In un posto bellissimo: trama e recensione

Al Cinema c’è In un posto bellissimo. Trama, recensione e trailer del film diretto da Giorgia Cecere.

in-un-posto-bellissimo-tramaArriva in sala, inaugurando la stagione cinematografica 2015-2016, In un posto bellissimo, l’opera seconda di Giorgia Cecere. Dopo l’esordio dietro la macchina da presa nel 2010 con “Il primo incarico” (presentato nella sezione “Controcampo italiano” alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia), la regista sceglie di continuare a indagare le sfumature e le sfaccettature dell’animo umano. Lo fa mettendo sotto l’occhio di bue la coppia e rendendo centrale, in particolare, la figura femminile che, in entrambi i film, ha il volto di Isabella Ragonese ed è come se un personaggio sia il contraltare dell’altro. In quest’ultimo lavoro l’attrice dà corpo a Lucia, una donna semplice che vive in una cittadina del Nord (Asti), il suo piccolo posto apparentemente tranquillo. Sì, perché, come spesso accade nella quotidianità di ognuno di noi, ci sono incontri, “lievi” interferenze con quel castello che ci siamo creati anche inconsapevolmente, capaci di iniziare a instillare domande o semplicemente risvegliarle. Questa sensazione l’attrice ce la trasmette sin dai primi minuti, quando guarda oltre il finestrino dell’auto e la macchina da presa si sofferma su quello sguardo in cerca di un nuovo orizzonte: sembra, appunto, tranquilla mentre col marito Andrea (Alessio Boni) e suo figlio Tommaso (Michele Griffo) si dirigono verso il fiume. in-un-posto-bellissimoQui accadrà qualcosa, un episodio a prima vista insignificante, ma che innescherà fili drammaturgici e darà il via a un percorso interiore. Arrivando a metà o poco più del film, potrete avvertire maggiormente la sfuggevolezza di Lucia, lei incarna una fragilità difficilmente incastonabile in uno schema ben definito a differenza, magari, del personaggio di Boni, che vuole rispondere all’immagine di marito e padre sicuro, che sa bene come ci si deve comportare nella vita, ciò che è giusto o sbagliato, eppure in una debolezza umana incorre anche lui. La Cecere, in veste anche di sceneggiatrice insieme a Pierpaolo Pirone, ne In un posto bellissimo mette al centro della trama l’altro da sé rappresentato, soprattutto, da Feysal (Feysal Abbaoui, attore non professionista, ma impersona un immigrato con tutta la sua dignità), un venditore ambulante, ma anche da Angelo (Paolo Sassanelli), l’istruttore di guida. Ci teniamo a sottolinearlo che, quindi, l’altro non ha semplicisticamente le vesti dello straniero, ma anche degli stessi compagni di corso per la patente (di età diversa da quella di Lucia) o di donne che attraversano la storia di cui non vogliamo svelarvi troppo. Quest’opera viaggia, infatti, su trame sotterranee non completamente svelate – e l’abbiamo apprezzata come scelta -, su rapporti non totalmente risolti, alcuni dei quali potranno rimanere tali fino all’epilogo. Se si guarda al rapporto di coppia, singolarmente il duo è assolutamente in parte, nell’insieme – soprattutto fisicamente – qualcosa non torna e, forse, ci piace pensare che sia voluta come decisione, quasi a simboleggiare quelle lunghezze d’onda che cominciano a interferire sottilmente fino a logorarsi per quei non detti che non sono sinonimo dei silenzi sani. La recitazione di Boni è in tal senso parlante, con Lucia non ci sono molti dialoghi, la macchina da presa cattura il suo sguardo nello specchietto retrovisore interno e in tanti altri momenti in cui cerca di indossare una maschera per coprire ciò che nasconde nel suo cuore. Venuto a galla il sommerso (e non tutto) con un tono «disarmato» (così lo definisce la regista), quello stesso obiettivo gli fa la radiografia dei sentimenti, anche se lui continua nello sforzo di non scomporsi. Dall’altro lato, si percepisce come lo sguardo della Ragonese, della sua donna spesso governata dalla fragilità, sia diverso, in viaggio verso una consapevolezza che acquisisce col tempo, passando anche da vibrazioni e sentori nell’intimità col proprio uomo. in-un-posto-bellissimo-alessio-boniLa regista salentina manifesta ancora delicatezza e tatto, caratteristiche che lo spettatore quasi tocca con mano grazie anche a specifiche inquadrature e a una recitazione in sottrazione, fatta spesso e volentieri di gesti, ben supportata da un uso coerente della musica di Donatello Pisanello. Una piccola postilla ci sentiamo, con tutto il rispetto, di farla. Riallacciandoci all’apprezzamento per aver lasciato alcune tracce sospese, al contempo ci sarebbe piaciuto si scavasse maggiormente in alcuni personaggi/legami – come quello di Adriana (Piera Degli Esposti) e di Angelo – ma ci rendiamo anche conto che, poi, forse, trovare il giusto equilibrio con il finale non sarebbe stato facile, ancor più nell’ottica di non cadere nello scontato. Senza dubbio la Cecere ha tutte le potenzialità, come regista e sceneggiatrice, per spiccare sempre più il volo e affinare la sua cifra di ascolto, visione e messa in quadro e noi glielo auguriamo. In un posto bellissimo si rivela, nel suo complesso, una pellicola che finemente traccia più affreschi di paesaggi, laddove quelli fisici – sia del corpo umano che della provincia – racchiudono quelli interiori e mentali, tutti da scandagliare in una continua ricerca del proprio posto bellissimo. Voto: (3 / 5)

In un posto bellissimo, trailer 

 

 

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“In un posto bellissimo”

Regia di Giorgia Cecere

Con Isabella Ragonese, Alessio Boni, Paolo Sassanelli, Michele Griffo, Faysal Abbaoui, Tatiana Lepore, Teresa Acerbis, Piera Degli Esposti, Massimo Maffei, Carlotta Galli, Costanza Carafa

Distribuito da Teodora Film in 60 copie.

 

Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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