Il Cantagiro 2016: intervista al vincitore del festival

Qualche giorno fa è calato il sipario su Il Cantagiro 2016, la kermesse canora che si è svolta nella città di Fuggi. Fra i 24 finalisti che hanno preso parte alla serata conclusiva del festival, Flavio Capasso con il brano Portami Via, ha trionfato a furor di popolo convincendo la giuria. Originario di Barra, vicino Napoli, trentenne, con tanti sogni nel cassetto, il giovane cantautore ha sbaragliato tutti i concorrenti, superando passo dopo passo le selezioni. Un’avventura iniziata quasi per gioco e conclusa con una vittoria schiacciante ed inaspettata. Non solo apprezzato dalla giuria, ma anche dal pubblico stesso, che pare essere stato convinto sia dalla prestanza fisica del cantautore che da un brano musicale semplice ma d’impatto. Adesso si apriranno le porte del successo per il vincitore de Il Cantagiro? Lo abbiamo chiesto direttamente a Flavio Capasso in questa breve intervista.

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Il vincitore de Il Cantagiro 2016

Com’è nata la tua passione per la musica?
Fin da quando ero un ragazzino ho sempre creduto che la musica fosse una parte integrante del mio essere. Non è mai scattata una molla, un quid che mi facesse pensare “da grande farò il cantante”, è una certezza che mi ha sempre accompagnato. Anche se a 9 anni già cantavo, è stato dopo il liceo che mi sono impegnato seriamente. Ho cercato di investire tutte le mie energie nella musica, nel fare spettacoli e partecipare a serate. Non ho fatto studi specifici perché non ho mai avuto le possibilità, ho fatto tutto da autodidatta. La mia scuola è stato fare tanto ascolto e rubare lo stile degli altri. Devo essere sincero, ho avuto la fortuna di essere affiancato da persone che, in materia, ne sapevano più di me. Quello che sono ora lo devo alla mia umiltà.

Per la tua musica ti sei ispirato a qualche artista in particolare? che sia italiano o internazionale?
È una domanda che mi mette sempre in difficoltà perché, devo essere sincero: non ho un’artista in particolare. Sono stato svezzato da i Neri per Caso quando per la prima volta li ascoltai al festival di Sanremo. Rimasi totalmente ammaliato da questo gruppo che cantava sempre e solo a cappella, infatti le prime canzoni che riproponevo – quando ero ancora acerbo – erano proprio quelle dei Neri per Caso. Poi è stata una continua esplorazione, c’è stato infatti il periodo di Alex Baroni, di Steve Wonder, di Michael Jackson e tanti altri. Io più che altro seguo uno stile, che sia soul o r’n’b, più che un’artista ben preciso.

Ascoltando la canzone che hai presentato a Il Cantagiro, ho notato una certa vicinanza allo stile ed all’estensione vocale di Francesco Renga. È così?
Sicuramente è un artista italiano che stimo molto, soprattutto perché è uno fra più preparati in materia. Però non lo apprezzo fino in fondo. Devo ammettere che a volte ho dei gusti strani in fatto di musica, ovvero ascolto di tutto ma non apprezzo tutto, cerco di avvicinarmi a quell’artista che potrebbe arricchire il mio talento. Per questo Francesco Renga lo apprezzo ma non mi identifico nel suo stile, lui è molto più rock, il mio stile è meno aggressivo, più pop.

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Uno scatto di Flavio Capasso

Hai vinto l’edizione di quest’anno de Il Cantagiro, cosa ricorderai di questa incredibile avventura?
È stata un’esperienza assurda. Nel senso che non credevo potesse regalare qualcosa alla mia carriera e, forse, tutto è dovuto al fatto che io non ho mai creduto in me fino in fondo. Paradossalmente io canto per esprimermi non per la gioia di farlo. Sono una persona umile poco competitiva, tanto è vero che  in tutta la vita ho fatto molti provini ma poco concorsi canori come Il Cantagiro. Ho partecipato a questo contest perché mi aveva suggerito l’idea una mia amica (che alla fine ha preso parte anche lei alla kermesse) e, neanche a farlo apposta, gestiva il locale dove si è svolta la prima tornata di selezioni. Mi sono sentito molto invogliato ed inoltre è stato tutto un susseguirsi di colpi di scena.  Per questo motivo non riesco ancora a realizzare il fatto di aver vinto. Ho vissuto un periodo di grandi emozioni, questo è vero, e non dimenticherò mai il batticuore della serata finale.

‘Portami via’ è il brano che hai presentato alla kermesse. Cosa ti ha spinto a scrivere quest’intensa canzone d’amore?
Per realizzare il brano mi sono fatto aiutare da un caro amico musicista. Quando ho letto il testo  per la prima volta sentivo che, fra me e la canzone, si era instaurato un forte legame. Portami via non è collegata ad un’esperienza in particolare, rispecchia molto da vicino un mio modo di fare, il modo in cui mi pongo con le persone, sia in amicizia che in amore. Tutto quello che sono, tutte le sfumature del carattere,  si sono palesate di fronte a me quando ho letto per la prima volta il testo, come se la canzone fosse stata cucita apposta per me.

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Progetti per il futuro?
Sicuramente c’è l’intenzione di realizzare un album composto da 8/10 brani, forse non tutti inediti, perché vorrei riproporre alcune canzoni di altri artisti secondo il mio stile. È pur vero che altri prima di me hanno già realizzato una cosa del genere, ma ci tengo particolarmente a quest’idea e spero di poterla realizzare.

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Autore dell'articolo: Carlo Lanna

Carlo Lanna
Carlo è un ragazzo spigliato, timido e sognatore. Di origini casertane (ma sogna di vivere a Londra), è rimasto fatalmente attratto dal mondo del cinema quando, a 13 anni, ha visto per la prima volta "Il delitto Perfetto" del grande Hitchcock. Accanito lettore di saghe fantasy e cultore dell'arte seriale americana, Carlo vorrebbe che questa insana passione per la settima arte diventasse un lavoro a tutto gli effetti. Sarà un cammino lungo ed irto di ostacoli, ma è convinto che le soddisfazioni arriveranno molto presto.

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