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La Grande Scommessa: trailer, trama e recensione

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La Grande Scommessa: trailer, recensione e trama – Quanto ne sappiamo della crisi del 2008? Noi cosiddetti comuni mortali ne abbiamo pagato, chi più chi meno, le conseguenze, subendo le regole del gioco di chi davvero sapeva maneggiare i soldi, i nostri soldi. Tutti abbiamo consapevolezza di questo e tutti sappiamo che “homo homini lupus”, Jordan Belfort docet. Il punto è che se nel film diretto da Martin Scorsese, “The Wolf of Wall Street” (2014), i termini utilizzati dal protagonista & company sono comprensibili e fruibili per lo spettatore, nel caso de “La grande scommessa” di Adam McKay risultano tali se si ha una buona preparazione in materia. Innegabilmente ad attrarre il grande pubblico potrà essere il cast dell’ultima fatica del regista americano: Brad Pitt, Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, Marisa Tomei – solo per citarne alcuni. Loro non deludono affatto le aspettative e, anzi, dimostrano ancora una volta quanto sappiano essere duttili, abilissimi nel trasformarsi fisicamente e bucano lo schermo in primis per questo. A ciò si aggiunge una solidissima sceneggiatura (scritta a quattro mani con Charles Randolph) che prende spunto dal bestseller di Michael Lewis, “Liar’s Poker”, «in cui lancia uno sguardo divertente e rivelatore sul redditizio e ingannevole mondo del trading di obbligazioni. L’autore non aveva pensato a scrivere un seguito fino al crollo finanziario del 2008. “Ho iniziato a leggere di come le grandi banche simili a quella in cui avevo lavorato io avessero perso centinaia di miliardi di dollari negli investimenti in obbligazioni di mutui subprime». Ed è qui che ci riallacciamo con la nostra conoscenza della materia. Quanti di noi sanno cosa significa “obbligazioni di mutui subprime”? – e questo è solo un esempio. A parte chi si occupa di economia e finanza, chiunque è intimidito di fronte al denaro e a termini così che quasi straniscono e creano confusione.

Quando ho visto “La grande scommessa”, ovviamente con i dovuti distinguo, assistendo alla messa in scena di alcuni meccanismi in cui era implicita la manipolazione della gente, la mente è corsa subito alla crisi di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara, in cui i piccoli risparmiatori ci hanno rimesso. Per la maggior parte di noi le obbligazioni nelle varie declinazioni corrispondono a una lingua criptica, ci si fida ed è questo uno dei fattori che viene sfruttato da chi gestisce i soldi. «Odio la finanza perché riduce la gente a numeri», afferma a un tratto Ben Hockett (Pitt). Quando la pellicola ha inizio, siamo nell’America del 2005, nulla era ancora accaduto, ma alcuni furono più lungimiranti di altri iniziando a scommettere sul crollo dell’economia statunitense. Probabilmente apparvero come dei folli, ma “vinsero” sulla pelle dei comuni mortali, prevedendo il disfacimento di quel castello di carta anche prima degli stessi capi di governo. Non è semplice mettere in campo, cinematograficamente parlando, il tasso variabile del mutuo e affondare l’obbiettivo della macchina da presa nella morale umana, ricordandoci come dietro al nome “banca” ci siano delle persone. Proprio per questo nella storia troviamo chi scommette e gioca d’azzardo vincendo a palate al momento della crisi e chi si pone e rilancia domande e frecciate, dimostrando che non esiste solo la regola numero 1, pronunciata da Matthew McConaughey in “The Wolf of Wall Street”: «Spostare i soldi dalle tasche del cliente alle tue». Nella messa in quadro di tutto ciò, si avverte il background di McKay, regista di “Uptown Saturday Night” (2014) con Will Smith e Denzel Washington e co-sceneggiatore di “Ant-Man” (2015).

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Ne “La grande scommessa” si sente il suo impegno nel cercare un equilibrio con ciò che ci si aspetta dal cinema americano che affronta questi argomenti e il desiderio di far confluire vari registri, dal restituire cronologicamente i fatti allo strappare dei sorrisi in un mood da comedy acida. A raccontare la storia è uno di quei “preveggenti”, a cui dà il volto Gosling, talvolta si fa da parte, in altri momenti si rivolge direttamente in camera. Possiamo dire che la platea di turno potrà avere un’empatia col personaggio, invece, di Carell, che si sente frustrato e impotente proprio come noi; mentre in questa “fauna umana” compaiono due ragazzi del Colorado che scommettono col sistema. Per affinità di tema, ci torna in mente “Margin Call” (2011) di J. C. Chador, con Kevin Spacey e Jeremy Irons, passando per Zachary Quinto, dove anche qui i termini erano decifrabili soprattutto per chi è del mestiere. Purtroppo questo va detto perché, a nostro parere, si rivela un limite per “La grande scommessa”, un film ottimamente diretto, interpretato e scritto, ma non sempre accessibile a tutti. Ed ecco la trama: Tre anni prima della crisi del 2008, quattro investitori visionari intuiscono che l’andamento dei mercati finanziari avrebbe portato alla crisi mondiale dell’economia e proprio per questo iniziano a scommettere sul sistema economico. C’è quello dai facili profitti, Michael Burry (Bale), il crociato di Wall Street Mark Baum (Carell) con gli aiutanti, l’opportunista onesto Jared Vennett (Gosling) e i gestori di fondi dalle facce pulite Jamie Shipley (Finn Wittrock) e Charlie Geller (John Magaro), i quali chiedono supporto all’ex banchiere Ben Rickert (Brad Pitt). «Voi oggi siete ricchi sfondati mentre milioni di persone finiscono per strada» dirà il personaggio di Pitt ai due ragazzi del Colorado che sognavano di scalare Wall Street. Di seguito il trailer.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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