«FINDUS ITALIA? SICURA, MA LEGGETE LE ETICHETTE»
15 febbraio 2013
Redazione (4056 articles)
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«FINDUS ITALIA? SICURA, MA LEGGETE LE ETICHETTE»

img1024-700_dettaglio2_lasagne-equine-Findus-reutersLo scandalo della Findus Gran Bretagna sta continuando a far discutere anche in Italia. La carne di cavallo trovata nelle lasagne al posto della carne bovina ha creato sconcerto, tanto che la stessa Findus Italia ha pubblicato un comunicato sul suo sito, dove rassicura i consumatori affermando che il marchio italiano non è coinvolto nella vicenda in quanto esso è detenuto da aziende diverse nei differenti Paesi. Questa mattina è arrivata in redazione una nuova nota. Ad inviarla è l’Unione Nazionale dei Consumatori che scrive: «Il problema non è solo che ci fosse carne di cavallo invece che bovina, ma che chi doveva controllare ha omesso di farlo o non è stato sufficientemente zelante e ora ci domandiamo se possiamo fidarci della qualità igienico sanitaria dei prodotti Findus (anche se CSI – Findus Italia ha precisato che non sussiste alcun collegamento tra il marchio Findus commercializzato in Italia ed il marchio Findus commercializzato in UK e nel resto d’Europa)». Agostino Macrì, esperto di sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori, afferma: «Anche se a quanto pare nel Regno Unito, dove è scoppiato il caso, non ci sono stati problemi di carattere sanitario – spiega l’esperto – si tratta comunque di una frode, in quanto in etichetta non c’era alcun accenno alla presenza di carne di cavallo. Secondo i regolamenti europei emanati nel 2004, tutte le aziende alimentari che operano nel territorio comunitario sono responsabili della sicurezza dei loro prodotti: devono, quindi, esercitare un controllo costante sulla intera filiera e registrare tutte le attività svolte; a queste verifiche si aggiungono quelle delle autorità pubbliche che hanno l’incarico di ispezionare periodicamente le modalità di conduzione del lavoro nell’interno degli stabilimenti di produzione, nonché la verifica dei registri in cui devono essere riportate le attività, incluse la analisi chimiche e/o microbiologiche effettuate e il controllo sui prodotti che vengono messi in commercio. In questo caso, a quanto pare, qualcosa non ha funzionato né all’interno dell’azienda, né all’esterno».

Nel nostro Paese, secondo Magrì, il sistema di controllo, pur con le sue inevitabili farraginosità, è sufficientemente rigoroso e tale da conferire una ragionevole certezza sulla salubrità degli alimenti che vengono prodotti. In ogni caso consigliamo al consumatore di leggere sempre con attenzione le etichette dei prodotti verificando la loro provenienza».

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