nell’aria, ma di una componente fondamentale dell’esistenza, inserita nella quotidianità di ognuno di noi. “Passione Maledetta” non rappresenta una particolare volontà di sperimentare da parte del gruppo; i Modà riaffermano se stessi e il loro personale modo di fare musica con amore e, appunto passione. Tutti i pezzi riportano alla natura della band e alle personalità dei componenti, senza forzature, né ansia di dimostrare la ricercatezza nei testi o nelle melodie. Un tentativo, riuscito, di imporsi ancora meglio sulla scena musicale, consolidando il loro ruolo di band pop rock ed evitando quell’originalità a tutti i costi che, spesso, rende il lavoro impersonale.

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Certo, se i Modà si fossero presi qualche “rischio” in più (e avrebbero potuto, data la loro bravura), “Passione Maledetta” non ne avrebbe certo risentito. Il nuovo album si apre con il pezzo rock “Ti passerà”, una dimostrazione d’amicizia in musica e una riflessione sulla necessità di “cogliere l’attimo”, di vivere con curiosità, poiché tutto, prima o poi passa, tanto gli avvenimenti belli, quanto quelli brutti: “Rialzarti come un pugile e colpire … ricordati, prima di colpire, che non vince chi ha più braccia da mostrare”. La vita, del resto, è fatta di tante piccole fortune. Questo brano, nel testo che descrivere l’amore per la vita, ricorda, seppur in versione rock e con le ovvie differenze, “Meraviglioso” di Modugno. “E’ solo colpa mia” è un brano pop lento, ma dalle parole decise, perché mette l’ascoltatore di fronte alla vulnerabilità che, sempre, accompagna l’amore nel cuore di ognuno di noi. “Seguo l’istinto, ma non ho il coraggio di venirti a dire ciò che penso”. Il sentimento romantico è il preludio di mille dubbi, ma se diventiamo vittime delle convenzioni, della paura di mostrarci deboli, la nostra anima e la nostra identità saranno svuotate e finiremo per perderle. Il terzo brano, “E non c’è mai una fine”, uno dei più intensi dell’album, è giocato su una melodia che esplode nel ritornello, sottolineando il potere “neutro” dell’amore, il quale provoca bene e male, ferite che cicatrizzano, ma non scompaiono. “La sensazione di sentirsi un corpo solo” esprime bene questo concetto e anche il fatto che tutti siamo la somma di ciò che ci portiamo dietro, esperienze positive o negative, in amore e nella vita. Nella canzone “Francesco” viene descritto il difficile mestiere di genitore e il complesso rapporto con i figli. Sia nel testo che nella musica i Modà tengono in equilibrio la tenerezza e la severità, due elementi importanti per cercare di crescere, quotidianamente, futuri uomini e donne forti ma, nello stesso tempo, attenti al mondo che li circonda. “Francesco … non pensare a gareggiare col mondo, la sfida è con te stesso”, verso che evoca la positività alla base del brano e la profondità di certi insegnamenti che tutti i genitori dovrebbero impartire ai figli. “California” è un inno vivace ai viaggi che ci fanno scoprire posti e abitudini nuove, spingendoci a vivere momento per momento, osservando e divertendoci fino a non voler tornare più a casa. “E danzano le nostre anime si uniscono”: rimanda alla libertà percepita dal viaggiatore, alle esperienze che lo fanno maturare.

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Il pezzo che dà il titolo al nuovo album dei Modà, “Passione Maledetta”, è un rock impetuoso, arrabbiato, impulsivo, proprio come sono le passioni, che hanno anche la caratteristica di essere maledette e benedette allo stesso tempo; ne siamo risucchiati e ne abbiamo bisogno. “Come faccio a togliermi di dosso questa passione maledetta…a rassegnarmi che da oggi sarai solo un ricordo”. Il rischio più grande, tra due persone, è quello di confondere la passione con l’amore. Per chi ama davvero, ciò significa scontrarsi con la dura realtà di un sentimento non corrisposto. “Forse non lo sai” è l’unica canzone del disco a non presentare un testo profondo e a non indagare sul mistero dell’amore. La storia, su una base rock più dolce rispetto a quella di “Passione Maledetta”, è quella di una ragazza che vuole mostrarsi in tutto il suo candore ma, in realtà, nasconde una dirompente sensualità. “Forse non lo sai che io non so chi sei” esprime proprio lo stupore di questa ambivalenza, di due parti che compongono la natura della protagonista della canzone, benché una, quella provocante, sia celata, nascosta in quanto, forse, non accettabile socialmente. L’ottava traccia, “Doveva andare così” è un brano in cui la chitarra rende tutta la malinconia dell’impotenza di fronte al destino. Quanto della nostra vita e in amore è modificabile dalle nostre azioni e quanto, invece, è già stato stabilito? “So che andare in cerca dell’amore non è proprio il massimo, meglio aspettare che ti trovi, anche se aspetti già da un po’”: in questi versi c’è l’incertezza e la speranza nel futuro, la consapevolezza che, forse, ciò che ci accade ha un senso e la strada deve proseguire in un certo modo affinché lo comprendiamo. Il brano, però, non esprime rassegnazione, bensì la capacità di trovare un equilibrio tra ciò che vogliamo e la corrente della vita, che ci trasporta, spesso, dove nemmeno immaginiamo. “Che tu ci sia sempre” racchiude, nella sua anima pop, uno dei rischi più grandi dell’amore finito: sperare che l’altro “lasci una porta aperta”, che ci tenga nei suoi ricordi, così da riaccendere in noi, con un piccolo barlume di memoria, la speranza. “Conservami uno spazio tra i ricordi, quelli più semplici” vuol dire aggrapparsi a qualcosa che non c’è più ma, così facendo, non rischiamo di compromettere il nostro futuro? Il pezzo che chiude l’album, “Stella cadente” è il più poetico di tutti e, nel testo, ritroviamo la profondità dell’amore vero, quello che ci porta a idealizzare l’altra persona, a voler creare con lei un rapporto di esclusività. “Se tu scappassi tra un milione di stelle, di sicuro saprei riconoscerti tutte le volte che il cielo le accende”. In questi versi i Modà dimostrano la maturità musicale che hanno raggiunto con il tempo e con l’esperienza. “Passione Maledetta” è la dimostrazione che, se si rimane fedeli a se stessi e alla propria identità artistica (ciò non significa rinunciare alla ricerca musicale, al contrario) creando in modo semplice ma usando il cuore e la testa, si possono ottenere ottimi risultati.

 

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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