Il ricco, il povero e il maggiordomo? Che noia! Ecco perché

La trama e la recensione del nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo “Il ricco, il povero e il maggiordomo”. 

©MasiarPasquali
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Il pubblico italiano ha sempre avuto un debole per Aldo, Giovanni e Giacomo, premiandoli con incassi record al cinema e in teatro. Dal 1997 a oggi il trio comico, dati alla mano, ha incassato con soli sette lungometraggi e uno spettacolo teatrale (“Anplagghed”) oltre 230 milioni di euro.

Non sorprende perciò che la loro ultima fatica cinematografica, Il ricco, il povero e il maggiordomo sia già stata opportunamente distribuita da Medusa in oltre 400 sale italiane con il proposito di salire a 600 durante la settimana di Natale.

In questo caso più che di numeri, bisogna parlare di qualità. Aldo, Giovanni e Giacomo hanno perso già da tempo quella verve che li aveva resi quasi dei pionieri di una nuova comicità all’italiana verso la fine degli anni Novanta. Il loro nuovo film è infarcito di buoni sentimenti, d’ingenuità e non è mai volgare. Eppure manca il mordente e senza battute irresistibili la noia prende il sopravvento durante la visione. In più la narrazione manca totalmente di compattezza e il film è in certi momenti quasi un insieme di siparietti sfilacciati tra loro.

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Giacomo è “il ricco”, di professione fa il broker e ha una lussuosa villa con piscina dove si trastulla tra il dolce far nulla e qualche intervento di chirurgia plastica la moglie (Sara D’Amario, per la terza volta moglie di Giacomo sul grande schermo). Il figlio subisce la volontà del padre che vorrebbe far di lui un giocatore di golf provetto mentre coltiva in segreto una grande passione per il calcio. Giacomo è servito in tutto e per tutto dal suo fedele maggiordomo e autista Giovani, cultore delle arti marziali e amante della domestica sudamericana Dolores (Guadalupe Lancho). Durante una rocambolesca fuga dai vigili che controllano le licenze, lo squattrinato venditore ambulante Aldo viene investito in auto da Giovanni e Giacomo.

L’uomo accetta subito il loro risarcimento di mille euro credendo così di poter realizzare il suo sogno di una vita: avere una bancarella tutta sua e rendere orgogliosa la madre (Giuliana Lojodice). Peccato che Giacomo abbia investito i suoi soldi nel Burgundi e che perderà presto tutte le sue fortune. Assia (Francesca Neri) sembra essere l’unica in grado di poter cancellare in un secondo tutti i suoi problemi.

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©Masiar Pasquali
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Guardando Il ricco, il povero e il maggiordomo si ha come la sensazione che la loro comicità sia invecchiata e che Aldo, Giovanni e Giacomo siano stati incapaci di rinnovare il proprio repertorio.

Rispolverare vecchi sketch, riproporre le solite gag non basta a raggiungere quello che dovrebbe essere il loro principale obiettivo: far ridere. E anche se nella trama ci sia qualche timido accenno all’attualità, alla crisi economica e ai problemi legati all’immigrazione, l’ottavo film del trio è completamente privo di originalità e acutezza.

A quattro anni da La banda dei Babbi Natale di Paolo Genovese, Aldo, Giovanni e Giacomo quindi deludono le aspettative del loro pubblico più affezionato. La loro mossa di dirigere il film insieme a uno degli sceneggiatori del precedente, Morgan Bertacca, non si rivela poi così incisiva. I motori portanti del film sono essenzialmente la presenza dell’inossidabile Giuliana Lojodice che interpreta il personaggio più divertente di tutto il film e la trascinante musica della colonna sonora anche se determinate scelte, come quella del brano “Se mi lasci non vale” di Julio Iglesias, ci sembrano un po’ troppo scontate.

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Rosa Maiccaro

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Autore dell'articolo: Rosa Maiuccaro

Appassionata di cultura, sport e scrittura fin dalla tenera età, sto lavorando affinché le mie passioni possano diventare un lavoro a tempo pieno. Come diceva Confucio: "Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita". Il cinema, la lettura, il teatro e la danza mi hanno cambiato la vita. Ho scoperto un mondo in cui non ci si sentiva mai soli e dove era possibile essere davvero se stessi. Tramite la mia scrittura, tento di dare accesso a quel mondo favoloso al maggior numero di persone possibili. Per il resto, come sosteneva Fellini, è la curiosità che mi fa svegliare la mattina.

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