La Festa delle donne 2016 tra parità e problemi di cuore

La Festa delle donne si avvicina e il 2016, come ogni nuovo anno, ci spinge alla riflessione sul ruolo e l’emancipazione femminile nella società, traendo le dovute conclusioni di fronte ai progressi fatti e, ancor di più, agli errori. Spesso i giornali e la televisione si occupano di tali questioni dal punto di vista lavorativo, familiare, mettendo in risalto le figure della donna in carriera, della madre, della moglie e tentando di trovare un percorso valido per conciliare tutte e tre (i lettori più arguti potranno obiettare che, in effetti, l’uomo non deve conciliare carriera, paternità e matrimonio o, almeno, non nella stessa misura delle donne e questa è già una discriminante. Il discorso è ampio; ne riparleremo presto su Cultura & Culture). C’è, però, un altro punto da non sottovalutare: i rapporti di coppia. L’emancipazione femminile si vede e molto chiaramente, anche nelle dinamiche relazionali tra uomini e donne. Anzi, forse proprio le relazioni sono alla base di tutti i discorsi che ruotano attorno alla femminilità e alle correnti femministe. La Festa delle donne, oltre che un’occasione di gioia, potrebbe rappresentare anche un modo per fare i conti con noi stesse: moltissime donne, nella Storia, hanno sacrificato vite e amore per ottenere rispetto, parità e consentire a noi, bambine, ragazze e signore mature, di vivere pienamente i nostri sogni, tirando fuori il meglio senza alcun limite. Proprio di limiti e convenzioni parliamo oggi, in special modo di tutte quelle “storie” più o meno logiche e veritiere che l’altra metà del cielo si racconta (o che gli altri raccontano) sui sentimenti, sui rapporti affettivi, sulla mitica ricerca del principe azzurro. Molte lettrici, di fronte a questa affermazione, potrebbero rispondere così: “Principe azzurro? A noi andrebbe bene anche grigiastro, purché fosse una brava persona che conosce il significato della parola rispetto”. Qui c’è il nodo di tutta la questione: esiste il principe azzurro o di qualunque altra sfumatura? (No, non ci riferiamo a Mister Grey). Siamo sicure di doverci accontentare perché, come si dice spesso, “in giro non c’è di meglio”? Non sarà che questo modo di pensare nasconde un bel bagaglio di pregiudizi instillati nell’animo femminile fin dalla più tenera età? Che vuol dire essere donne oggi? Perché temiamo la solitudine? Perché ci raccontiamo delle belle favole, senza renderci conto che, alcune volte, si trasformano in incubi funestati da un orco terribile? E se fossimo noi la nostra salvezza, se dipendesse da noi il risveglio da un lungo sonno, se davvero fossimo noi le artefici del nostro destino e le guerriere sul campo della nostra battaglia?

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La festa delle donne ancora oggi nel 2016 ci ricorda un fatto tragico, la morte in nome del rispetto, di migliori condizioni lavorative ed esistenziali, ma anche la determinazione a scegliere e a non essere scelte. Gli argomenti sono tanti e complessi. Ci aiuterà a dipanarli una donna, coach e blogger molto speciale, dal carattere tosto e dalla penna tagliente (ma a fin di bene), Ilaria Cardani, creatrice del blog “La persona giusta”. «Mi occupo di coaching dal 2007 e il blog è nato nel 2009 – ci dice -. Per essere precisa mi occupo di relazioni di coppia, spiegando alle donne come funzionano e fornendo consigli utili dal punto di vista pratico. Per non soffrire, per non perdere tempo e vita. Per evitare gli uomini sbagliati e le storie sbagliate. Ho scelto di interessarmi alle tematiche riguardanti le relazioni e le questioni che ci girano intorno, dal punto di vista prettamente femminile, innanzitutto per ragioni di “risonanza” personale, poi per passione e poi per potermi concentrare in un ambito che è ampio e importante. C’è un’enorme confusione riguardo le relazioni nel nostro mondo, e grande spreco di energia e di tempo che si riflette negativamente sulla vita di molte donne, soprattutto. In molte – troppe – non solo continuano a “soffrire per amore”, ma il numero di coloro che soffrono sembra aumentare in modo inarrestabile. In realtà basterebbe essere più “informate”, “istruite”, “educate” dal punto di vista sentimentale per vivere bene e con soddisfazione le relazioni sentimentali, facendo sì che una relazione diventi, per davvero, un “potenziatore” e un “propulsore” della propria vita e della propria felicità non, come spesso succede, un’area grigia dove se va bene c’è molta insoddisfazione e se va male, delusione, avvilimento e dolore. Soprattutto abuso. Inoltre, prima di decidermi, avevo osservato che in Italia c’era una lacuna rilevante: mancava totalmente qualcuno che si occupasse di divulgazione di tematiche riguardanti le relazioni (certo, sia dal punto di vista delle donne sia da quello degli uomini). Mi spiego meglio: tutto quelle che è possibile leggere sentire o vedere in Italia riguardo le relazioni e le questioni femminili si divide su due filoni paralleli e diversi che alla fine alimentano convinzioni dannose o risultano inefficaci per coloro che hanno davvero bisogno di fare chiarezza e imparare ad amare se stesse per poter amare ed essere amate». La Cardani precisa che «da una parte c’è la divulgazione fintamente a “effetto” da rivista femminile, tesa a ripetere, a ribadire, a “risciacquare” vecchi cliché tradizionali (e pericolosissimi) da canzonette, consigli della nonna e da soap opera, suggerimenti che vengono iperpopolarizzati e iperbanalizzati anche quando provengono in teoria da fonti autorevoli quali “esperti” di psicologia e di comportamento. “Rivelazioni” vecchie di millenni, trite e ritrite, travestite da novità clamorose (e questi due aspetti, il ripetere in infinite salse “a effetto” cliché obsoleti e limitanti e il loro travestimento in “scoperte dell’ultim’ora” rendono il tutto ancora più pericoloso), oppure la saggistica di derivazione accademica o di taglio quasi accademico sulle questioni femminili, il ruolo della donna i rapporti uomo donna, che si rivolge a una “élite” di addetti ai lavori, saggistica spesso validissima nei contenuti ma davvero inavvicinabile nell’approccio, nello stile e nella proposta». Insomma, aggiunge, «c’è un grande bisogno di una divulgazione vera, attendibile e accessibile, che permetta di lasciarsi alle spalle per sempre la chiacchiera annacquata e commerciale da rivistina o da programma delle 5 del pomeriggio e che, facendo riferimento alla realtà che viviamo e a esperienze concrete, utili e di valore, fornisca indicazioni pratiche alle donne per capire se stesse, gli uomini e le relazioni che vivono».

Come avete potuto leggere la passione, la voglia, anzi, il bisogno di far capire dei concetti chiave per la vita delle donne è una delle molle che hanno spinto Ilaria Cardani a tuffarsi nel mare delle teorie sui rapporti tra i sessi. La parola che spicca tra le altre è “confusione”. Noi donne del 2016 siamo consapevoli dell’importanza della festa a noi dedicata, siamo più libere e istruite, eppure, neanche fosse per una legge del contrappasso, siamo infinitamente confuse, forse persino un po’ “ignoranti” in faccende di cuore. Ci mancano le “linee guida” che si possono apprendere non solo con l’esperienza diretta, ma anche attraverso quella indiretta, cioè delle donne che ci hanno preceduto, lasciandoci testimonianze delle loro vite. L’abisso che riempie lo spazio tra un tipo di letture consumistiche e una letteratura scientifica può e deve essere colmato, in modo da offrire a tutte, senza alcuna discriminazione, le basi per costruirsi una vita soddisfacente. Insomma, la felicità e la libertà delle donne non sono appannaggio di pochi, ma un diritto di tutti. A proposito di cultura, mentalità e cliché Ilaria ci ha fornito una prospettiva molto interessante su cui basare le riflessioni. Siamo davvero certi che le donne siano le uniche a cadere nelle trappole affettive? Tante volte, idealizziamo il partner, o il possibile partner, senza renderci conto che le aspettative sono un’arma a doppio taglio; se perdiamo di vista la realtà, rischiamo di uscire da una storia d’amore o dal sogno di questa, ancora più ammaccate e disilluse. L’opinione di Ilaria ce lo fa capire senza mezzi termini: «Le “trappole” affettive o emotive sono numerose, per gli uomini e per le donne. E stanno lì belle insidiose non solo nel mondo delle relazioni di coppia, ma anche in famiglia, ovviamente, negli affari e nel mondo del lavoro», afferma prima di aggiungere: «Va bene che le donne debbono essere descritte come “esseri emotivi”, ma gli uomini le sembrano tanto lucidi e razionali? Dominatori o dominati che siano – o spesso entrambe le cose insieme -, i rappresentanti del genere maschile le sembrano tanto equilibrati e padroni di se stessi? A proposito di donne e di relazioni, quelle che mi vengono in mente in questo momento e che riscontro più frequentemente anche tra le mie lettrici, tra le mie clienti, sono il non fidarsi della propria intelligenza, delle proprie risorse e delle proprie capacità, ma fidarsi più di quelle di altri (di quelle degli uomini in particolare), il “prendere sul serio” i comportamenti puramente esteriori (parole “dolci”, gentilezze da “cliché”, dichiarazioni d’amore fasulle e “in fotocopia”) di molti uomini che mettono in atto una seduzione a “breve termine” e solo narcisistica e quella di pensare che se non si ha un partner si vale poco o niente, si è incomplete, riuscite a metà», spiega.

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Poi, di sicuro, c’è una «sopravvalutazione della maternità, del ruolo di madre. Una sopravvalutazione che spesso “prosciuga” molte delle risorse femminili, togliendole alle donne stesse e anche al mondo intorno, creando pericolose disfunzionalità – continua -. Quanto alla discriminante legata all’età, dal mio punto di osservazione mi tocca riconoscere che purtroppo le donne che hanno dai 18 ai 30 anni adesso (e anche le adolescenti, soprattutto) cadono in certe trappole più delle quarantenni/cinquantenni, non per un fatto di età anagrafica, ma proprio generazionale: c’è una sorta di involuzione dei messaggi inviati alle donne riguardo i sentimenti, un peggioramento in termini di “educazione sentimentale”». Ilaria Cardani spiega che «livello culturale influisce ben poco, anzi talvolta sono proprio le donne più dotate di strumenti a soffrire di più e a cadere vittime degli inganni dell’amore». E precisa: «Ci sono donne molto istruite, finanche colte, e ciononostante molto legate a visioni estremamente convenzionali e irrealistiche dell’amore e a una bassissima concezione di se stesse, che ancora si fanno incantare dal dongiovanni di turno e dal suo narcisismo scambiandolo per fascino, cultura e competenza e persistono in questo incantesimo maligno perdendo vita e opportunità». Al contrario «ci sono donne di livello culturale non particolarmente elevato, ma armate di una tale dignità personale o da un desiderio di riscatto che fa risvegliare in loro questa dignità, che, magari dopo aver tanto sofferto, acquisiscono grande consapevolezza di sé, dei rapporti che hanno vissuto e dei comportamenti degli uomini, così da riuscire a dare una svolta positiva alla propria vita, a rinascere, a ricostruirsi, quando è il caso, o semplicemente a trovare la propria strada. Acquisendo autonomia e indipendenza e la serenità che ne consegue».

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Fermiamoci un momento: il discorso sull’equilibrio esistenziale è fondamentale: se le donne non si fidano di ciò che sentono e di ciò che sono (e spesso neppure gli uomini), se aspettano che altri le “aiutino”, le “salvino”, poiché ritengono di non essere capaci di farcela da sole, come potranno raggiungere davvero la parità? La mancanza di autostima è trasversale, ma dovrebbe farci riflettere il fatto che siano le più giovani, cioè quelle che dovrebbero avere in mano il futuro, la vita, la potenzialità delle loro scelte e aspirazioni, a cadere tra gli artigli di narcisisti, perditempo e via di questo passo. Ragazze, giovani donne, di cosa avete paura? Siete uniche e meritate il meglio, questi sono dati incontrovertibili. Temete di non trovare l’uomo giusto e restare sole tutta la vita? E’ un vostro cruccio, oppure sono stati altri a mettervelo in testa? C’è di che riflettere nel 2016 ben oltre il giorno della festa della donna. Angosce del genere si basano sui presupposti, errati, che la solitudine sia sempre un male e che ogni donna sia “completa”, degna di esistere, solo con un uomo accanto. Tali idee attecchiscono anche nelle menti di donne colte, cosmopolite, di successo e non è raro che la ricerca, quasi smaniosa per alcune, di un compagno che dovrebbe colmare dei vuoti emotivi ed esistenziali (può un’altra persona riuscire a toccare il fondo della nostra anima, quando nemmeno noi sappiamo dove esso sia?) le porti a infilarsi in tunnel da cui è difficile uscire. Come è possibile che le donne siano tanto ingenue? «Intanto perché per “manipolare efficacemente” non è necessario essere in gamba – precisa la Cardani -. Qualsiasi imbecille può essere uno straordinario manipolatore. E perché per riconoscere e difendersi dalla manipolazione non basta e non serve la razionalità e la logica, ma al contrario è necessaria una profonda consapevolezza delle proprie dinamiche emotive, dei propri bisogni e degli schemi di comportamento che si mettono in atto nelle relazioni. Tutte competenze che possono essere trasmesse attraverso un’educazione attenta e rispettosa, un’educazione sentimentale compiuta con grande cura. Cosa che sappiamo non esserci, finora. Quello della manipolazione all’interno delle relazioni (non solo sentimentali), dell’uomo sulla donna (poi ci sono altri generi di abuso e di manipolazione, agite certamente anche da donne a scapito di uomini etc.) è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi, certamente, molto drammatico, che va combattuto. Ha le sue radici nella cultura orrenda delle differenze tra maschio (forte, leader, decisore) e femmina (fragile, che necessita di guida, che non sa scegliere) e nella storia personale di uomini incapaci di empatia, insicuri, spesso perversi e di donne che non sono mai state valorizzate in sé e per sé, ma sempre in relazione alle performance o ai risultati che hanno prodotto. Donne che non sono state educate nell’amore da chi doveva dare loro amore e tantomeno all’amore per se stesse. Donne alle quali, anche se in maniera sottile e subliminale (anzi, forse proprio per questo), è stato passato in modo dannatamente efficace il messaggio che anche se sono brave e capaci, a loro è manca la “dote speciale” di essere uomini. Donne, che proprio per questa mancanza di amore e di educazione all’amore e nell’amore, tendono a idealizzare e a sopravvalutarlo questo amore, o, almeno, la sua idea e in particolare tendono a sopravvalutare l’amore di coppia, diventando facili prede di rapporti disfunzionali. Con manipolatori dal carattere e dall’intelligenza mediocre, con bassissima autostima, ma dotati di costanza e perseveranza e spesso misoginia davvero straordinarie. Sono i classici uomini che, in un modo o nell’altro “odiano le donne” e devono riscattarsi abusandole. E sono dovunque, non ultimo – anzi con maggiore densità rispetto alla media della popolazione – nella politica e, come è noto, a capo delle grandi multinazionali. C’è una questione aggiuntiva, che mi preme evidenziare: da parte delle donne, soprattutto, da parte degli uomini, delle istituzioni (incluse le forze dell’ordine e i tribunali) c’è una incapacità quasi totale a riconoscere, identificare e dare un nome all’abuso, da qualsiasi parte provenga e a qualsiasi parte venga indirizzato: essere “maltrattati” viene considerato spesso accettabile, anzi il più delle volte nemmeno viene riconosciuto».

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Ilaria Cardani aggiunge: «Un uomo – in base ai modelli maschili negativi, ma percepiti come positivi, ancora tanto in voga e apprezzati, dei quali parlavamo prima – non “maltratta”, si “comporta da uomo”. Un capo stronzo, non è stronzo, non abusa, semplicemente “fa gli interessi dell’azienda”, “tiene alla propria carriera”, “ha grandi responsabilità che lo stressano”. Un collega che “allunga le mani”, sta solo “scherzando”, è un “burlone”, dimostra il proprio “apprezzamento” e la propria “simpatia” verso la donna che, in realtà, sta abusando (c’è stata recentemente una orribile sentenza riguardo un funzionario pubblico che palpeggiava le colleghe e che è stato assolto proprio perché ritenuto una sorta di simpatico “burlone”). Un bullo che a scuola angaria il compagno di classe è solo un ragazzo esuberante che scherza. Il cyberbullo che insulta viene assolto o perché sta facendo una “ragazzata”, o perché semplicemente sta esprimendo la sua opinione e si avvale della libertà di parola (sui grande fraintendimenti che i concetti di “democrazia” e di “libertà di espressione” stanno creando in masse prive delle basilari nozioni di educazione e di educazione civica si potrebbero scrivere dei trattati, soprattutto in relazione all’uso e abuso dei social media). E invece si tratta di abusi belli e buoni, ma nessuno lo spiega e lo insegna. In Italia in particolare». Insomma, secondo la Cardani «è necessario un radicale cambiamento della mentalità sociale e, purtroppo, i tempi non si preannunciano brevi, data anche la forte resistenza esercitata da chi non ha interesse a far evolvere la condizione della donna». Teniamo, inoltre, «conto del fatto che ogni Paese ha una cultura diversa e un modo differente di intendere (o non intendere) il concetto di emancipazione femminile. Ne consegue che la lotta per la parità non possa essere condotta con le stesse modalità e gli stessi strumenti sempre e ovunque, benché sia innegabile l’affinità, l’identità di vedute tra i molteplici movimenti femministi nel mondo e la possibilità di uno scambio di idee e opinioni. Forse anche gli schemi di comportamento errati delle donne hanno, se non un carattere di universalità, almeno un certo grado di somiglianza: «Starei attenta all’uso del termine “universale” giacché potrebbe essere male interpretato come “naturale” e invece io sono convinta che gli “schemi” di comportamento siano frutto della cultura, dell’educazione, delle circostanze – spiega -. Studi e ricerche o anche solo la lettura di saggi, giornali, siti stranieri, ci dicono che ci sono delle analogie assolute tra i fenomeni che constatiamo in Italia e quelli che sono “all’ordine del giorno” nei paesi che consideriamo, come l’Italia o forse di più, i più avanzati al mondo: Francia, Spagna, Regno Unito, Germania, Canada, Stati Uniti e Australia per esempio. E’ un vero mito quello per il quale in certi paesi (soprattutto quelli anglosassoni) non ci sia il maschilismo o non ci sia la violenza sulle donne (la media delle donne uccise dai propri compagni o per violenza domestica nel Regno Unito è pari se non superiore alla nostra) o non esistano situazioni di violenza, psicologica e fisica sulle donne da parte degli uomini. Un paio di anni fa fece molto scalpore per esempio il progetto Every Day Sexism, partito proprio dal Regno Unito e diffuso in tutte le lingue e paesi: la giornalista Laura Bates cominciò a denunciare il sessismo della sua vita di tutti i giorni e coinvolse donne di tutto il mondo che raccontarono le loro storie. Ne uscì un libro importante e un sito multilingue molto seguito, dove donne di tutto il mondo hanno lasciato le loro testimonianze. Se pensa poi alle dichiarazione delle dive di Hollywood che lasciano intuire storie di sessismo impressionanti o anche di abuso in relazioni di coppia tra cosiddetti “vip”, si rende conto di quanto i fenomeni di sessismo e di abuso sulle donne siano diffusi. Consideri per esempio anche il recente episodio della cantante Taylor Swift che alla premiazione dei Grammy si è sentita di rivendicare i propri – indubbi – meriti rispetto al fidanzato rapper che l’ha più volte sminuita in pubblico, attribuendosi il merito dei successi di lei e avvilendone le competenze e le capacità. Possiamo immaginarci quali siano state le loro vicende private – continua -. Semmai, sia da noi che da loro possono esserci comportamenti differenti tra aree metropolitane e aree non metropolitane. Penso anche per esempio all’uso dei siti di dating online o alle applicazioni per incontri (ma questo è un dato che non attiene agli “schemi” profondi). Di certo per quel che riguarda altri paesi (per esempio quelli dell’Est Europa o i paesi extraeuropei emergenti) si riscontrano “schemi” non paragonabili ai nostri, per evidenti differenze culturali, storiche e anche di leggi esistenti. E l’immigrazione ci porterà a confrontarci, ancora una volta, con culture e vissuti “impregnati” di disuguaglianza e di abuso considerati come “normali” e leciti».

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Ebbene sì, ragazze e donne più adulte: anche gli ambienti definiti “dorati” nascondono insidie impensabili. Con questo non vogliamo certo farvi la predica su “quanto sia cattivo il mondo”. Lo sapete, le più giovani lo intuivano già. Il vostro compito è vivere al meglio e, soprattutto, libere da preconcetti e catene di rimorsi e rimpianti. Non nascondiamoci dietro a un dito: c’è una sola possibilità, ovvero vivere, quindi non vi resta che buttarvi “nell’arena” e imparare a proteggervi. Certo, imparare alcune cose prima di fare il salto (o anche dopo), non vi farà affatto male, anzi, vi aiuterà a prevenire un buon numero di colpi. E’ possibile che questo “ritratto” della realtà suoni piuttosto deprimente, soprattutto in vista di una festa tanto attesa, ma è una lezione che, una volta imparata, non si dimentica e darà dei risultati a breve e lungo termine. Capire i meccanismi delle relazioni di coppia o, in senso più generico, tra uomini e donne, vuol dire avere una visione più ampia del senso dell’emancipazione femminile. Magari per alcuni i due temi sono quanto di più distante possa esistere, invece sono legati a filo doppio. Spesso nel giorno della Festa delle Donne, soprattutto oggi nel 2016, riteniamo giusto prenderci il nostro spazio e “mettere un po’ da parte” gli uomini. A un livello superficiale, dai toni più scherzosi, ciò è del tutto normale, ma nel momento in cui vogliamo capire cosa abbiamo guadagnato in termini di libertà e cosa abbiamo perso, la presenza della metà maschile del cielo non può essere occultata. E’ indiscutibile che, rispetto a circa cinquanta anni fa, la condizione femminile si sia evoluta, ci sa stata una trasformazione incredibile, ma siamo sicure di essere davvero emancipate? «L’emancipazione femminile è ovviamente una questione importante e certo alle nostre latitudini ha compiuto, un percorso lungo e difficile che per fortuna ha portato enormi risultati positivi – afferma Ilaria Cardani – Le donne e i diritti? Sulla carta non mancherebbe molto, è nella cultura che manca moltissimo. Per questo, per esempio, a livello di divulgazione, io eviterei di usare termini che grazie a una pessima propaganda e pubblicistica maschile sono diventati ostici e addirittura respingenti per molta parte dell’opinione pubblica, come per esempio “emancipazione”. Lei pensa che si possa far presa sulle masse di giovani donne che postano su Facebook i loro selfie in costume per tentare di ottenere conferme (sempre insufficienti e vane) con la parola “emancipazione”? Che cosa se ne fanno queste donne del termine “emancipazione” quando la loro insicurezza personale e la paura di non essere accettate dagli altri e dal mondo sono a livelli di guardia? Bisogna affrontare il tema in modo più “umano”, più “personale”, avvicinandolo in modo che diventi, come deve essere, un tema di tutti, per cui ciascuno di noi, nella sua individualità, abbia un reale riscontro positivo, nella sua vita quotidiana». La Cardani aggiunge poi: «Diciamo che il togliersi di dosso alcune “devastanti” convinzioni sulle relazioni e sulla vita di coppia è un passo fondamentale per la “liberazione”, il raggiungimento di un’autonomia e di una indipendenza personali in genere e in particolare per quella delle donne – precisa -. Francamente questa ostentazione o imitazione di modelli di comportamento maschili di cui si parla tanto io non la osservo. Per carità, talvolta in qualcuna si possono rivelare “tracce” di un certo approccio particolarmente “assertivo” (come si dice oggi) alle questioni, ma si tratta di una facciata estremamente fragile (ahimè) e, ripeto, mi pare assolutamente irrilevante. E insistere su questi “modelli di comportamento maschili” «significa non vedere l’infinità di modelli femminili positivi che ci circondano. E anche di modelli maschili genuinamente positivi». Perché, spiega Ilaria Cardani, «mi sa che quando si parla di modelli di comportamento maschili ai quali certe donne sembrano uniformarsi si parla dei modelli e dei comportamenti peggiori. I comportamenti prepotenti, abusivi, “tossici” di uomini narcisisti o al limite del psicopatico, gli “psycho” come li definiscono gli anglosassoni con un termine sfumato e per questo estremamente significativo. Sono i modelli maschili vincenti nell’immaginario comune, ma perdenti nella vita reale, nel privato, nel giorno per giorno. Perdenti per se stessi». Ilaria con convinzione poi afferma: «Cominciamo a mettere in discussione questi e poi vediamo, se non migliora la vita delle donne e anche quella degli uomini. Perché non è che gli uomini non siano sottomessi, in questo mondo. Pensi a certe situazioni del mondo lavorativo. Inoltre preferirei evitare di dire che le “donne non riescono a progredire”. E che hanno? Qualche impedimento loro proprio? No, non è così. Se le donne non “riescono a progredire” è perché il contesto intorno a loro non riesce a progredire, semmai. Pensiamo agli ultimi venti/trent’anni. Gli uomini le sembrano tanto progrediti? La politica le sembra tanto progredita? L’educazione le sembra tanto progredita? I media le sembrano tanto progrediti? Il tessuto sociale in generale le sembra tanto progredito? Il cinema? La letteratura? La giustizia? Il diritto di famiglia, al quale sostanzialmente è da qualche decennio che in Italia non si mette mano? Intorno a noi, a tutti i livelli, e anche un po’ più lontano, lei vede grandi leader, uomini o donne che siano? Le figure di riferimento sono al massimo calciatori, cantanti, attori e attrici. Peraltro in molti casi persone che fanno in modo eccellente il loro mestiere. Ma questo è. Una volta si parlava con preoccupazione dello “sviluppo senza progresso”. Dopo la crisi pare che complessivamente non abbiamo più né lo sviluppo, né il progresso». Per questo quello che serve per procedere davvero «è un aumento di consapevolezza delle donne come individui e un investimento su quello che già c’è nelle “donne moderne”: capacità di adattamento, determinazione, visione allargata delle dinamiche dell’esistenza. Anche eclettismo». Come non essere d’accordo con parole simili? Sono pugni nello stomaco, ma servono. Il dolore è solo momentaneo. Le donne hanno capacità e potenzialità. Semmai sono gli altri (non solo uomini) a non credere nell’originalità femminile. Spesso siamo noi stessi a remarci contro e non soltanto per mancanza di fiducia. Non riusciamo a liberarci dalla convinzione di “non essere abbastanza”. Ogni vittoria viene troppo spesso sminuita e la possibilità di fallimento un’onta che pare dar ragione a chi non crede nella forza delle donne. Eppure è tutto sbagliato. L’errore, il fallimento non sono e non devono diventare un modo per consentire a chi è carico di pregiudizi di pronunciare il fatidico “te l’avevo detto”. Lo sbaglio è una possibilità (sì, proprio questo) insita nella natura umana che non si ferma alla superficie, ma vuole scavare in profondità. Se consentiamo agli scettici o alle persone negative di interrompere la nostra opera di “scavo” nella realtà, nell’anima, nella società, la colpa sarà solo nostra. Impariamo a credere in noi stesse, a cercare dei modelli di riferimento che non si fermino solo a quelli più “di moda” o visibili. In questo è fondamentale la ricerca, la lettura, l’esperienza di persone sagge che possano guidarci e renderci libere. «Se devo definire la libertà la definirei come l’esistere di condizioni (esterne e interne, interiori) che permettono a ciascuno l’espressione della sua vera natura e delle sue potenzialità», spiega Cardani. E L’amore? Cos’è l’amore? «In definitiva è la piena consapevolezza senza incertezze della meraviglia per la vita, per il mondo in cui viviamo, per noi stessi e per le persone che ci circondano – dice -. L’amore tra esseri umani è il riconoscimento degli altri nella loro umanità, con pregi e difetti, umanità di cui noi siamo coscienti e siamo felici di essere parte. L’amore di coppia (dato che in realtà su questo probabilmente verte la sua domanda) è quando, vivendo l’amore per la vita e per gli altri, scegliamo e decidiamo di focalizzarci in particolare su una persona per condividere con lei la nostra intimità, la nostra storia, i nostri successi e le nostre debolezze. All’interno della vita, del mondo, delle relazioni con gli altri. Non al di fuori. Non vedo perché, fatte queste considerazioni, libertà e amore dovrebbero escludersi a vicenda (attenzione a non cadere nei cliché dei giornaletti rosa o delle chiacchiere da sabato sera in pizzeria con le amiche). Dovrebbero, invece, includersi, non crede? Se non c’è libertà, non c’è amore. E una relazione d’amore autentico è una relazione di libertà».

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Ecco che la visione d’insieme sull’amore e il rapporto di coppia diviene chiara e inequivocabile. L’amore non è possesso, questo devono impararlo bene tanto gli uomini che vogliono dominare, quanto le donne che si sottomettono per i motivi più disparati. La Festa delle Donne 2016 dovrebbe insegnarci proprio che l’amore è, prima di tutto, fiducia, complicità e il già citato rispetto. Ciò significa lasciare all’altro lo spazio di esprimersi e non pretendere una innaturale simbiosi. L’amore, insomma, è una cosa seria, che ci dona la spensieratezza, l’ebbrezza della condivisione e nulla ha a che fare con l’ossessione del possesso. Questo è uno dei nodi cruciali del cambiamento culturale che ci porterà a una vera parità tra i sessi. E a tal proposito, secondo Ilaria Cardani, «la vera differenza che c’è tra uomini e donne, in estrema sintesi, è che le donne sono estremamente legate a una visione romantica dell’amore mentre gli uomini hanno una visione utilitaristica, pratica e pragmatica del rapporto di coppia». Quindi, dice, «le donne si adattano a qualcosa di meno, rinunciando. Gli uomini si decidono verso qualcosa di più, prendendo il meglio per sé». La vita si costruisce soprattutto con l’esperienza, non dobbiamo temerla. Ilaria Cardani ne ha molta, emerge, insieme alla forte determinazione, in ogni parola che mette a nostra disposizione attraverso il suo blog e i consigli dati in questo articolo alle donne, alle quali dice: «Abbiate cura di voi stesse, dei vostri bisogni, delle vostre ambizioni, delle vostre aspirazioni e dei vostri obiettivi. Della vostra intelligenza e della vostra emotività. Assumetevi la responsabilità della vostra vita. Decidete di avere successo e felicità in prima persona, non per delega o per procura: abbiate un progetto di vita vostro, personalissimo (e per essere tale non deve ridursi tutto a: “voglio sposarmi e farmi una famiglia”). Non comprate tutto quello che vi vendono a scatola chiusa, anzi. Più vi accorgete che qualcosa è popolare, di massa, più interrogatevi e cercate di comprendere le ragioni di tanta popolarità e di tanto successo stupefacente: questo è il senso critico, filtrare e mettere in discussione tutto quello che sentite, vedete, leggete. Tutto quello che è di “moda” e “best seller”.

Alternate le scelte che fate perché spinte dalla “riprova sociale”, cioè dalla massificazione, con scelte personali, uniche, non massificate – continua -. Rivalutate la scuola: sarà in decadimento disperato, ma le prime più importanti fonti di ispirazione le trovate lì, nello studio istituzionale. Poi sono certa che tutti in un percorso scolastico che dura dieci anni trovino sulla propria strada almeno un o un’insegnante di valore: assorbite da questa persona tutto quello che potete in termini di ispirazione e di istruzione, di guida. Lo studio, l’approfondimento, l’esplorazione sono fondamentali e il mondo presente è ricco di opportunità. Quando io avevo 25 anni (e non era davvero molto tempo fa) un biglietto per Londra costava un milione di lire (500 euro di oggi). Ora costa un quinto di quella cifra, probabilmente riparametrato costa un ventesimo. Su internet potete vedere e ascoltare di tutto: non solo il video “virale” del ragazzotto che dà fuoco al gatto o vince ai videogiochi, ma discorsi di politici, interviste, lezioni universitarie, trasmissioni in lingua originale. Allargatevi voi sul mondo, invadete voi il mondo. Occupatelo con le vostre buone idee e con i vostri buoni progetti per la vita. Prendetevi il vostro spazio, occupate il vostro posto con orgoglio. Non lasciate che il mondo invada voi», conclude. Il consiglio più importante è proprio quello di imparare a pensare, di credere nella forza delle idee e di noi stesse. Noi soltanto possiamo dar vita alla scintilla da cui si scatenerà la nostra brillante personalità, senza limiti né cliché. Lavoriamo, studiamo, riflettiamo, anche in silenzio se serve. Che la Festa delle Donne 2016 diventi anche questo: occhi femminili che si spalancano, curiosi e attenti, sul mondo.

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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