“Il regno d’inverno – Winter Sleep”, 196 minuti in piano-sequenza

Trama, recensione e trailer del film “Il regno d’inverno – Winter Sleep”, al cinema dal 9 ottobre 2014

Il regno d'invernoPalma d’oro a Cannes 2014 “Il regno d’inverno – Winter Sleep” di Nuri Bilge Ceylan dal 9 ottobre è sugli schermi italiani. Dopo il trionfo de “La Vie d’Adéle” nel 2013, spaccato realista/intimista di un meraviglioso e travolgente amore, la giuria del Festival è rimasta stordita fino all’estasi da un’opera complessa, fatta quasi totalmente di lunghi piani sequenza in cui i (pochi) personaggi e le sparute comparse dialogano tra loro, sentenziano, filosofeggiano e battibeccano sulla vita, nel raggelante scenario di un’Anatolia colma di nebbie, piogge e fiocchi di neve.

Ceylan non cerca il favore del suo pubblico e non si concede al facile meccanismo dello spettacolo cinematografico, preferendogli un naturalistico quadro stendhaliano fatto di riflessioni in nuce in un’atmosfera che alterna gli spazi sconfinati delle desolate lande cappadociche alla pesantezza greve dei “cubicoli” claustrofobici di un hotel arroccato sui monti, l’Othello.

Qui, spesso rischiarati dalla fioca luce delle lampade, i personaggi, dolenti nichilisti prostrati dalla vita, intessono orazioni, tra echi shakespeariani e rimandi all’esistenzialismo universale di Bergman. Quasi azzerati dal letargico sopore, compongono sinfonie di parole in cui i silenzi sono banditi e non intervallano mai i lunghi motteggi che sembrano girare a vuoto, ma che in realtà, quasi a mò di pièce teatrale, servono a svelare gradualmente il carattere di ogni attore/personaggio. Dopo “Le Tre scimmie” per il quale vince a Cannes il premo per la miglior regia, nel 2011 porta a casa il Grand Prix con “C’era una volta in Anatolia”, uno strano poliziesco che preferisce indagare sull’animo umano piuttosto che sulle prove indiziarie.

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Proprio come “Il regno d’inverno – Winter sleep”, il “grande sonno invernale”, che dipinge con una fotografia cristallina l’umanità addormentata raccontata da Cechov e affogata in fiumi incessanti di parole ,sguardi, storcimenti di naso, smorfie e aggrottamenti di ciglia. Intorno, il silenzio delle piccole abitazioni situate sulle rocce, qualche pioggia, uno sparuto numero di turisti, un cane che bivacca e un pugno di cavalli selvaggi. A dirigere l’hotel è Aydin, ex attore di teatro ormai ritiratosi dalle scene e in procinto di scrivere una storia del teatro turco, all’apparenza uomo benevolo e sensibile, in realtà, impresario arrogante incapace di fare realmente del bene, soprattutto a sua moglie Nihal che abita un’altra ala dell’hotel. Separati in casa i due non smettono di rinfacciarsi colpe e frustrazioni reciproche, coinvolgendo o facendosi coinvolgere dalla disincantata e cinica Necla, sorella di Aydin e donna ferita dalla vita e sola.

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Il regno d’inverno - Winter Sleep

“Il regno d’inverno -Winter Sleep” chiede allo spettatore (forse al più cinefilo) un incredibile sforzo, mettendo a dura prova la sua resistenza tanto sulla dilatazione dei tempi narrativi (oltre tre ore), quanto sulla creazione di quadri pittorici sempre immobili di personaggi dialoganti. E colpisce nel segno, visceralmente e fuor di metafora, con la forza di un realismo d’interni asfittici e di sporadiche aperture allo sconfinato esterno. Il conflitto eterno tra bene e male, tra buona e cattiva coscienza attraversa la saturazione verbosa degli antagonismi reciproci, arrivando dapprima a sfiorare gli spettatori, fin poi a coinvolgerli e spogliarli delle loro intime convinzioni, della ingannevole forma delle loro passioni che vengono snaturate, messe a nudo, prostrate dagli scontri sempre misurati e mai eccedenti dei “duellanti” nell’albergo.

Il film di Ceylan è un meraviglioso groviglio di parole pungenti, velleitarie e suadenti, intarsiate come in un mosaico finemente lavorato che tocca, colpisce e infine affonda. Con levità, poi con lesti fendenti. Non è un film facile, ma se si entra nel meccanismo si rimane soggiogati e ipnotizzati. Il microcosmo dei personaggi non è che una piccola ampolla con pareti di vetro e, quando alla fine giunge la neve, nulla scalfisce, perché questa non è una favola, è una storia vera.

TRAILER

 

                                                                                                                             Vincenzo Palermo

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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