Giorgia, Oronero è il nuovo album: recensione

Che Giorgia sia una cantante bravissima non serve ripeterlo, nemmeno se l’occasione è l’uscita di un suo nuovo album, come questo Oronero. Non ha più nulla da dimostrare la cantante romana, che ha saputo chiaramente far tesoro del bellissimo timbro che Madre Natura le ha dato e lo ha unito a una tecnica invidiabile, declinandolo poi in tante canzoni nel corso della sua lunga carriera, e non serve ripeterlo perché che Giorgia sia brava lo ammettono anche quelle persone che non ne amano lo stile o il genere, per cui direi che lo si può dare tranquillamente per assodato. Certo, rispetto alla giovane “Giorgia Todrani” e al suo modo di cantare ad inizio carriera è evidente che sia passato del tempo. Insieme alla sua innata e incredibile musicalità ora ritroviamo più esperienza, maturità, e anche qualche smaliziata scaltrezza in più (per certi aspetti) nello scegliere situazioni vocali che le appartengono e le calzano a pennello, ma questa è la naturale evoluzione di un artista di successo, quale sia il suo settore. Passato il tempo delle sperimentazioni, con una propria identità da superstar definita, ora la ragazza di E poi o di Come saprei si può dedicare ad approfondire generi e stili da primadonna. Perché ormai Giorgia non cerca più canzoni che le siano adatte, non ne ha bisogno, perché ormai sono le canzoni stesse che sono pensate come un vestito su misura che ne mettano in mostra tutto il talento.

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Quindi, saldamente comoda nella sua “comfort zone”, visto che per l’appunto ormai gli autori scrivono apposta per il suo modo di cantare oltre che per i suoi -numerosissimi- pregi di interprete (Emanuel Lo in primis, ma in generale chiunque le proponga brani), Giorgia si è potuta dedicare in questo Oronero a fare quello che le riesce meglio: prendere uno spartito e operare delle vere e proprie magie dandogli vita, elevando il materiale a un livello che difficilmente altri potrebbero raggiungere. Non riesco a farmi venire in mente, così su due piedi, nessun’altra voce italiana in cui siano tanto evidenti la perfetta intonazione delle singole note, in cui la pulizia e l’agilità nei passaggi di collegamento siano tanto palesi da evocare l’immagine esatta del pentagramma della canzone, perché Giorgia, forse più e prima ancora che una cantante è una musicista, capace come nessuno di modificare impercettibilmente la ripetizione di note o di parole con il suo strumento così da rendere ogni verso originale. Le quindici tracce che compongono la tracklist sono equamente divise in ballad e dance, entrambe con un retrogusto R&B che la cantante evidentemente mutua dalle sue radici personali ed artistiche.

La title track del nuovo album di Giorgia, Oronero, è una splendida composizione che unisce un testo di critica alla leggerezza con cui le persone del moderno mondo “social” si sentono in diritto di giudicare le vite altrui ad una melodia lenta che si apre pian piano dando modo alla voce di Giorgia di mostrare tutta la propria estensione, dai bassi caldi e corposi alla assoluta limpidezza delle note acute. A seguire Danza, nomen omen, un brano veloce e molto ritmato il cui ritornello è il classico “riempipista” che farà di sicuro la felicità di qualunque deejay, che avrà comunque l’imbarazzo della scelta tra questa, Credo e Regina della notte la quale, oltre a contenere un efficace rap break, rappresenta anche un evidente omaggio “anno 2016” a Whitney Houston e la sua Queen of the night (di cui compare una campionatura). Scelgo ancora te e Per non pensarti sono invece altre due canzoni lente in cui la linea melodica della sua voce è talmente in evidenza da lasciare al resto degli strumenti la funzione di contorno. Per finire questa breve summa dei brani di maggior pregio nella tracklist, vale la pena segnalare due canzoni che hanno entrambe un sound particolarmente black, pur se molto diverso: la funky Amore quanto basta e la veloce Come acrobati. Se proprio vogliamo essere fiscali, e Giorgia ci perdonerà, è solo un po’ un peccato notare come, con le sue capacità, lei si accontenti di meritare una promozione a pieni voti. Perché anche se Oronero è un gran bell’album tecnicamente ineccepibile, per poter ricevere la lode dovrebbe riuscire a superare se stessa con lavori che ritrovino lo smalto di quando anche per lei valeva il consiglio di Steve Job “Stay hungry stay foolish”. Cosa non facile, certo. Ma del resto mica tutti sono Giorgia.

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Autore dell'articolo: Lucio Leone

Lucio Leone
Lucio Leone giornalista e architetto, ha maturato numerosi anni di esperienza in campo editoriale e della comunicazione. Collabora con diverse testate scrivendo di spettacolo e teatro, e conduce da due stagioni il programma radiofonico MusicalOnTheRadio. È membro delle Giuria di Qualità di due tra i più importanti riconoscimenti rivolti al teatro musicale: PrIMO - Premio Italiano del Musical Originale e OIM - Oscar Italiani del Musical. Per i tipi di Reportage ha scritto il libro Canto di Natale ed altri Racconti.

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