Il diritto di contare: video-recensione e trama del film

Il diritto di contare, di seguito la video-recensione del film – “Ci vuol passione, molta pazienza, sciroppo di lampone e un filo di incoscienza, ci vuol farina del proprio sacco, sensualità latina e un minino di distacco”, canta Ornella Vanoni nella celebre canzone Rossetto e Cioccolato. E, infatti, a mutare lo stato delle cose sono proprio i Folli, cioè coloro che rischiano perché non hanno paura di far valere le proprie ragioni, né di mettersi in gioco anche quando tutti li invitano – a volte con le buone, tante altre con le cattive – a fare il contrario. Almeno questo è quello che trapela dal film Il diritto di contare, nel quale tre storie di donne afroamericane s’intrecciano. Siamo negli anni Sessanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica non si contendevano solo il pianeta ma pure lo Spazio. La lotta, per portare il primo uomo fuori dalla Terra, fu accesa tra le due potenze che misero insieme i cervelli più validi per raggiungere l’ambito traguardo. L’America non badò a spese e la Nasa unì nei suoi uffici il meglio dell’intelligenza americana; tra queste personalità c’erano molte donne di colore. Ed è proprio su queste che il regista, Theodore Melfi, indaga con la sua macchina da presa in maniera encomiabile, senza alcuna sbavatura né tempi morti. Il ritmo cinematografico è calmo ma non lento, pacato ma non noioso. E, con uno stile classico-moderno, la storia si snoda facendoci conoscere tre personalità femminili dalla forza dirompente che mettono a disposizione degli Usa  la loro genialità con educazione che non fa rima mai con cedevolezza. Tre menti brillanti che per nessuna ragione rinunciano a essere ciò che Sono nel profondo per aderire al ruolo che la loro condizione le impone; questo perché il talento – che non è mai malleabile – si tinge di imprevedibilità e non rispetta alcuna convezione sociale. La mano del matematico Katherine Johnson (Taraji Penda Henson), infatti, si muove abile sulla lavagna collocata in un ufficio  di uomini bianchi, sotto lo sguardo esterrefatto del suo superiore (Kevin Costner).

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Colpiscono inoltre la determinazione di Mary Jackson (Janelle Monàe) e la lungimiranza di Dorothy Vaughan (Octavia Spencer). Queste donne sono motivate quanto altruiste e riescono a superare con estrema dignità una serie di umiliazioni pur di far valere i propri diritti e contribuire ai successi della loro nazione. Il diritto di contare è un film, dunque, che dovrebbe essere visto soprattutto dalle adolescenti, le quali muovono i loro primi passi nella società, affinché dimostrino il proprio valore senza adeguarsi per forza a logiche maschili. La pellicola tratta con intelligenza la tematica dell’emancipazione, sotto la quale aleggia un altro tema non meno importante: quello dei diritti civili degli afroamericani affrontato quest’anno da altri film, come Barriere.

Con Il diritto di contare, dunque, il Cinema ci fa capire che il talento non ha colore né sesso. “Come facciamo a ispirarci alla grandezza quando niente di noi ci può bastare?”, si chiede Mandela nella pellicola Invictus. Il presidente cita poi la poesia di William Ernest Henley da cui prende il titolo tutto il film: “Dalla notte che mi avvolge/Nera come la fossa dell’inferno/Ringrazio qualsiasi Dio esista/Per la mia invincibile anima/Nella feroce morsa delle circostanze/Non mi sono tirato indietro né ho gridato/Sotto i colpi d’ascia della sorte/Il mio capo è sanguinante ma indomito/Oltre questo luogo di collera e di lacrime/Incombe solo l’Orrore della fine/Eppure la minaccia degli anni/Mi trova, e mi troverà imperturbato/Non importa quanto stretto sia il passaggio/Quanto piena di castighi la vita/Io sono il padrone del mio destino/Il capitano della mia anima”. Penso che questi versi rendano bene l’idea di come ciascuna di noi possa trovare dentro di sé le motivazioni per superare le avversità della vita, seguendo l’esempio magari delle protagoniste de Il diritto di contare.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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