Gospodin, trama e critica dello spettacolo teatrale

La critica e la trama di Gospodin di Philipp Löhle. Regia di Giorgio Barberio Corsetti. La pièce è in scena al Teatro Menotti di Milano fino al 25 gennaio e proseguirà la tournée fino a febbraio 2015 toccando il 5 Padova, il 6 Verona e il 7 Vicenza.

Gospondin tramaForse non è un caso se in questi ultimi anni il teatro e il cinema si siano tornati ad occupare in modo preponderante del “capitale” economico, sociale e umano. Il 29 gennaio debutterà in prima nazionale al Piccolo Teatro di Milano: “Lehman Trilogy” di Stefano Massini per la regia di Luca Ronconi, che affronta il crack dei Lehman Brothers e, in questi giorni al Teatro Menotti, è in scena Gospodin di Philipp Löhle (classe 1978) per la regia di Giorgio Barberio Corsetti. A un primo impatto qualcuno potrebbe pensare che espressioni come “piccolo borghese” o temi come il capitalismo siano storie di altri tempi, questioni che sono state appannaggio di grandi intellettuali dell’Ottocento e Novecento e, ora, tutto dovrebbe essere assodato. Assistendo alla messa in scena di questa pièce ci rendiamo conto che non è così.

GospondinGospodin (Claudio Santamaria) è un anti-eroe tragicomico che vuole andare contro il capitalismo, ma non per puro principio bigotto, lui avverte davvero la necessità di scoprire e portare avanti un’altra «forma di vita». È contro l’idea di possesso, in particolare dei soldi, ma anche degli stessi beni materiali, qui emerge, però, qualche piccola contraddizione: di fronte alla richiesta di qualcosa di “suo”, anche in prestito, inizialmente è un po’ restio a concederla. Ripete spesso l’aggettivo possessivo “mio”, proprio come fa un bambino con i primi oggetti con cui entra in contatto, si butta a terra quasi a voler rivendicare un diritto col suo corpo che diventa tutto un fremito – e la voce narrante, interagendo talvolta con lui, ci racconta perché. In Gospodin due artisti, Valentina Picello e Marcello Prayer, assolvono a questo ruolo, interpretando straordinariamente anche altri personaggi: a partire dalla modulazione della voce, i loro corpi si trasformano (merito anche dei costumi di Francesco Esposito) e danno vita alle donne e agli uomini che costellano la vita del nostro uomo semplice. Lei, quando non è voce narrante, diventa spesso un grillo che parla secondo i dettami della nostra società, in particolare quando assume le sembianze della fidanzata Annette; lui rappresenta diversi amici (dal borghesuccio all’artista) o uomini che sono di passaggio, costituendo sempre un muro con cui Gospodin deve e vuole combattere per far “capire”. Sono in tre a condividere il palco, non per una questione di economizzare i costi, ma perché concepiti così dalla penna del drammaturgo tedesco e già è sintomatico che la Picello abbia, tra i vari ruoli, sia quello della madre che quello della fidanzata.

Gospondin locandinaQuesto testo è assolutamente in linea con la poetica di Giorgio Barbiero Corsetti, che con il suo modo di essere metteur en scene asseconda e sottolinea la punteggiatura drammaturgica originaria attraverso un uso personale dello spazio e un modo funzionale di dirigere gli attori che lo abitano.

Coerentemente col suo percorso di ricerca, le scene (curate dallo stesso Corsetti e da Massimo Troncanetti) si animano grazie a uno studiato apparato di video mapping e graphic animation che, a seconda del momento, evoca spazi delle nostre città o luoghi mentali e situazioni vissute da Gospodin o, chissà, forse alcune le ha immaginate. Per Corsetti le fisicità diventano parte integrante della scena e con esse anche i doppi naturali creati dalle ombre, quasi a voler evocare quei fantasmi anche ideali con cui il nostro anti-eroe deve scontrarsi… eppure tutto sembra così naturale e, al contempo, paradossale. Tra le diverse suggestioni comunicate dal testo e da questa rappresentazione, colpisce come nei diversi personaggi incarnati da Picello e Prayer ci possiamo, forse, riconoscere di più, sembrano anche più realistici (vedi il rigattiere che deve inventarsi come andar avanti ogni giorno per arrivare a fine mese), ma parallelamente, grazie anche all’interazione con Gospodin, interrogano quella parte di noi che va secondo i canoni. Ma chi li ha scelti questi canoni?

Gospodin, con la sua spiccata ironia, evidenzia, infatti, i paradossi di chi si relaziona con lui e che è rappresentativo della società.

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Ascoltando alcune battute ci tornano in mente Engels, Marx, Kafka e Pasolini, ma Gospodin elabora i suoi principi di vita, che a noi potrebbero risultare un po’ anacronistici, per lui sono veri e li rincorre col desiderio di realizzarli, alla ricerca di una libertà in cui ci son limiti, ma dal sapore particolare – e non vogliamo svelarvi altro.

Santamaria ha realizzato i suoi bei passi rispetto a “La notte poco prima della foresta” di Koltès – spettacolo  che debuttò nel 2010 – e riesce a instillare nello spettatore la domanda su chi sia Gospodin, se esista e cosa c’entri con noi. Ci teniamo, però, a sottolinearlo: co-protagonisti della scena sono due attori come la Picello e Prayer, di formazioni diverse tra loro (lei diplomata alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, lui allevato alla scuola di Orazio Costa Giovangigli), i quali, respirando da anni la polvere del palcoscenico, ben si plasmano dimostrando una grande consapevolezza del mezzo teatrale.

 

Maria Lucia Tangorra

 

 

Milano, Teatro Menotti

GOSPODIN di Philipp Löhle

Regia Giorgio Barberio Corsetti, con Valentina Picello, Marcello Prayer, Claudio Santamaria

 

Fattore K. / L’UOVO Teatro Stabile Di Innovazione in collaborazione con Romaeuropa Festival

 

Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro Menotti, nella persona di Maria Gabriella Mansi

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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