Jesus Christ Superstar, la recensione dello spettacolo

Jesus Christ Superstar è in scena al Teatro Sistina di Roma, dal 19 al 28 settembre. Lo spettacolo sarà poi allestito all’Arena di Verona venerdì 12 ottobre, alla presenza di Tim Rice, l’autore del musical, e al Teatro Arcimboldi di Milano dal 16 ottobre al 2 novembre 2014

La preoccupazione tormentata di Giuda, i seguaci che non capiscono, i sacerdoti che temono di perdere potere e tramano nei loro palazzi, Maddalena che teneramente implora riposo per l’Uomo Gesù. Il veloce precipitare della situazione, negli ultimi sette giorni di vita del Cristo, fino all’epilogo tragico ma ricco di speranza. La storia, ma soprattutto il travaglio interiore di ogni protagonista, nessuno escluso. Jesus Christ Superstar, capolavoro cinematografico di Norman Jewison datato 1973, fu allora un evento rivoluzionario. Figlio di un’epoca di contestazioni e speranze, di presa di coscienza e slancio utopico. Musical e film dapprima ingiustamente contestati e poi amati da tutti, credenti e non. Dopo 40 anni dalla stupenda pellicola, caratterizzata da una colonna sonora fantastica, che ha segnato un’epoca e anche di più, finalmente il ventennale dell’edizione italiana concepita e diretta da Massimo Romeo Piparo, raggiunge le vette massime della bellezza e delle interpretazioni. Dopo mesi di sold out, grazie soprattutto alla presenza dell’immenso Ted Neeley, il “vero” Gesù del film, venerdì, 19 settembre, in Prima mondiale si sono riuniti dopo 40 anni i tre protagonisti principali del cast originario, in una operazione che definire storica non è esagerato. Yvonne Elliman (Maria Maddalena) e Barry Dennen (Pilato) raggiungono Ted Neeley (Gesù) sul prestigioso palco del Teatro Sistina di Roma e mandano il pubblico in visibilio.

ted-neeley-jesus-christ-superstarAvevamo ammirato a maggio lo spettacolo col solo Ted e ci era apparso già meraviglioso, intenso, registicamente perfetto e con un pizzico di attualità che ben si addice a un’opera che anticipò i tempi già al suo nascere. Ieri sera, rivedere Yvonne e Barry, certamente segnati dagli anni che passano, e sentirli cantare ed interpretare i loro personaggi in quel modo, è stato non solo un piacere, ma un privilegio che ricorderemo per sempre. Un’emozione fortissima, come fortissimo è l’impatto registico di questo spettacolo, con qualche variazione rispetto a tre mesi fa, ma di eccellente fattura e soluzioni tanto semplici quanto efficaci. Del resto, non stravolgere un capolavoro, ma aggiungere intelligentemente qualche elemento in più, è quanto mai saggio in certe occasioni. Dalla prima scena, sulle note di Heaven on their minds, cantata da Feysal Bonciani (Giuda), splendida conferma, alla bellissima e corale What’s the buzz?, per proseguire con il primo intervento di Yvonne, applauditissima ed emozionata, e poi con la celebre Everything’s all right, lo spettacolo procede sicuro tra applausi a scena aperta ed entusiasmo palpabile in platea. Le trame del sinedrio, cantate e soprattutto interpretate magistralmente da un sorprendente Francesco Mastroianni (Caifa) e dal bravissimo Paride Acacia (Hannas), un veterano del cast, fanno da preludio all’ingresso in scena di Barry Dennen (Pilato), il quale sfodera una prova attoriale che annienta la sua piccola statura per farlo apparire un gigante. Voce ed espressività ai massimi livelli.

Il tradimento di Giuda, un umanissimo Giuda, la perfidia del sinedrio, la grinta di Pietro (un energico Riccardo Sinisi), la dolcezza di Maddalena che canta le sue I don’t know how to love him e Could we start again please?, la notte dell’arresto e la splendida performance di Neeley con la sua Gethsemane (standing ovation interminabile), la bellezza dei movimenti scenici sul grande palco, coi due soldati in marcia che scortano Gesù, quasi fanno dimenticare i profondi significati dei cori che a più riprese domandano, provocano, si interrogano su tutto quel che sta accadendo. Questi aspetti furono la vera rivoluzione del film, il compito di porre e porsi domande, le stesse che pone Ted/Gesù nel suo disperato canto nella notte del Getsemani. Tutto questo l’intelligente regia di Piparo lo riassume nel finale, con le domande scritte in italiano sul megaschermo posto sullo sfondo (peccato per qualche disturbo di troppo) e con la scena delle 39 frustate, accompagnate da altrettante immagini di forte impatto, attualissime. Tradizione e innovazione, la stessa ricetta che fa, tuttora, di questo show un capolavoro. Il finale, come nel film, è apparentemente amaro. Del resto, cosa altro si dovrebbe aggiungere?

Una prima mondiale molto emozionante, con interpreti giganteschi come Neeley, Elliman e Dennen (bellissimo vedere gli ultimi due sorpresi ed emozionati dalle acclamazioni della platea), un cast di attori, musicisti e figuranti di altissima professionalità, scenografie suggestive e non esagerate, regia bella e sorprendente soprattutto nel quadro di Re Erode (Salvador Axel Torrisi, perfetto), un omaggio alla tradizione delle maschere italiane per sottolineare la dissolutezza di un sovrano di cartapesta con la sua corte. Questa opera, questa ventesima edizione, è definitivamente consegnata alla storia del teatro musicale. Chapeau! Da non perdere, per nessuna ragione.

Paolo Leone

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* Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro Sistina nelle persone di Federica Fresa e Laura Fattore

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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