Go With Me, recensione e trailer del film

La bella, il buono e il cattivo potrebbe essere il titolo di Go With Me, il western moderno diretto da Daniel Alfredson, ispirato al romanzo Via con Me di Castle Freeman Jr. Fin dalla prima scena l’inquadratura è immersa in una fotografia blu e grigia che ricorda le atmosfere di Cold in July, film indipendente del 2014 diretto da Jim Mickie. «Quando lo troverai vorrai non averlo fatto!», confessa un personaggio interrogato da Lester (Anthony Hopkins) per sottolineare la natura violenta e imprevedibile dell’uomo nero di cui tutti hanno paura, compreso lo sceriffo che prende le distanze voltandosi dall’altra parte. Julia Stiles interpreta Lilian, una giovane donna che torna a vivere nella sua città natale dopo la morte della madre, tra i boschi umidi e isolati al confine tra gli Stati Uniti e il Canada. Vuole provare a riprendere in mano la sua vita, ma il boss della criminalità locale, che tutti conoscono con il nome di Blackway, la perseguita e la minaccia ogni giorno, consapevole che in quella piccola comunità di taglialegna nessuno ha il coraggio di fermarlo. Alfredson presenta una società corrotta avvolta dalla nebbia, che affoga velocemente nel fango dell’omertà e della rassegnazione, fino a quando tre “eletti” decidono di voltare pagina e portare un po’ di luce nell’oscurità. Conta solo la legge degli uomini e l’unico modo per sopravvivere e andare avanti è farsi giustizia da soli.

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Come Il buio nell’Anima con Jodie Foster o Giustizia Privata con Gerard Butler, Go With Me è un poliziesco che denuncia la debolezza delle autorità e del sistema giudiziario americano, che spesso non lasciano altra scelta a un onesto cittadino che provvedere in prima persona a un torto subito. La prima parte del film è più riflessiva ed enigmatica, con la costruzione della tensione intorno a questa figura minacciosa preceduta dalla sua fama. Ray Liotta è perfetto nei panni di Blackway, un uomo che non ha niente da perdere e si diverte a portare avanti i suoi affari tra droga, prostituzione e truffe. Una sorta di Keyser Soze con un’anima ruvida e disturbante che insieme al fango ha il sangue di innocenti sotto le scarpe. Alfredson in Gone With Me ci invita a salire a bordo del pick up insieme ai tre protagonisti in questo thriller on the road che mantiene un ritmo costante e coinvolgente. Lo spettatore è curioso di scoprire cosa nasconde la prossima curva tra le montagne innevate e deserte, partecipando a una pena condivisa. Dimenticate la Julia Stiles delle commedie romantiche come Save the Last Dance e 10 cose che odio di te, perché in questo film la giovane attrice si cala nei panni di una donna visibilmente sofferente e segnata dalla vita, che trae forza dalle proprie fragilità fino ad una resa di conti finale. Hopkins non lascia il segno per questa interpretazione, funzionando più come co-protagonista discreto e monocorde.

Il film, tuttavia, manca di colpi di scena e non può affidarsi alla sceneggiatura che inciampa su alcuni dialoghi deboli e scontati soprattutto nella seconda parte. E’ un film ordinario ma comunque piacevole da seguire, e solido in una sua dimensione ricercata dal sapore indipendente. Non il solito poliziesco o il classico thriller incentrato sulla caccia all’uomo pura e semplice, ma una storia di riscatto in cui ognuno dei tre personaggi coinvolti trova il suo movente privato, come se eliminare Blackway fosse una sorta di terapia per liberarsi dai fantasmi del passato e sfidare le proprie paure. Go With Me è un film imperfetto ma intrigante, con una regia tradizionale che convince proprio per la sua familiarità. A seguire il trailer del film.

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Autore dell'articolo: Letizia Rogolino

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