Io prima di te: trailer, trama, recensione del film

Siete dei romanticoni? Allora Io prima di te diretto da Thea Sharrock fa per voi. È uno dei titoli più attesi in questa ripresa cinematografica dopo le poche uscite estive. Tratto dall’omonimo bestseller di Jojo Moyes (edito da noi da Mondadori), Io prima di te vede come protagonisti Elisa Clarke (nota per il ruolo della principessa Daenerys Targaryen ne “Il trono di spade”) e Sam Claflin (divenuto popolare con “Biancaneve e il cacciatore” e “Hunger Games: la ragazza di fuoco”) pronti a far commuovere e divertire la platea di turno. Va subito detto che sulla carta potrebbe risultare il solito dramma romantico che strizza l’occhio soprattutto ai teenagers, ma non è semplicisticamente così e vi faremo scoprire perché. Si parte quasi in sordina, mostrando nei primissimi minuti la quotidianità di una coppia, costituita da Alicia (Vanessa Kirby) e William (Claflin), mentre parla di vacanze al risveglio in una giornata come tante e lui sta per recarsi a lavoro. Poi, l’ironia della sorte, porterà Will a subire un incidente proprio da quel mezzo lasciato a casa perché fuori diluviava. È come un fulmine a ciel sereno e questo la sceneggiatura lo mostra bene e probabilmente, ancor più in questo periodo in cui ci si sente “appesi a un filo”, colpirà lo spettatore. In un battito di ciglia ci ritroviamo da Londra alla campagna inglese dove vive Louisa Clark (la Clarke) detta “Lou”. Ha soltanto ventisei anni, ma un forte senso di responsabilità verso la famiglia tanto che, dopo esser stata licenziata, cerca subito un nuovo lavoro per aiutare i suoi. Questa esigenza la porterà a sostenere un colloquio con la mamma di Will (Janet McTeer), alla ricerca disperata di qualcuno che riesca a far compagnia al figlio quadriplegico e magari gli faccia cambiare idea su una decisione. Lou si presenta in modo bizzarro, molto sopra le righe, basti vedere come si veste (per dirne una: adora le calzamaglie d’ape). La giovane donna, infatti, non ha nulla a che vedere con le stangone bionde, ricche e super in carriera che si trovano in città, ma sembra che viva in un mondo tutto suo, “soffocato” per le necessità di sopravvivenza sue e soprattutto dei suoi cari. Anche Will, per altre ragioni e con un carattere diverso, cerca di convivere con questa sensazione tanto da dire al loro primo incontro: «mi limito a esistere».

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La scrittrice del romanzo ha preso parte alla stesura della sceneggiatura, stilata a sei mani con Scott Neustadter e Michael H. Weber e, forse, anche grazie a questo, la trasposizione cinematografica è molto fedele al libro di partenza. Con leggerezza e al contempo emozioni forti, Io prima di te riesce a parlare sì dell’amore che arriva quando meno te l’aspetti, ma anche di libertà di scelte, di malattia e di come esser se stessi. Se si pensa a libri sdolcinati ci si ricorda subito di Nicholas Sparks e dei film tratti dalle sue opere – non può non venire in mente “I passi dell’amore” in cui la lei di turno si ammala. In Io prima di te, l’autrice prima e poi la regista teatrale (coraggiosa nella scelta di questo testo come opera prima) interrogano sia i personaggi intorno a Will sia il pubblico sulla scelta di far cessare volontariamente la propria vita o meno. Nel gennaio 2011 era uscito un film molto forte, “Kill Me Please”, dal registro e dalla trama differenti, ma che parlava di una clinica in Svizzera in cui le persone potevano richiedere il suicidio medicalmente assistito. In questo lungometraggio, il regista franco-belga affrontava nel suo personale “black humor” il tabù della morte pervenendo a una sottile analisi della società attuale. Non vogliamo andare oltre nel raccontarvi come si evolverà la storia di Will e Lou con gli interpreti che sono riusciti a creare una forte sintonia, molto realistica.

Quello che sicuramente emerge da Io prima di te è un equilibrio tra dinamiche più commerciali (come creare la “fiaba”) e input di riflessione su argomenti non facili da affrontare né da digerire. «Non puoi cambiare la natura delle persone», dice il padre (Brendan Coyle) a Lou. «E allora uno cosa fa?», gli controbatte. Risposta profondamente spontanea: «Le ama». Cosa vuol dire amare? Molto probabilmente nessuno di noi riesce a dare un’unica e definita risposta a questa domanda, forse si è sempre in cerca di possibili parole per spiegarlo, ma sono i gesti, gli sguardi e quelle vibrazioni che accadono giorno per giorno a comunicarcelo. In Io prima di te ascoltiamo, a un tratto, Lou che afferma: «sono diventata una persona completamente nuova grazie a te», ma ciò non significa denaturarsi, anzi. Il bello è proprio questo, per caso o per i cosiddetti scherzi del destino, si scopre se stessi e l’altro. Un consiglio per la visione: preparatevi i klinex, ma anche a sorridere. Di seguito il trailer del film e alcune immagini.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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