It Follows: trama, trailer e recensione del film

It Follows: trama e recensione – It Follows, “The Witch”, “The Neon Demon”: tre pellicole realizzate in anni diversi ma distribuite in Italia tutte nel 2016. Caso o coincidenza? Si potrebbe infatti tracciare un sottile fil rouge tra i tre affreschi orrorifici a tinte cupe e creare una sorta di continuità tematico-stilistica sul tema della morte e della perdita dell’innocenza tutta al femminile. In anni in cui la parola femminicidio ha di netto soppiantato quella, fin troppo generica, di omicidio quando ad essere vittima è la donna, questa lettura di “gender” (guarda caso ricomposta tra le immagini evocative di tre film di genere, horror per l’appunto) appare estremamente attuale. Dalle persecuzioni stregonesche del 1600 (“The Witch”) alle periferie statunitensi del sogno americano infranto (“It Follows”), fino ad arrivare al luccicante universo glamour delle sfilate e della bellezza a tutti i costi (“The Neon Demon”), a essere invaso, profanato e consumato è il corpo femminile, che si offre agli spettatori in tutta la sua vulnerabilità per poi ingigantirsi a tutto schermo e diventare esso stesso materia diabolica di vendetta. Perseguitate fino a farle diventare capro espiatorio, cosparse di vernici dorate in passerella, offerte in pasto al fotografo d’alta moda o cooptate da orde di streghe in estasi al sabba, le tre protagoniste dei film in questione – Jesse, Jay e Thomasin – sono tutte adolescenti inquiete, alle prese con sogni romantici e incubi psichedelici, talvolta surreali; i loro corpi acerbi si offrono alla macchina da presa, mentre in primo piano risaltano i loro volti innocenti, gli sguardi spauriti e mesti.

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In particolare, It Follows, ottimo esempio di horror suburbano di David Robert Mitchell (al suo secondo lungometraggio dopo l’esordio con “The Myth of the american sleepover”) riporta a galla il sistema assiologico dell’horror anni ’80 (quello di John Carpenter, per intenderci, o i vari “Halloween”, “Nightmare”, fino a risalire a “Reazione a catena” di Mario Bava e all’epoca dei grandi maestri italiani) e il moralismo che contraddistingueva quelle filmografie, abilmente decostruito e messo alla berlina da “Quella casa nel bosco” (Drew Goddard, 2012): la vittima è una giovane donna, la causa del peccato è la fornicazione o il semplice atto sessuale consumato in assoluta libertà. È per questo che Jay, graziosa diciannovenne dai capelli color grano, sarà perseguitata senza sosta da una misteriosa entità che assume dopo ogni attacco sembianze diverse. Non si può fermare, né allontanare, ma quasi come fosse un contagio epidemico, la si può passare ad un altro individuo attraverso la trasmissione per via sessuale. Ci sono naturalmente i soliti aiutanti buoni come in ogni favola horror che si rispetti (la sorella Kelly, l’amico del cuore da sempre innamorato di lei, il leader di quartiere), mentre i genitori sono sullo sfondo, non hanno mai un ruolo attivo nella vicenda perché la maledizione tocca solamente la gioventù americana, corrodendone sogni e speranze. Ecco perché allora, il film di Mitchell è anche un’apologetica metafora sugli adolescenti al tempo della crisi di valori e del recesso economico, nelle periferie suburbane di un Michigan a misura di cittadino medio, con viali e abitazioni tutte uguali e il solito provincialismo imperante. Nella desolazione di una vita scandita da ritmi compassati, Jay sogna. Si immagina mano nella mano con un ragazzo carino, in macchina mentre ascolta le frequenze radiofoniche più alla moda, o in viaggio verso nord per sfuggire all’apatia di una vita sempre uguale. Purtroppo il suo sogno romantico si scontrerà con una maledizione difficile da scacciare. Jay non è come Pauline, la teenager psicopatica ossessionata dal sangue e dalle operazioni chirurgiche in “Excision”, ma semplicemente vittima di un destino ormai segnato, che non permette alcuno stravolgimento se non l’ultimo, fatale passo verso una morte certa (e in questo il film è molto simile alla saga di “Final destination”). Tra piani-sequenza, lente panoramiche e suggestivi campi lunghi, Mitchell azzera la velocità dell’azione e imprime al film un tempo dilatato e mai morto, perché è sempre presente un senso strisciante di morte e predestinazione, grazie anche alle musiche di Disasterpeace.

Già presentato in anteprima alla semaine de la critique a Cannes e poi al Trieste Science Fiction, It Follows, salutato come l’horror più entusiasmante degli ultimi dieci anni, ipnotizza lo spettatore e lo fa tremare con pochi effetti sanguinolenti e molte apparizioni fantasmatiche della “cosa” scaturita dal gesto più bello e spontaneo: l’amore tra due persone. Il male non ha volto, ne possiede diversi e questo contribuisce a rendere ancora più agghiacciante la visione del film, come ha insegnato il capolavoro di Stephen King “It”: ciò che fa più paura si agita in un extra-mondo nascosto alla realtà, in questo caso brulicante negli incubi di Jay che pian piano contagiano anche gli amici e infine esplodono a tutto campo in una lotta all’apparenza impari tra l’emissario del male e il gruppetto nostalgico di adolescenti. It Follows, miscela pressoché perfetta di teen-movie e horror intimista dalle atmosfere allucinate, è la prova lampante dell’autorialità di un personaggio, il regista David Robert Mitchell il quale, dopo aver stupito la critica con il toccante racconto di formazione “The Myth of the american sleepover”, dimostra una sua coerenza tematica ed una superba capacità di costruire un film partendo dalle immagini capaci di evocare un vortice di sensazioni divergenti: nostalgia, malinconia, paure ancestrali, angoscia stridente. Ed ecco nei dettagli la trama di It Follows: Jay e Kelly sono due sorelle adolescenti e vivono nei pressi di un pittoresco lago in una provincia americana. Se la prima, romantica e sognatrice, aspetta il principe azzurro che la porti lontano dalla grigia vita di periferia, la seconda trangugia senza sosta coca-cola alla ciliegia e fuma sigarette senza curarsi troppo del domani. Jay, dopo aver avuto un rapporto sessuale a lungo sognato con Hugh, inizia a comportarsi in modo strano e dice di essere seguita da una strana presenza capace di manifestarsi con aspetto di volta in volta diverso. L’amico del cuore Paul, sua sorella ed un’amica, l’aiuteranno a uscire da questo incubo. Di seguito il trailer.

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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