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E` scontro aperto tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, e il suo vice premier Angelino Alfano e a rischio è la tenuta del Governo, malgrado l’esecutivo abbia incassato la fiducia sul decreto “emergenze”. Il contendere, è l’aumento dell’Iva di un punto percentuale dal 1 luglio prossimo, già stabilito dal Governo Monti. Un susseguirsi di conferma e smentita sull’accordo a pochi minuti dopo la fiducia di ieri. In un primo momento si era pensato, da fonti governative del Pdl che c’era «un’intesa di massima sull’Iva» e che l’aumento sarebbe stato «rinviato, di tre o sei mesi», mentre, Letta da canto suo replicava: «Non c’è alcuna intesa, mancano ancora le coperture, non è detto che si trovino». A non mettere pace è il problema della copertura finanziaria . Il nodo principale resta questo e il reperimento di 2 miliardi per quest’anno e di 4 miliardi per ciascuno degli anni successivi. «Un sentiero ben stretto», aveva nei giorni scorsi commentato il titolare del dicastero dell’economia, Saccomanni aggiungendo che «l’ampiezza tende a ridursi per effetto dell’evoluzione congiunturale, ma l’obiettivo resta sempre quello di agire con tagli alla spesa e alle agevolazioni». Insomma, non ci sono soldi nelle casse dello Stato per evitare l’aumento dell’Iva, ma per il Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato,  «ogni strada sarà battuta per evitare l’aumento Iva. Il lavoro in questa direzione c’è». Zanonato rivela anche una data, ad ottobre. Si rischia un vero e proprio “ingorgo fiscale” tra fine agosto e i primi di settembre, mentre l’Unione Europea, secondo quanto sostiene il Ministero del Tesoro, respinge le ipotesi di nuovi interventi correttivi e confermerebbe che l’Italia dovrà lasciare i saldi invariati. E non è tutto: sul piatto della discussione c’è anche la patata bollente dell’Imu, per ora solo rinviata ed entro la fine di agosto, anche per questa tassa, dovrà essere trovata una soluzione.

Bruxelles promuove ufficialmente l’Italia uscita dal deficit entrando di diritto nella cerchia ristretta delle undici nazioni europee “virtuose” e questo rafforza il premier Enrico Letta, che guadagna  “potere”, nelle trattative con gli alleati della maggioranza “larghe intese”.

Ma, mentre il Presidente del Consiglio prova a mediare un rinvio di tre mesi, il suo vice, Alfano, fa sapere dal Festival del Lavoro di Fiuggi che «il destino del governo è legato al programma e se non è realizzato il governo non va avanti. Dobbiamo intervenire sulle tasse e detassare le nuove assunzioni. Sono questioni fondamentali e, a partire dall’Iva, la nostra linea è evitare l’aumento della tassazione». Potrebbe essere un nuovo ultimatum.

Jenny Capozzi

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