24 gennaio 2013
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I CAMINI CALCAREI DEL MEDITERRANEO

©MasterLu

Nei fondali del mar Mediterraneo si nascondono suggestive distese di camini calcarei. Meraviglie del genere finora erano state documentate solo nel Golfo di Cadice, al largo della nuova Zelanda e delle coste pacifiche del Nordamerica. A scoprire questi gioielli, il team internazionale della campagna oceanografica “Altro” (Biocostruzioni in Adriatico Meridionale e Canale d’Otranto).

Gli studi sono stati svolti a bordo della nave oceanografica “Urania”, imbarcazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). L’operazione è stata diretta da Marco Taviani e Lorenzo Angeletti, ricercatori dell’Istituto di scienze marine di Bologna.

«Abbiamo realizzato l’esplorazione dei canyon sommersi al largo delle coste del Montenegro mediante un piccolo veicolo sottomarino manovrato dalla superficie – spiega Tavani -. Così abbiamo individuato,  sul fondale fangoso a circa 450-500 metri di profondità, una vera e propria foresta costituita da camini calcarei. Alcuni superano i 50 centimetri di altezza e sono ancora in posizione verticale, mentre altri giacciono abbattuti sul fondo»

«Sarà possibile stabilire con certezza la genesi di queste foreste sottomarine solo dopo lunghe e complesse analisi in laboratorio –  continua Angeletti -. E’ plausibile però che i camini naturali si siano originati dall’ascesa, in un passato geologico abbastanza recente, di fluidi ricchi in idrocarburi.  Probabilmente si tratta di metano che attraverso la coltre dei sedimenti antichi ha formato l’architettura di questo margine continentale. Esempi simili sono noti in vari ambienti marini attuali e fossili, ma questa è la prima documentazione mediterranea di tale entità.»

Alla stessa profondità dei camini, sono stati inoltre scoperti rigogliosi ecosistemi: «Il Rov ha documentato arbusti di corallo nero alti fino a due metri, abbondanti coralli bianchi soprattutto della specie “Madrepora oculata”, coralli gialli e campi di gorgonie sui fianchi dei canyon balcanici – aggiunge Paolo Montagna, geochimico dell’Ismar -. Alcuni esemplari sono stati prelevati e mantenuti vivi per essere trasferiti negli acquari scientifici del Principato di Monaco. I coralli sono preziosi archivi naturali per studiare processi quali i cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani»

Dati i recenti sviluppi e le incredibili scoperte, la missione oceanografica del programma europeo Coconet diretta da “Altro” si protrarrà per tutto il 2016.

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