Lina Sastri si racconta tra musica, teatro e cinema

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Che dire di Lina Sastri? Da più di trenta anni sulle scene. Teatro, cinema, televisione. Riconoscimenti a livello internazionale, 3 David di Donatello e 2 Nastri d’Argento, collaborazioni con Eduardo De Filippo, da “Natale in casa Cupiello” fino all’interpretazione di Filumena Marturano nel 2008 con Luca De Filippo. Film con i più grandi registi. Vulcanica, mai ferma, negli ultimi anni crea, con la musica, un suo teatro di suggestioni, di vita vissuta. Ora torna, in una data unica, il 24 ottobre, a Roma col suo nuovo recital “Appunti di viaggio”. Poi, dal 25 dicembre al 4 gennaio, in tournèe a Napoli, al Teatro delle Palme. L’importanza degli incontri, il lavoro creativo, l’entusiasmo, i progetti, i ricordi. Lina Sastri si racconta a Cultura&Culture. Un fiume in piena.

locandina-Appunti-di-viaggioSignora Sastri, iniziamo dal presente. Dopo il successo della stagione passata con Linapolina, sta per tornare a Roma, stavolta al Teatro Brancaccio, con “Appunti di viaggio”, uno spettacolo che lei stessa ha definito “in bianco e nero”, privo di orpelli, di scene. E’ un ritorno all’essenzialità dell’anima popolare e poetica del suo teatro?

Mah, guardi, non è che sia un ritorno. Diciamo che quando mi esprimo in musica sul palcoscenico, questa poi diventa in qualche modo teatro. L’ho fatto spesso in questi anni, con vari spettacoli, da Cuore mio a Corpo celeste, da Linapolina a questo Appunti di viaggio. E’ sempre e comunque un fatto essenziale. La musica è sempre quella napoletana anche se a volte, come in Appunti di viaggio e Cuore mio, sono contaminate da altre cose. Ecco, Linapolina era soprattutto la classica musica napoletana, mentre in altri recital, come questo, ci sono altre cose che mi sono capitate di cantare nel corso della carriera. Certo, gran parte delle canzoni sono quelle della mia terra. E’ comunque sempre un percorso musicale che diventa teatro, ma essenziale, come dice lei. Tanto che in alcuni spettacoli, il tutto diventa più ricco e complesso dal punto di vista visivo, in altri come questo con cui sarò in scena a Roma il 24, non ci sono espedienti scenografici particolari. Io parlo liberamente con il pubblico, di tutto quello che mi è successo in tutti questi anni, degli incontri nel teatro, nel cinema, nella musica, delle persone conosciute, e di volta in volta canto o recito. Non si assisterà a uno spettacolo con una scaletta precisa, ma a un colloquio.

Lei spesso parla del caso, della fortuna degli incontri nella carriera di un artista (ma credo anche nella vita di tutti i giorni). Le chiedo…quanto conta il caso e quanto la tenacia e la capacità nella vita di un artista?

Io credo che il caso e la fortuna siano molto importanti. Si devono però appoggiare a qualcosa che esiste. Se hai talento, se sei consapevole di ciò che sai, se tutto questo incontra la fortuna, poi devi saperla coltivare, la devi rispettare. Dopo che la fortuna ti ha portato a un incontro, devi essere in grado di scegliere, devi saper portare avanti quello che sai fare in un modo piuttosto che in un altro.

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Lina Sastri, foto di Roberto Rocchi
©Roberto Rocchi

A proposito del suo modo di fare teatro, in questi ultimi anni con i suoi recital, la musica è stato il filo conduttore. Ho l’impressione che Lei sul palco non si limiti a proporre uno spettacolo, ma che ci sia molto di più, il respiro della sua vita. Sbaglio?

Beh, negli ultimi anni la musica è stata molto presente perché nel tempo, dopo aver fatto tanto cinema, tanto teatro, è difficile incontrare un personaggio, una storia che ti si addice, perché cresci, maturi. Con la musica, allora, si è più liberi. Io poi ho una mia creatività, che non tutti gli attori hanno. Scrivo, dirigo, organizzo, produco le cose che mi piace fare. Tutto quello che esprimo in scena appartiene a me, lo scrivo io, lo dirigo io. Poi ci sono le citazioni di Pirandello, di Eduardo, e va bene. Ma anche il modo di portare in scena tutto questo cambia sempre, anche se il tema della musica napoletana è lo stesso. Per farle un esempio…in Per la strada erano tutti brani inediti, in Linapolina tutti classici, mentre Appunti di viaggio è un colloquio, un lungo racconto. Però, in ognuno, il modo di raccontare, le immagini, le luci, la regia, la scrittura, tutto quello che avviene…lo faccio io! Sì, la vita che c’è la porto io, altrimenti basterebbe prendere un microfono e cantare le canzoni!

©Carlo Bellincampi
©Carlo Bellincampi

Voglio raccontarle un aneddoto. Recentemente abbiamo intervistato Tosca D’Aquino che ha citato lo spettacolo “Masaniello” di Armando Pugliese con grande entusiasmo. In quell’occasione avvenne il suo debutto teatrale!

Sì, ebbi la fortuna di debuttare in quello spettacolo. Ero una ragazzina, facevo parte del coro, spostavamo le pedane, eravamo tutti ragazzi. Dicevo una sola battuta, quella della piccola mendicante. Poi avvenne che Roberto De Simone, che scriveva le musiche, sapendo che avevo una certa voce, mi affidò l’inno alla Madonna Nera del Carmine, che è rimasto nella storia di quello spettacolo e nella memoria di chi lo vide. Ma anche in quel caso, vede, io non dovevo fare quella parte. L’occasione nacque dall’incontro con quel grande Maestro, dalla sua stima per me.

Sarebbe ancora possibile, oggi, quel tipo di teatro così popolare? Facevate muovere le folle che correvano a vedervi, come a Roma accadeva con Proietti, più o meno nello stesso periodo.

Io credo che il contenuto di quello spettacolo sarebbe ancora oggi attualissimo, però eravamo tantissimi, eravamo disposti ad andare per non guadagnare niente, a fare la fame. Ma veramente! Essendo giovani e sconosciuti eravamo pronti a metterci in gioco per nulla. Adesso non sarebbe possibile. Il pubblico sorprende, a volte, più di quanto ci si aspetti. Se gli dai vere emozioni, ti viene dietro, anche se oggigiorno lo hanno addormentato con delle programmazioni prevedibili.

Che rapporto ha con il pubblico di Roma?

Ottimo! Bellissimo, ma in generale ho sempre un buon rapporto col pubblico. L’importante è la fortuna di averlo, il pubblico (ride ndr). Sapere che c’è gente che esce di casa, paga un biglietto e viene a vederti, è una cosa meravigliosa. Un grande regalo!

Le confesso che da ragazzo, nel mio immaginario, ho sempre avuto due figure femminili di riferimento. Due donne molto forti, affascinanti, vere nel modo di proporsi al pubblico. Una era Anna Magnani e l’altra Lina Sastri. (ride, ndr). Poi ho scoperto con piacere che c’è un legame tra voi due. Può raccontarci come si sono incrociate le vostre strade?

Ah… sì! La Magnani non c’era più da molti anni e capitò una serata, in cui veniva commemorata. Io ero una giovane attrice ancora sconosciuta, avevo appena girato Mi manda Picone, ma ancora non era uscito (con cui poi vinse il suo primo David di Donatello e il Nastro d’Argento, ndr) e fui chiamata a Cinecittà per cantare una canzone, che Anna amava tanto, Reginella. Fu una scoperta anche per me, non sapevo di poterlo fare. In seguito interpretai Anna Magnani in un film di Carlo Lizzani, Celluloide.

Lina SastriLina Sastri e il cinema. Non arriva subito, Lei nasce dal teatro, ma è amore a prima vista e successo quando, presto, con Nanny Loi e il suo “Mi manda Picone”, con Giancarlo Giannini, Lei vinse il primo (di tre) David di Donatello e anche il Nastro d’Argento. Che tipo di esperienza fu all’inizio quella del cinema, per Lei che proveniva dal grande teatro? Cambiò qualcosa nella sua vita?

 Sì, il cinema è sempre una cosa strana, soprattutto quando provieni dal teatro. Io, prima di quel successo, avevo lavorato con Moretti (Ecce bombo, ndr), Squitieri (Il prefetto di ferro, ndr), Gianfranco Mingozzi (La vela incantata, ndr), che era un carissimo amico e grande regista, col quale abbiamo fatto poi dei film non commerciali, diciamo così. Quel film mi cambiò la vita, perché era un film popolare diretto da un grande maestro, un grande uomo come Nanny Loi e con un grande partner, uomo nobile e generoso, grande attore, quale Giancarlo Giannini.

A proposito di cinema, so che sta per tornare, con un film per la televisione diretto da Pupi Avati, su Raiuno (Il sole negli occhi, ndr). Può darci qualche anticipazione?

Eh sì, dopo Tornatore, Woody Allen, ora lavoro anche con Pupi Avati. Ma la mia è una partecipazione, la protagonista assoluta sarà Laura Morante. La mia è una piccola parte che ritengo molto interessante, per la quale è valsa la pena soprattutto perché mi ha permesso di lavorare sia con Pupi che con Laura. Credo che sarà trasmesso dalla Rai in gennaio.

Il 31 ottobre ricorre il trentennale della scomparsa del grande Eduardo, suo Maestro. Come era il suo rapporto con Eduardo? Ma soprattutto, che uomo era…?

Eh sì, il grandissimo Eduardo! Sono stata anche invitata in Senato per ricordarlo, recitando un brano di Filumena Marturano… Anche con lui, un incontro decisivo. Prima come semplice comparsa, poi piano piano… Che dire? Era un grande uomo, era un grande regista, era un grande autore, un grande artista, era un grande attore! Era tutto, ed è stata una grande fortuna averlo incontrato!

Lei ricorderà Eduardo nei suoi “Appunti di viaggio”, vero?

Certamente! Nei miei Appunti di viaggio c’è un po’ tutto quello che ci siamo detti oggi! (ride, ndr)

©Carlo Bellincampi
©Carlo Bellincampi

Posso chiederle il suo parere sullo stato di salute del teatro italiano?

Oddio, se considera che in un mondo come questo, dove si trova tutto su internet, e in cui i giovani a teatro ci vanno poco, se non per qualcosa che è di moda in un certo momento, il teatro resiste! Certo, i produttori non rischiano. Ma non parlo tanto di soldi, di investimenti privati o pubblici, parlo proprio di produttori che non rischiano la novità, finendo magari per offrire al pubblico una proposta teatrale che non è molto interessante.

Nel corso della sua carriera, Lei ha lavorato con grandi registi (da Loi a Rosi, da Lizzani a Tornatore, a Bertolucci, a Damiani, Moretti, Allen…se potesse tornare indietro, c’è qualcosa, tra cinema e teatro, che non rifarebbe?

Sì, qualcosa c’è ma non gliela dico! (ride, ndr)

la_casa_di_ninetta_lina_sastriSignora Sastri, c’è un sogno, nella sua vita artistica, ma anche privata se vuole, che vorrebbe ancora realizzare, per il quale magari non ha mai avuto l’occasione giusta?

Per la vita privata me lo tengo per me, non lo dico, ma ce n’è uno in particolare che ritengo importante e fondamentale e spero di realizzarlo. Per la vita artistica, voglio tornare alla prosa tout-court, voglio interpretare dei classici, presto, e parallelamente alla prosa, portare invece la musica in Europa. Perché confinarla in Italia? Però, al momento, la prosa mi sta riaffascinando moltissimo. E poi vorrei, dal piccolo romanzo che ho scritto, La casa di Ninetta, dedicato a mia madre, realizzarne un film. Oltretutto è il nome del ristorante che mio fratello ha aperto a Napoli…amici napoletani, andate al ristorante di mio fratello, si mangia benissimo! (ride, ndr). Insomma, voglio muovermi in tute le direzioni!

E noi le auguriamo i migliori successi! La ringraziamo per aver concesso questa intervista al nostro giornale che, glielo dico, ha la propria sede in Irpinia.

Ah, bene! Un saluto a tutti i lettori di Cultura & Culture, augurando che ci sia sempre qualcuno interessato e curioso verso la cultura, perché l’arte è vita!

Ascolta il saluto di Lina Sastri ai lettori

Paolo Leone

Si ringrazia la NCmedia per la collaborazione

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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