Iskra Menarini: Io, Lucio Dalla e le canzoni dell’anima

L’abbiamo vista per quasi venticinque anni al fianco di Lucio Dalla, preziosa e storica vocalist in tanti suoi concerti e dischi. Iskra Menarini, cinquanta anni di carriera alle spalle, torna alla ribalta rilanciando il suo album Ossigeno – un viaggio nell’anima, presentato il 4 marzo (data non casuale), all’Auditorium della Musica di Roma. Diciotto brani nel nuovo progetto discografico, con importanti featuring con Renato Zero, Gianni Morandi, Gigi D’Alessio, Andrea Mingardi e altri. Dopo due giorni di appuntamenti telefonici rinviati per i suoi continui spostamenti in treno, siamo riusciti infine a parlare con Iskra ed è stato un incontro divertente, pieno di energia positiva, con una donna profonda, entusiasta, con tanta voglia di vivere, di lottare, di raccontarsi. E felice di farlo per Cultura & Culture.

Iskra, perché una persona profonda come te, che scrive bellissime poesie, con una voce così bella, che emoziona, ha così pochi brani suoi in circolazione?
Ma sai, io conobbi Lucio Dalla che avevo quaranta anni e mi dissi: “questo è matto”. Io non seguivo la sua musica, venivo da un altro pianeta, hard rock, Deep Purple, quel genere lì, e quando Lucio è morto mi sono trovata a un bivio, con la paura di non essere più capace di stare davanti a 50mila persone. Non avevo un’etichetta, non avevo padroni… sai di cosa parlo vero? Radio, case discografiche e allora mi sono detta: perché non provare a fare un disco? Mi sono sentita libera e me lo sono autoprodotto, ho scritto brani che parlano di cose che mi interessano, come Silenzio che è dedicato a mio figlio. Mi sono sentita libera, ma subito nacque la paura di cosa gliene freghi alla gente di tutto questo e quindi ho rifatto anche delle cose di Lucio.

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Questo disco, Ossigeno, che hai recentemente presentato all’Auditorium della Musica a Roma, è stato prodotto nel 2013. Quindi questo ha dei brani aggiunti rispetto ad allora?
Si, esattamente. Ci sono delle collaborazioni in più, come quella con Gigi D’Alessio e Renato Zero. Ma il disco è quello, essenzialmente.

Iskra Menarini, partiamo dal titolo. Perché Ossigeno?
Io sono una persona molto attenta, spero di essere anche profonda visto che viviamo in un periodo così difficile. Ho pensato all’immagine di un bambino che nasce, alla vita che nasce, ma anche quella di un fiore, un albero, di un radicchio. La vita respira. L’acqua, l’aria. Tutto nasce da lì. Tre cose ci accompagneranno sempre nella nostra vita: padre, figlio e spirito santo. Anche se non credi. Un padre, una madre, ci sono sempre, il figlio nel momento in cui nasce, esce dall’acqua e mette in funzione il diaframma, che è respiro, il suono di un pianto che sarà musica, parola. L’aria, che si muove a suo piacimento. Senza tutto questo non c’è vita, per questo ho scelto il titolo.

Il titolo completo è Ossigeno – un viaggio nell’anima. Qual è l’anima della musica?
Si dice che l’anima non sia all’interno del corpo. L’anima è come avere qualcuno che ti viaggia attorno. Anima è ciò che ti permette di vedere non solo quel che è attorno al tuo corpo, ma quello che c’è oltre. Noi non ci assentiamo mai, nemmeno quando dormiamo, lo sai. E’ come un angelo che ci gira attorno, ma attenzione questo non vuol dire credere. Una forma, una presenza. Possiamo dire che la musica ci permette di vedere oltre. Che poi diventi sensibilità, pianto, sorriso… è qualcosa che non vedi ma c’è.

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Uso un verso di E’ quasi amore per farti questa domanda: “Dov’è l’amore vero, se c’è?”. Possiamo trovarlo o è una ricerca infinita?
Penso che sia una ricerca infinita e penso che sia il bello dell’amore. Quando ci si innamora, una volta che la passione si affievolisce, hai due scelte. O diventa una ricerca che si rivolge all’universale, non più soltanto a quella persona, oppure ricominci da capo cercando non tanto l’amore quanto una componente fisica. Tante famiglie si disfano anche per questo eh! L’amore è fatto di infinito, cerca l’infinito. Lo vorresti perfetto, fatto su misura, ma non esiste. Non si ferma, non guarda in faccia nessuno l’amore, un po’ come la morte.

Nelle tue canzoni infatti ho avuto la sensazione che parlassi di un amore “altro” da quello che ci si aspetterebbe in un brano di musica leggera.
Assolutamente altro, sì. Sai, io ho imparato tanto da Lucio, che nelle sue canzoni quando parlava d’amore non era un uomo che cantava, era un universo! Riascoltate “Felicità”, “Cara”, “Henna”, ci parla d’amore ma prima ha detto tutto quello che l’universo gli sta dando. Sono stata 24 anni al suo fianco. O sono una che non capisce niente oppure anche parlando ora con te di sensibilità, fingo. E’ impossibile non assimilare. Esprimeva concetti così alti, mi ha insegnato tante cose, mi proteggeva, non mi ha mai trattato come una qualsiasi corista o vocalist, chiamale come vuoi. Poi litigavamo anche, ma questo è normale. Per lui l’amore era infelicità, pensa, e io amo parlare di quanto mi ha insegnato in tutti quegli anni.

E allora, se tu potessi definire Dalla in un modo che non hai mai fatto, con un termine particolare, quale useresti?
Mah, sai, è sempre riduttivo farlo. Con una persona così complessa poi…però ci sono due cose che mi vengono in mente. Una è che secondo me lui è bellissimo! (usa il verbo al presente, nda) Parla della bellezza nel video di La bella e la bestia e mi commuove, pensa e dice delle cose per le quali lui è bellissimo, lascia stare il suo aspetto fisico. Il secondo termine che associo a Lucio è “geniale”. In Tosca amore disperato lui fece tutto da solo, testi, musica, una cosa pazzesca. Abbiamo perso tanti grandi artisti, ma lui era unico, era oltre. Nella parola “unico” comprendo sia la bellezza che la genialità.

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Iskra, ho visto recentemente un’intervista a Red Ronnie che accusa i Talent di creare karaoke e distruggere la musica. Tu hai partecipato come coach, brevemente, ad Amici. Vorrei sapere il tuo pensiero.
Guarda, io sto molto in mezzo ai giovani. Gli stiamo dando noi questo mondo. Loro non hanno nessuna colpa. E’ tutto così veloce oggi. Io ho scoperto dei musicisti cliccando sulla tastiera e andando dall’altra parte del mondo, in un secondo. Una volta un disco durava dieci anni! Oggi è già passato, è già vecchio, e loro sono figli di questo tempo, ma non potrebbe essere altrimenti. Anche le case discografiche sono colpevoli di questa situazione, ha ragione Red Ronnie, è tutto un insieme, ma creato dagli adulti, non dai giovani.

Ma per la musica questo è un bene o un male?
Per la musica è una tragedia, una catastrofe! Ma non è colpa dei giovani. Loro, poverini, vanno in duemila a fare i provini…io conosco Maria De Filippi, che ha messo in piedi questa cosa perché la gente lo chiede. Io ho insegnato sette giorni ad Amici, ma su Sky, quando c’era Marco Carta e poi dovetti partire in tour. Ma lì non puoi insegnare niente, ci sono dei canoni prestabiliti da seguire. Tutte le mie idee erano inutili. Red ha ragione, ma ti dico, paradossalmente, che tutto questo è giusto, perché ci dà la possibilità di capire che stiamo sbagliando tutto! E’ come con la nostra Madre Terra: la trattiamo di merda, ma poi lei ci ricorda chi comanda.

E tu perché sei sempre andata poco in tv, a parte quel Sanremo 2006?
Proprio per quello che abbiamo detto ora, il sistema sceglie chi deve andare. E poi io non ho mai inciso dischi, non basta essere al fianco o un passo dietro un grande come Lucio.

Ma in tutti quegli anni di collaborazione con Dalla, tu non hai mai sentito l’esigenza di fare qualcosa di tuo?
Penso che un mio difetto sia sempre stato quello di cercare altro, diverso rispetto a quello che andava in un periodo. Ho dei provini, ho fatto un disco con Walter Mameli, il manager di Cesare Cremonini, ma anche Lucio mi frenava, mi diceva che non erano cose commerciali…lui capisci? Che di commerciale, a parte Attenti al lupo, non ha mai fatto niente. Quasi amore, il brano con cui andai a Sanremo a 62 anni, in realtà si titolava Scarpe rosse, ed era dedicato a mia madre che non c’era più. Lui non riteneva opportuno presentarsi all’Ariston con quel titolo e nacque allora Quasi amore. Sapevo benissimo che non sarei andata da nessuna parte dopo Sanremo. Lui non mi avrebbe mai lasciato andare.

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Cosa ti ha lasciato l’esperienza del Festival?
(Pensa, nda) Dei gran punti interrogativi. Feci quattro cinque ospitate in tv…un brano che preparai in venti giorni quando servono mesi che ti devo dire? Secondo me Lucio mi lasciò partecipare perché sapeva che non sarei andata da nessuna altra parte. Tutti i grandi ti danno delle possibilità ma ti vogliono sempre attorno, sai. Come i grandi pittori, che creano il movimento dei loro allievi ma li vogliono con sé. Io poi, non partecipai alla sua ultima tournée, perché avevo un grave problema con mio figlio, che ancora non ho risolto e da cui nacque il brano Silenzio. Non me la sentii di lasciare casa, ma lo sentivo spesso e avvertivo la sua grande stanchezza.

Iskra, tu sei molto impegnata anche nel sociale. Cosa può fare realmente la musica in un periodo come questo?
Ho visto tante associazioni dove i soldi non andavano per il fine stabilito. Recentemente mi sono dedicata agli anziani e ai bambini malati di leucemia. Personalmente, voglio toccare con mano, sono un po’ diffidente e non vado dovunque, anche se tanti mi chiamano e ne sono contenta. Ma voglio vedere chi sono, prima. Sono innamorata degli anziani, dei bambini e degli animali e mi batto per loro. Non perché sia speciale, non credere, sono anche io una stronza, sbaglio, combino dei guai, dico le bugie (ride, nda), come tutti gli esseri umani. Poi chiedo perdono aiutando queste tre categorie, le amo davvero.

E quando non è sui treni, o alle presentazioni del disco, o impegnata nel sociale, cosa fa Iskra Menarini?
(Ride – nda) Sto nella mia casa in campagna vicino a Bologna, ho un figlio grande, degli animali. Casa che mi sono potuta permettere grazie ai tour con Lucio, mattone su mattone. Il mio infinito amore per lui è sincero.

Questo album, Ossigeno, è un bilancio della tua carriera o una ripartenza?
Penso che sia una rinascita, Resurrection, come il brano. Mi sono fermata un anno dopo la scomparsa di Lucio e la musica non può rinascere che con lui. Non canto solo cose sue, i miei concerti sono molto particolari, con video, altri musicisti, contaminazioni.

Il tuo video di C’era una volta l’amore l’ho trovato bellissimo.
Bello vero? Ecco, in quel brano si dice: vuoi che diventi così, che c’era una volta l’amore? Che c’era una volta un uomo, un cane, che il mare diventi vuoto? Non si parla di amore che non c’è più, è un grido, un monito. C’era una volta la terra, vuoi che sia così? Nel finale è positivo… “C’era una volta un uomo sognatore che girava il mondo in cerca d’amore…C’era una volta una donna guerriero che difese suo figlio col suo cuore”, capito? Io non mollo, attenzione!

Non ho dubbi, e a tal proposito chiudo con la domanda che riservo solitamente a chi ha una grande storia sulle spalle. Iskra Menarini, cosa vuoi fare da grande?
(Grande risata, nda) Aspetta, aspetta…sai cosa? Oggi ho rubato il ciuccio di un bimbo in treno! Voglio ricominciare da lì! (ride, nda) Era un bimbo di due tre anni, me lo ha voluto regalare! Ricomincio da lì, dai sogni, che oggi ci tolgono anche quelli. Quella voglia di correre, di non fermarsi mai. Sì, riparto da lì! Di seguito il singolo C’era una volta l’amore.

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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