Milano, a teatro “Sette spose per sette fratelli”

La recensione dello spettacolo Sette spose per sette fratelli. Visto il 10 dicembre al Teatro Nuovo di Milano. Il musical sarà in scena fino al 6 gennaio 2015.

 

 sette spose per sette fratelli 2Ascoltando e guardando le reazioni del pubblico in sala (tutte entusiaste) durante il debutto di Sette spose per sette fratelli al Teatro Nuovo di Milano si percepisce quanto la gente abbia voglia di spensieratezza. Sembra di fare un passo indietro, come se i motivi che resero grande il genere musical nella cinematografia hollywoodiana, tanto più nel Dopoguerra, siano oggi, nel tempo della crisi, ancora validi e attuali.

Ecco, grazie al mix di scene (Teresa Caruso) e costumi (Cecilia Betona) che creano l’ambientazione insieme alle proiezioni video, il salto temporale lo si fa idealmente, iniziando già a fantasticare sulle prime note (“Bless Your Beautiful Hide / Wonderful, Wonderful Day”) di una delle colonne sonore più famose. Il musical di L. Kasha e D. S. Landay, con le musiche di Gene De Paul e diretto nell’edizione italiana da Massimo Romeo Piparo, è tratto dall’omonimo soggetto cinematografico di Steven Vincent Benetdel del ’54, prodotto dalla MGM. Sette spose per sette fratelli è uno di quei classici intramontabili che mettono in campo i buoni sentimenti, in cui già si sa come andrà a finire e forse lo si va a vedere anche per questo.

milano sette spose per sette fratelliA interpretare Milly e Adamo Pontipee: Roberta Lanfranchi e Flavio Montrucchio. Della showgirl avevamo avuto modo di assaporare le qualità canore anche nella terza edizione di Tale&Quale Show (il varietà di RaiUno ideato da Carlo Conti) e qui le conferma sostenendo anche recitativamente il ruolo della donna che, tra dolcezza e fermezza, farà breccia nel cuore dell’orso che vive tra i monti. Colui che si rivela sotto un altro aspetto è il nostro lui, un Montrucchio che, dopo Grease (2004-2005) e Aladin – il musical (2011), ha acquisito una certa padronanza canora, pronto a esibirla giocando con l’immagine di Adamo, «intrepido, burbero, dolce e sincero». Sarà l’incursione della donna negli equilibri tra fratelli a cambiare le carte in tavola, attraverso “Fai la corte” educa a lasciarsi andare chi è vissuto isolato e ha represso i propri sentimenti. Il cast è completato da 20 ballerini, attori, cantanti in cui le tre componenti principali del musical – recitazione, canto, danza – sono ben rappresentate, qualche nota potrebbe apparire stonata, invece, pensiamo che alcuni toni recitativi siano stati volutamente scelti da Piparo anche per giocare con delle icone (com’è, ad esempio, la donna dal tono troppo mieloso e dalle fattezze da bambola di porcellana). Tra loro spicca Alessandro Lanzillotti, veterano di questo tipo di spettacolo dal vivo, e interprete di Gedeone, il fratello minore.

sette-spose-fratelliUna piccola nota va fatta sulle proiezioni video, con cui probabilmente si vuole omaggiare anche l’effetto del formato cinemascope, sono usate principalmente per creare i passaggi di transizione, quando i nostri si spostano dalla montagna al villaggio e viceversa. Nel primo atto possiamo dire che i cambi di scena messi in atto dagli stessi artisti o dai tecnici sono più fluidi rispetto alla soluzione video che ci scolla un po’ dall’atmosfera anziché immergerci ulteriormente. Nel secondo atto l’interazione con le proiezioni video funziona molto meglio, facendosi talvolta sfondo per le coreografie coinvolgenti di Roberto Croce.

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sette spose per sette fratelli teatroStanley Donen, dopo Cantando sotto la pioggia, aveva osato con questo musical, imbarcandosi nell’avventura di modernizzare il ratto delle Sabine con la scelta dell’ambientazione western in Oregon e fu ripagato. Piparo, che mastica questo campo specifico da circa vent’anni, punta su uno spettacolo che sembra semplice e lineare, ma ha le sue insidie. Il rapporto uomo-donna è trito e ritrito, qui cavalca linee drammaturgiche già percorse, quasi da fiaba, la buona riuscita della messa in scena sta nel risultare credibili, senza scadere nel macchiettistico o in un’idea artefatta che sottolinei la finzione. A parte qualche parrucca poco verosimile, in questo adattamento ci son riusciti e il coinvolgimento è assicurato.

Una chicca: ci sono quattro brani inediti rispetto alla pellicola, in accordo con la versione teatrale americana più recente.

 

 Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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