La Passione di Cristo che rivive nei film

film-passione-di-cristoSono più di 170 i film che hanno saputo raccontare vita, passione, morte e resurrezione di Cristo. In principio furono tableaux vivants modulati sulle sacre rappresentazioni, come quella di Oberramergau, ripresa da Passion Play di L. J. Vincent, proiettato per la prima volta nel lontano 1898 e girato con attori professionisti. Allo stesso modo de La Passion du Christ del fotografo parigino Lèar risalente a un anno prima, o alla Passion de Horitz di Lumière, questi proto film, come nei cicli medievali sulle vite dei santi, offrivano un campionario di scene distinte interpretate non solo da chi il mestiere dell’attore lo faceva per vivere, ma anche da cantori girovaghi occasionali. È il caso proprio de La Passion du Christ, opera in cui sono messi in scena segmenti pittorici che rimandano alle storie raccontate come nelle iconografie delle cattedrali. Poco più tardi, nel 1906, C. Pathé ne la Passione di nostro signore Gesù Cristo ingaggia per la prima volta attori di teatro, spazio privilegiato del sacro, laddove il laboratorio delle “immagini in movimento” era ancora vissuto come luogo profano. È il preludio a uno dei primi kolossal religiosi della storia del cinema, Quo Vadis? di E. Guazzoni, realizzato due anni prima del dannunziano Cabiria che avrebbe invece insistito sulla spettacolarizzazione e sulla monumentalità del girato. Entrambe sono opere pionieristiche che anticipano le fastose ricostruzioni filmiche degli anni a venire e di cui il Ben Hur di Fred Niblo (1925) sarà l’apripista. Se Intolerance di D. W. Griffith ha una struttura che si quadripartisce all’interno di un composito mosaico storicizzato, il tedesco I.N.R.I di Robert Weine accosta due exemplum dal valore universale, tratti dall’esegesi biblica e dal tempo presente: la storia di Cristo morto in croce per la salvezza dell’umanità e la vicenda di un rivoluzionario contemporaneo che alla prima si intreccia. Nel 1925 è la volta del film più costoso della Metro Goldwyn Mayer, Ben Hur di Niblo, e nel 1926 Il Re dei Re di Cecil B. DeMille inaugura la fortunata serie dei kolossal biblici caratterizzati da una narrazione di ampio respiro, scenografie imponenti ed effetti speciali all’avanguardia.

Il Vangelo Secondo Matteo di Pasolini
Il Vangelo Secondo Matteo di Pasolini

La vicenda, in questo caso, è vista dalla prospettiva della peccatrice Maddalena, che segue Gesù fino alla Resurrezione. Del film muto di DeMille sarà realizzato da Nicholas Ray un remake datato 1961, in cui la parabola religiosa è stemperata dal candore pietista grazie alla interpretazione intensa di Jeffrey Hunter, un martire aderente all’iconografia tradizionale. I cicli filmici sulla Resurrezione e sulla Passione continuano a incantare le platee di tutto il mondo grazie ai ricchi costumi dei film a più alto budget o a filmografie su altri personaggi (pensiamo al “Ponzio Pilato” di I. Rapper e G.P. Callegari o a Barabba di Richard Fleischer) che gravitano nell’universo salvifico cristologico. Uno dei capolavori assoluti, anche secondo l’Osservatorio romano, rimane Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini, indimenticabile e dolente ballata che riflette, non solo la crisi dell’individuo (Pasolini) in una società ottundente, quanto quella dell’intera umanità, rivissuta nella passione del Gesù interpretato dal diciannovenne Enrique Irazoqui. Lo scabro bianco e nero imprime massimo rigore ad un’opera di sontuoso realismo che rompe con la tradizione precedente per restituire la figura toccante e rivoluzionaria di un Messia “umano troppo umano”. Dopo La più grande storia mai raccontata, ennesima rilettura americanista ad alto budget e con un indiscriminato nugolo di star (John Wayne, Charlton Heston, Sidney Poitier), non sono mancate revisioni altisonanti, una fra tutte la rock opera Jesus Christ Superstar, che nel 1973 riscosse un successo planetario raccontando, in musica, gli ultimi sette giorni della vita del figlio di Dio.

La Passione di Cristo di Mel Gibson
The Passion di Mel Gibson

Il film di Norman Jewison è la trasposizione del musical irriverente di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber che mescola contaminazioni sonore ardite (pop, gospel, rock) e mette in scena un redentore con le fattezze della rockstar consumata. Dopo parentesi neorealiste (Il Messia di Roberto Rossellini) e riletture demenziali (Brian di Nazareth dei Monty Phyton), Martin Scorsese porta sullo schermo nel 1988 il romanzo di Nikos Kazantzakis e gira L’Ultima tentazione di Cristo, un’opera monumentale in cui mette a fuoco la doppia natura, umana e divina, del Salvatore. The Passion di Mel Gibson, in cui la Passione rivive attraverso un’estetica truculenta e sadica, ha segnato il culmine nella descrizione iperrealista della Crocifissione, mentre nel 2014 è uscito Son of god, storia più convenzionale del Figlio di Dio tratta dalla miniserie tv La Bibbia. Dalle prime scene sacre di ispirazione teatrale alle grandiose scenografie dei blockbuster ante litteram, dal realismo pasoliniano al respiro mistico impresso da Scorsese, dalle riletture tradizionali a sfondo umanista, alle revisioni scanzonate di musical e parodie, la materia evangelica, tra mito e leggenda, cronaca e realismo, è stata variamente rappresentata sul grande schermo e ha restituito sfumature, frammenti e scene madri indimenticabili.

 

Vincenzo Palermo

 

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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