La Corte: trama e recensione di un film-capolavoro

La Corte: recensione e trama del film
La Corte, è lui, Michael Racine, giudice inflessibile della corte d’assise di Saint-Omer. Nei confronti dello spregevole e misantropo togato – indossa “l’hermine” del titolo originale francese – chiunque si sente sottomesso e vulnerabile, soprattutto perché Racine è il giudice a due cifre, non concede meno di un decennio di pene assortite ai malcapitati di turno. Quando deve essere ascoltato un individuo accusato di aver ucciso a calci la figlia neonata – da notare il contrasto tra la confezione leggera da commedia sofisticata d’oltralpe e l’elemento macabro dell’uccisione in fuori campo – Xavier ha una fastidiosa influenza che non lo tiene comunque lontano dalla prediletta aula di tribunale, microcosmo in cui fioriscono i pettegolezzi e i nomignoli non proprio benevoli affibbiati a lui dai giocosi colleghi. Ma una donna si mette in mezzo alle vicende processuali e la vita del magistrato è destinata a cambiare. Nulla di più semplice per raccontare inquietudini e turbamenti di un uomo di legge implacabile e cinico, per mettere a nudo il suo cuore cristallizzatosi anni prima dopo l’amour fou per una bella anestesista di origine danese. Ma il passato, si sa, spesse volte torna a tormentarci senza sosta. L’inquietudine amorosa di Xavier, un Fabrice Luchini in stato di grazia tutto sorrisi tirati e movenze brusche, si chiama Ditte Lorensen-Coteret (Sidse Babett Knudsen), fascinosa donna di origini danesi che ritorna nella sua vita perché nel frattempo è stata chiamata come giurata popolare nel caso dell’infanticidio. Il dado del destino è ormai tratto.

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La Corte – L’hermine è un elegante commedia d’autore francese che si fregia di un mattatore della scena squisitamente provocatorio e terribilmente irriverente come Fabrice Luchini, scoperto relativamente tardi in Italia e protagonista di alcune delle più riuscite commedie francesi degli ultimi tempi. Burbero e letale come la famigerata “sionista castrante” di alleniana memoria, alla pari di tutte le altre maschere dell’attore (si badi bene, la maschera, a differenza del camaleontismo di un Depp odierno, è qui solo ed esclusivamente il suo ghigno beffardo) diventa immediatamente personaggio, “l’uomo caustico che veste solenne l’ ermellino”. Per lui la donna “ondeggia, esita”, come direbbe un altro Racine, Jean, drammaturgo francese che visse nel Seicento. Peccato che l’ondeggiare sinuoso di Birgit entro le aule del suo regno, il tribunale, vero ed unico sancta sanctorum del castigatore di criminali avulso dal mondo reale, non passi inosservato ai suoi fin troppo chirurgici occhi da perenne annoiato dalla vita. Cambiando identità tanto nella realtà – da Robert a Fabrice – quanto sulla scena, Luchini è il valore aggiunto del film, e la sua interpretazione gli è valsa la meritatissima vittoria della Coppa Volpi nella scorsa edizione della Mostra Internazionale del cinema di Venezia. Mai in levare, ma sempre ricondotto ad una narrazione piana e per questo maggiormente incisiva, il film di Christian Vincent è un piccolo capolavoro di minimalità dal respiro teatrale – sintesi arguta di spazi fisici occludenti (quelli del tribunale) e improvvisi gorghi emozionali (quelli in cui lo sguardo di Xavier da solo si accende di passione al sopraggiungere dell’amata). L’abilità di Vincent risiede principalmente nell’aver saputo ricreare, tragicamente ma con acuto humour, un catartico “giuoco delle parti” giudiziario in cui ad essere predominanti sono le relazioni umane e quelle di un sentimento delicato e paradossale perché (ri)sbocciato sul palcoscenico su cui si esibisce con grazia manifesta una “primadonna” assoluta, quasi sempre con indosso l’ermellino che galeotto fu.

La Corte è una tragicommedia che fa di “leziosità” virtù e il vezzo autoriale che la contraddistingue non può che ornare elegantemente un legal drama divertente e sobrio, lucido e disincantato. Ed ecco nei dettagli la trama del film: quando Michael Racine (Fabrice Luchini) è incaricato di presiedere la causa penale contro un individuo accusato di infanticidio, la sua vita, fino allora scandita dai ritmi quotidiani delle sedute in tribunale, cambia repentinamente. Michael, il giudice inflessibile “a due cifre” – perché non concede meno di dieci anni di galera agli accusati – scorge tra i membri della giuria popolare il volto della donna di cui si era invaghito anni fa, la bella Ditte Lorensen – Coteret, splendida musa piombata come un fulmine a ciel sereno per turbare un’esistenza fino ad allora ordinaria e blanda. Di seguito il trailer del film La corte. 

 

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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