Fiorella Mannoia: «Come si cambia? Con l’esperienza ma rimanendo se stessi»

Celebrare i suoi sessant’anni con una festa a forma di doppio cd. Fiorella Mannoia per l’occasione ha chiamato a raccolta tanti amici di una vita in musica: da Adriano Celentano a Franco Battiato, da Dori Ghezzi a Ligabue, da Cesare Cremonini a Laura Pausini e molti altri. Il risultato è “Fiorella”, doppio album pubblicato da una settimana e subito in vetta alla classifica iTunes. Un successo annunciato anche la presentazione bolognese nella centralissima libreria Feltrinelli (proprio sotto le Due Torri), con la cantautrice dai capelli rossi garbata e diretta come nel suo stile. In questa intervista Fiorella Mannoia si racconta e alla domanda “Come si cambia?” l’artista risponde che sperimentando si rimane comunque se stessi.

@Franco Buttaro
@Franco Buttaro

Come nasce l’idea di questa antologia?

Sessant’anni è un traguardo importante nella vita, così quando li ho compiuti mi sono chiesta se fare o meno un’antologia e cosa eventualmente metterci dentro. E’ stata un’occasione che mi ha fatto guardare indietro e quando ho rivisto la mia discografia, ho aperto i cassetti ritrovando tante foto vecchie, mi sono resa conto che il lavoro era tanto. Praticamente quarantasei anni e più, così mi sono detta, beh forse me lo merito pure.

Quanto è stata difficile la scelta delle canzoni?
Molto, perché i cd sono solo due, in realtà avrei dovuto fare un disco almeno quadruplo per accontentare tutti e mettere dentro una storia più approfondita. Certo, qualcuno rimarrà deluso nel non vedere dentro la propria canzone preferita. In un cd ho messo tutte le canzoni mie, una in rappresentanza di quasi ogni precedente album e nell’altro un omaggio a tutti miei colleghi che in questi lunghi anni mi hanno dato le loro canzoni e mi hanno permesso in fondo di essere quella che sono.

Fiorella Mannoia con Emilio Buttaro @Franco Buttaro
Fiorella Mannoia con Emilio Buttaro @Franco Buttaro

Definirebbe la partecipazione di Adriano Celentano come un piccolo sogno realizzato o come un regalo?
Direi sia l’uno che l’altro. Quando ho avuto l’idea di dedicare il secondo cd ai miei colleghi ho pensato ‘sarebbe bello che qualcuno di loro partecipasse’, poi ho visto che si accodavano con molto affetto, tutti quelli a cui chiedevo. Pian piano ho pensato di chiederlo anche a Celentano. Una volta glielo dissi che avevo cominciato cantando le sue canzoni ma non pensavo che se lo ricordasse e invece lo ricordava benissimo. Quando gli ho proposto di cantare ‘Un bimbo sul leone’ che è una canzone particolare che non canta da quando l’ha registrata, quindi quarantasei anni fa, mi ha risposto subito di sì , spiegandomi poi che si era divertito molto a cantarla e ricantarla insieme a me. E’ stato davvero un bel regalo di compleanno.

Tra tanti duetti qual è quello che le sta più a cuore?
Non saprei dire. C’è il regalo di Celentano, il fatto che Ivano Fossati ha deciso di ritirarsi ma comunque ha voluto partecipare iniziando nella versione parlata di ‘C’è tempo’. Poi, la partecipazione di Dori Ghezzi che considero come una vera benedizione perché in realtà lei non cantava da tanti anni e non aveva voluto partecipare (cantando) ad alcuna iniziativa che riguardasse Fabrizio De Andrè. Mi ha molto commossa sentirla cantare così bene. Per il resto non ci sono duetti che preferisco, per me sono canzoni che porto nel cuore ed ognuna di loro ha significato qualcosa”.

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©Franco Buttaro
©Franco Buttaro

Qui siamo nel cuore di Bologna a pochi metri dalla casa dove abitava Lucio Dalla. Lei ha dedicato al cantautore anche un bellissimo album tributo, ma cosa aveva di unico Lucio?
Era uno di noi, contrariamente a molti nostri colleghi viveva la strada, andava al bar, si metteva a chiacchierare a Piazza Grande. Tutti lo conoscevano, tutti lo avvicinavano, tutti lo salutavano, andava allo stadio, andava a mangiare al ristorante sotto casa. Stare con lui a Bologna era un continuo ‘Ciao Lucio, ciao Lucio…”.Ecco, era questo che lo rendeva speciale, il fatto che lui aveva mantenuto il contatto con la gente. Ed è per questo che ci manca tanto, perché manca non solo l’artista ma anche la persona e questa sua assenza per me non si è affatto affievolita ma è sempre più pesante. Lucio ha addirittura cambiato il mio modo di cantare per cui ho sentito doveroso dedicargli qualcosa.

In “Fiorella” lei duetta con tante icone della nostra musica ma qual è il suo pensiero sulle nuove leve in un momento in cui vanno fortissimo i talent?
Il nostro è un Paese piccolo e non è che si possono sfornare tutti questi cantanti, dunque è naturale che si faccia una selezione. Tutti ci provano e poi come dice la canzone, uno su mille ce la fa. Mi fanno tenerezza perché usciti da un talent sono catapultati su palchi davanti a migliaia di persone e spesso non sono pronti, non hanno avuto la fortuna di fare tutto il percorso che abbiamo fatto noi quando abbiamo cominciato. Quelli della mia generazione prima di essere conosciuti hanno fatto almeno tre o quattro Lp, hanno fatto gavetta sui palchi anche piccoli e loro questa fortruna non l’hannno avuta. A volte li vedi apparentemente sicuri ma in alcune circostanze aggressivi, però mi fanno tenerezza perché è una competizione e sanno che se non danno tutto subito, l’anno dopo non ci saranno più. E’ molto crudele, però fa parte del tempo che viviamo e allora se questa è l’unica opportunità che hanno per farsi conoscere, ben vengano i reality.

Sessant’anni compiuti da poco e quarantasei di brillante carriera musicale ma c’è qualche rimpianto?
No. Ho fatto quello che dovevo fare e quello che in quel momento storico pensavo fosse giusto, poi guardandomi indietro qualche disco era più bello e qualche altro era più brutto, qualcosa avrei potuto evitare ma non ho rimpianti. Sono una donna fortunata.

Gli anni passano Fiorella, Come si cambia?
Si matura così come scritto nel meraviglioso libro “Memoria di Adriano”. L’autore diceva che questa tanto decantata gioventù in fondo non la rimpiangeva perché spiegava che era così anche a vent’anni, senza consistenza. Ecco, penso la stessa cosa, sono come quando avevo vent’anni però oggi sono una donna più matura ho fatto la mia esprienza, positiva e negativa, ci sono stati dolori ed anche gioie ma tutto questo deve servire a qualcosa e serve a dare la priorità alla vita.

Emilio Buttaro

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Autore dell'articolo: Emilio Buttaro

Emilio Buttaro
Classe 1967 ha iniziato a svolgere attività giornalistica all’età di sedici anni. Nell’85 ha vinto il concorso nazionale “Vota lo speaker” indetto dalla FIPAV (Federazione Italiana Pallavolo) e l’anno dopo è stato il più giovane cronista accreditato al Festival di Sanremo. Laureato in Scienze Politiche ha presentato diverse manifestazioni come il Premio Internazionale di poesia “Nosside”. Attualmente collabora con varie testate giornalistiche tutte di portata nazionale tra cui: Il Messaggero, Radio 24-Il Sole 24 Ore, La Stampa (redazione sportiva), Radio TV Capodistria, SBS emittente radiotelevisiva continentale australiana, Agenzia di Stampa Italpress, Cultura & Culture e Costantini Editore.

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