Luigi Lo Cascio riporta in scena Otello: la recensione

La recensione dello spettacolo Otello, liberamente ispirato all’ “Otello” di William Shakespeare, scritto e diretto da Luigi Lo Cascio. La pièce è in scena fino al 1 febbraio 2015 al Piccolo Teatro (allo Strehler) di Milano e proseguirà la tournée fino a marzo 2015 toccando, tra le varie città, Trieste (11-15/02), Brescia (18-22/02) e Roma (17-29/03).

 

Su una scena nera, al centro, cala un drappo, è bianco ed è pronto a diventare uno schermo per i versi del prologo:

«Me lo dai, il fazzoletto, per favore?

Quello che io ti diedi

come pegno d’amore

Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

[…]

Il fazzoletto che ora ti domando

nella sua trama è intriso di magia.

La seta proviene dai vermi sacri

di una sibilla antica e posseduta

da gran furore mentre lo tesseva»

@Parrinello
@Parrinello

…. e mentre continuiamo ad ascoltare i versi, le animazioni di Nicola Console e Alice Mangano fan prendere corpo alle immagini restituite da una voce calda che ti fa immergere nella tragedia umana che di lì a poco verrà raccontata, partendo, però, dalla fine.

È così che inizia l’Otello di Luigi Lo Cascio, liberamente ispirato all’ “Otello” di William Shakespeare, un adattamento che vuole scarnificare il plot originario e la parola stessa, senza stravolgerne il soggetto e ricreando una propria poesia. Questo Otello va infatti al nucleo primario, costituito da tre personaggi più uno: Otello (Vincenzo Pirrotta), Desdemona (Valentina Cenni) e Iago (lo stesso Lo Cascio), ma a traghettarci c’è n’è uno sgorgato dalla penna proprio dell’artista palermitano, un soldato (Giovanni Calcagno), il quale mosso da una verità quasi esistenziale e forse anche da pietas verso il suo generale, vuole raccontare la sua versione della storia.

L’operazione che questa rilettura mette in campo ci fa accedere a una sfera molto privata e umana e, forte del gioco di significato e significante già messo in discussione nel testo originario, crea un proprio sistema con una chiave di lettura originale che vuole puntare all’essenza e, al contempo, giocare con le parole, gli stereotipi e l’immaginario. Nel testo shakespeariano è sempre messo in crisi il canone secondo cui la purezza corrisponde al bianco e il male al nero e la connotazione di Otello come “il Moro” viene sottolineata spesso, nella riscrittura di Luigi Lo Cascio si sceglie di andare oltre il colore della pelle. «La cosa che li fa diversi è che uno è masculo e l’altra è femina» – ci sottolinea il nostro narratore. Da questa differenza nasce l’incontro tra i due amanti, ma è «da quella differenza fondamentale che talvolta, invece di generare un incontro tutto da costruire in virtù del desiderio, può spalancare un varco da cui può irrompere un odio smisurato» – (dichiarazione del regista).

Il colore nero è rappresentato da altre soluzioni sceniche (tra cui le proiezioni di ombre) e dalle tinte dei costumi, persino dal livore che traspare sul volto del guerriero in alcuni momenti topici, stimolato, in particolare, dalle parole insidiose dell’«onesto Iago».

©Parrinello
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L’attore, premio David di Donatello per la sua interpretazione di Peppino Impastato ne “I cento passi” di M. T. Giordana, prosegue coerentemente un viaggio personale nel mondo teatrale, cercando un suo vicolo quando non è solo “esecutore”, tanto che anche gli stessi classici li ricrea ad hoc partendo da un lavoro sottile e certosino sul testo. Già con “La caccia” (2008) aveva rivisitato “Le Baccanti” di Euripide confrontandosi direttamente lui col testo in greco, traducendolo, masticandolo e ridonandolo con una cifra stilistica propria, riconoscibile anche in questa regia. Per il suo Otello sceglie di mettere a fuoco le parti del testo funzionali al suo disegno drammaturgico mantenendo l’uso dei versi e optando per la lingua siciliana, alternata da quella italiana (utilizzata, in particolare, da Desdemona). Non ne possiamo avere la certezza, ma è come se Luigi Lo Cascio abbia voluto omaggiare sì la sua lingua d’origine, ma anche quel background di tradizione tra cui c’è anche la scuola siciliana, fondamentale e fondante per la nostra storia della letteratura.

©Parrinello
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Il canto del soldato viene preceduto da un ideale singolar tenzone con Iago, l’orditore della trama che si è appena compiuta. Quest’ultimo si rivolge a noi – «belli e assettati» – dal fondo della platea, percorre il corridoio centrale e sale sul palco, ma a tenere le fila sarà il soldato narratore, che si farà ora la voce della coscienza, ora coro, richiamando un senso tragico insito in questa vicenda umana. Iago, che aveva messo alla tortura il suo generale, come contrappasso finiva sulla sedia della tortura, che qui viene rappresentata nelle animazioni – e non solo – ed è così che il simbolico si percepisce fisicamente, seppur declinato con un linguaggio poetico e visionario. L’amore verso «lo straniero» è decantato da Desdemona con lettere scritte sui fazzoletti, un amore puro e delicato che riesce a scalfire il cuore di pietra del capitano di Ventura. Molto suggestiva è la scena tra i due che si dichiarano amore, resta come un fermo immagine mentre il cantore si rivolge a noi e ci ritorna in mente quando Iago inizia il suo compito – i due, infatti, in alcuni istanti, sono quasi nella stessa posizione in cui erano i due amanti. Il nostro Otello, man mano che il dubbio s’insinua, diventa sempre più un Orlando furioso e, come tale, deve riconquistare il senno (ma non vogliamo rivelarvi altro).

Chapeau a tutto il cast: a Otello che vibra delle sue passioni e contraddizioni, a Iago disincantato nei confronti dell’amore, a Desdemona affascinata dall’arte della guerra (vedi l’Angelica dell’Ariosto) e sposa devota (richiama tratti di Giulietta e anche di Penelope) anche sul letto di morte e complimenti a un soldato che si fa “Orazio” per il suo “Amleto”. Ma tutti loro hanno anche tante altre sfumature e ci appaiono nella personale solitudine.

«Come fu possibile che all’improvviso la vita diventò tragedia?» Questo Otello ci fa vivere come possa accadere tutto ciò.

 

Maria Lucia Tangorra

 

Milano, Piccolo Teatro

 

“Otello” di Luigi Lo Cascio, liberamente ispirato all’ “Otello” di William Shakespeare – dal 21 gennaio al 1° febbraio 2015

Regia Luigi Lo Cascio, con Giovanni Calcagno, Valentina Cenni, Luigi Lo Cascio, Vincenzo Pirrotta

Scene, costumi e animazioni di Nicola Console e Alice Mangano

Musiche Andrea Rocca

Luci Pasquale Mari

 

Produzione Teatro Stabile di Catania, Emilia Romagna Teatro Fondazione

 

Si ringrazia l’ufficio stampa del Piccolo Teatro, nella persona di Valentina Cravino

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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