Era d’estate: il film su Falcone e Borsellino

Era d’estate, recensione del film su Falcone e Borsellino – La data del 23 maggio 1992, giorno dell’attentato a Giovanni Falcone, è impressa nella memoria di ognuno di noi, persino in chi ancora non era nato. Insieme a quella del 19 luglio dello stesso anno, in cui fu ucciso Paolo Borsellino con cinque agenti di scorta è tra quei giorni che hanno segnato la Storia d’Italia e non solo. Se chi allora non c’era o era troppo piccolo oggi sa, lo deve, in particolare, alla macchina da presa e ai lavori tra piccolo e grande schermo che hanno voluto farsi tasselli di memoria. Era d’estate di Fiorella Infascelli è tra questi. La regista romana ha scelto di concentrarsi sul periodo all’Asinara, in cui Falcone e Borsellino (qui rispettivamente e straordinariamente interpretati da Massimo Popolizio e Beppe Fiorello) si ritrovarono ad essere “reclusi” e isolati, loro che avrebbero dovuto rinchiudere boss su boss. I titoli di testa partono mentre regna il silenzio, quasi evocando ciò che di lì a poco accadrà. Siamo nell’estate del 1985, il canto delle cicale fa il resto e ci si ritrova nella quotidianità di una famiglia qualunque, pronta a festeggiare il compleanno della figlia. Stiamo parlando, però, di Borsellino e questo nome e il suo ruolo hanno subito delle conseguenze su di lui e suoi famigliari. I momenti di spensieratezza vengono rubati dalle teste di cuoio che fanno irruzione e portano tutti al sicuro. La Ferraro (Lidia Vitale) spiega molto concisamente ai due giudici le ragioni del trasferimento, si avverte tra le righe quasi uno spaesamento delle forze dell’ordine – almeno in parte – nel gestire un nemico che ha un nome, quello di Mafia, ma che non si sa come e quando agirà. «Tutto ci saremmo aspettati piuttosto che finire in carcere», sentiamo a un tratto e questo vi dà l’idea anche di due uomini che non volevano essere eroi, ma “semplicemente” fare il proprio lavoro.

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In Era d’estate ciò emerge molto bene, è come se si sentano rinchiusi in una gabbia che vuole essere di sicurezza, ma che di fatto rallenta le pratiche per arrivare al maxiprocesso. Puntare l’obiettivo della macchina da presa su un momento meno messo a fuoco in altri lavori, aiuta sicuramente lo spettatore a immedesimarsi nei famigliari. Da una parte abbiamo Francesca Morvillo (Valeria Solarino), moglie di Falcone fino al loro ultimo viaggio insieme, che li legherà per sempre, e sua madre (Elisabetta Piccolomini); dall’altra la moglie di Borsellino, Agnese (Claudia Potenza) e i figli, Lucia (Elvira Camarrone), Manfredi (Giovanni D’Aleo) e Fiammetta (Sofia Langlet). Ognuno di loro somatizza e reagisce a modo proprio a questo isolamento ed è in queste circostanze che emergono le debolezze e le fragilità umane. «Lì lo sguardo poteva spaziare verso il mare, verso l’orizzonte, ma poteva anche posarsi su se stessi, sulle mogli, sui figli. C’era il tempo per indagare sui loro affetti. Questo racconta e inventa il film: la loro intimità», afferma la regista nelle note. Nel 2012 aveva colpito il film tv “Vi perdono ma inginocchiatevi”, tratto dall’omonimo libro di Felice Cavallaro e Rosaria Schifani di cui tutti avremo sentito almeno una volta le parole ai funerali di Stato: «Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio… di cambiare… loro non cambiano». Avendo nelle orecchie quel grido di dolore e la voce spezzata di una donna che ha perso così l’uomo che amava, ci si ritrova a vedere Era d’estate pensando ai desideri di chi ha pagato con la vita (compreso chi resta). Purtroppo, però, il lungometraggio non è completamente riuscito nonostante le ottime interpretazioni del cast a partire dai protagonisti. In diversi punti cala l’attenzione e per quanto si possa immaginare che la sensazione di rarefazione sia voluta, quasi a simboleggiare quella sospensione del tempo, parallelamente ciò va a inficiare sulla fruizione dell’opera. Il film esce nelle nostre sale il 23 e 24 maggio con 01 Distribution, l’augurio è che al di là delle ricorrenze, magari grazie all’arte, si venga stimolati a conoscere sempre più questi uomini e a non dimenticare.

Era d’estate ha senza dubbio il pregio di non restituire dei “santini” come talvolta si (s)cade in alcuni film tv – non tutti per fortuna – ma frammenti delle loro vite, imperfette, fatte anche di incazzature. Non torneranno indietro, si spera che non resteranno neanche incastonati in date, ma continueranno e devono continuare a esistere. «In città avvenne un evento storico, i palermitani scoprirono che esisteva la mafia e glielo fecero scoprire i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che istruirono il maxiprocesso», diceva Arturo ne “La mafia uccide solo d’estate” (2013). Ecco questi uomini servono a far luce e l’Arte a rilanciarla dopo l’oblio. D seguito il trailer.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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