Le Folli Arie, intervista alla band che dice No all’”immagine”

Le Folli ArieLe Folli Arie sono un progetto intelligente e ambizioso nato a Milano qualche anno fa dall’unione di quattro musicisti che, alla soglia degli -enta, decidono di avviare un nuovo percorso artistico insieme. Al nucleo originario formato da Simone Corazzari (voce, chitarre, autore e produttore) e Massimiliano Masciari (basso) si aggiungono Marco Antonio Cerioli (tastiere e seconde voci) e Francesco Meles (batteria e percussioni), creando così un groviglio di influenze e riferimenti musicali che vanno dal prog al grunge passando per pop, punk, blues. Il tutto frullato nelle 13 tracce dell’omonimo disco d’esordio, in uscita lunedì 26 gennaio sulle principali piattaforme online. Anticipato dal singolo “Non è Facile”, l’album vede la straordinaria partecipazione di Lorenzo Cazzaniga (già al lavoro, per citarne solo alcuni, con Claudio Baglioni, Fabrizio De André, Sting, Lucio Dalla, Vasco Rossi) in fase di mastering e mixing. Un valore aggiunto che sicuramente dona lustro a questa opera prima di un gruppo che può rivelarsi prezioso per il panorama musicale italiano. Abbiamo incontrato Simone Corazzari, uno dei fondatori, per parlare di questa nuova (e folle) avventura.

Simone, domanda dapertura obbligatoria: come e perché nasce il progetto Le Folli Arie?

Il nucleo originale di questa formazione (io e il bassista Massimiliano Masciari) nasce tra il 2011 e il 2012, anche se già da ragazzini suonavamo insieme. Poi abbiamo conosciuto Francesco Meles e Marco Antonio Cerioli e abbiamo deciso di tirare fuori i pezzi che avevamo scritto noi, mettere la carne al fuoco e cercare di creare qualcosa di nostro, che rappresentasse tutti e quattro. E’ venuta fuori una cosa molto contaminata, in cui si sente l’apporto di ognuno. E nonostante gran parte dei pezzi li abbia scritti io, emergono le varie attitudini della band, dal punk al prog al pop.

 

Le Folli Arie intervistaQuanto ci è voluto per far convivere nello stesso progetto quattro anime così diverse?

Ci abbiamo messo circa due anni di lavoro, col disco pronto nel 2015. Non è poco. Anche perché a livello caratteriale ci scanniamo tanto! Ma è anche divertente per quello: dal conflitto forse nascono le cose più belle, no?

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Tu che cosa intendi per “gruppo prog-pop”, cioè come voi stessi vi definite?

L’idea del prog, negli anni ’70, era di portare avanti un linguaggio partendo dai presupposti dell’epoca. Noi stiamo cercando di fare più o meno lo stesso partendo da quello che siamo, da un linguaggio più moderno. E’ più il concetto di essere “progressivi”, cioè di portare avanti, sperimentare, mettere insieme gli stili. Di prog “puro”, in realtà, non c’è tantissimo, ma c’è una forte contaminazione reciproca. “Pop”, invece, perché cerchiamo di tenere le melodie e di mantenere l’immediatezza.

 

Parlami della vostra collaborazione con un peso massimo della discografia italiana come Lorenzo Cazzaniga.

Lui è un grandissimo. Ho avuto la fortuna di conoscerlo tramite un mio amico e collega chitarrista. E’ stato un vero e proprio mentore durante la produzione del disco, di cui mi sono occupato io personalmente. Mentre Lorenzo lavorava sui mix io me ne stavo lì seduto a guardarlo, cercando solo di spiegargli la mia idea di suono, perché il maestro era lui. Si è dimostrato molto disponibile e il suo approccio è stato professionale e appassionato, come se stesse lavorando con Baglioni! E’ stato strano perché lui si aspettava che gli chiedessi di produrre il disco, invece questa era una sfida che volevo affrontare io stesso. Poi lui mi ha dato le dritte giuste e quando c’è stato da mixare, è salito in cattedra e ha smussato dov’era giusto farlo. Ma è stato un lavoro lungo: praticamente andavo a casa sua ogni giorno! E quindi siamo diventati amici e adesso spero di poterci lavorare ancora insieme nei prossimi dischi.

 

Avete deciso coraggiosamente di non puntare affatto sull’immagine, escludendo i servizi fotografici ed evitando di comparire nei video o sulla copertina del disco, cercando di farvi conoscere esclusivamente attraverso la vostra musica. Perché questa scelta?

Semplicemente per portare al centro la musica, togliendo tutti i fronzoli del caso che invece impone il mercato. Ci interessa soprattutto far girare le nostre idee e anche l’idea che la gente venga a vederci dal vivo! Cioè “ci vuoi vedere? Vieni ai nostri live”. Poi magari più avanti vedremo di comparire da qualche parte.

 

Cosa pensi del panorama musicale italiano? Ci sono novità interessanti che ti piacciono?

Non ascoltiamo tanta musica italiana, a dire il vero. L’ultimo disco che ho comprato è quello di Massimo Varini, un chitarrista bravissimo che ha realizzato anche lui, come noi, un disco a 432 Hz (la cosiddetta “accordatura aurea”, ndr). Poi mi è piaciuto molto il lavoro di Fabi-Silvestri-Gazzè. Ma insomma, non la seguiamo molto. Se ti devo dire che mi piacciono i Negramaro o i Modà, non te lo dico!

 

Nel disco c’è la versione inglese del singolo, “It’s not Easy”. Avete in mente di mirare anche al mercato estero?

Sarebbe bello vedere cosa succede all’estero se facciamo uscire un singolo. A febbraio proviamo a farlo circolare per la rete e vediamo come va. Ci piacerebbe anche perché tutti noi veniamo soprattutto da ascolti stranieri e per me è naturale scrivere con una certa musicalità. L’italiano è più adatto per fare cantautorato o comunque cose con tante sillabe. Se ci fai caso, i grandi cantautori non è che abbiamo queste melodie infinite, ma usano un certo tipo di scrittura per inserirci più sillabe possibili. L’inglese, al contrario, lo vedo per noi come una derivazione naturale, infatti nel disco ci sono tre pezzi scritti così più due strumentali che comunque hanno il titolo in inglese.

 

State già preparando un tour?

Bella domanda (ride, ndr)! Adesso partiamo con la data zero, domenica 1 febbraio a Milano. Poi siamo in contatto con varie agenzie e quindi cercheremo di inserire via via tanti appuntamenti, cercando di farne il più possibile al meglio possibile. Poi in primavera faremo un tour per le università e poi vedremo. Il sito, comunque, verrà costantemente aggiornato.

 

Paolo Gresta

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Autore dell'articolo: Paolo Gresta

Paolo Gresta
Paolo Gresta è nato a Roma nel 1977. Laureato in Lingue, con una specializzazione in Editoria e Scrittura, è giornalista pubblicista e collabora da anni con riviste e magazine online con articoli di cultura, spettacoli, musica e sport. Tra i suoi interessi principali ci sono la letteratura, i concerti, i viaggi e la scrittura”

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